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| Tatiana Bilbao |

Observatory House

| Puerto Escondido | Messico |
| Architettura |


035-5 Non è soltanto il suono delle onde vicine quello che si sente, quando s’infrangono fra gli spruzzi sulla spiaggia e le rocce e tornano ad allontanarsi. E’ un rumore di onde che viene da varie direzioni: dalla spiaggia ad ovest, dal promontorio roccioso a sud (che espone oggi un fragile crocefisso) e da un’altra spiaggia ad est che traccia il suo arco oltre alcune capanne semplici e riparate. E’ da quella parte che sorge il sole. Nel corso di queste caldissime giornate a Oaxaca, il sole compie il suo cammino: dalla baia alla nostra sinistra si alza sopra il promontorio - che si protende in avanti verso l’Oceano Pacifico, simile ad una prua - per scendere verso un tratto di costa sfrangiata dietro un intrico di palme alla nostra destra. Siamo, consapevolmente, soggetti al moto terrestre. La casa è un punto d’osservazione, una piattaforma rituale, un basamento che anticipa una sovrastruttura inesistente, interrata com’è intorno al perfetto emisfero di una piscina profonda. Prima dell’alba, giovani silenziosi si arrampicano per raggiungere le rocce più esposte; uccelli grigi stridono e gridano mentre volano alla ricerca di pesce. Solo qualche barca fa un’apparizione fugace sulla superficie deserta ed infinita del mare. Di notte, un filo di luci segnala la presenza di Puerto Escondido lungo la costa, un po’ più lontano. Appare la luna. Il suo volume bianco e sferico indugia in alto, lontano, e specchiando la sua luce tremolante nel corpo concavo della piscina, sembra voler creare un sodalizio fraterno. Non c’è molto da fare. E’ questo, probabilmente, che ha contribuito ad attirare l’artista Gabriel Orozco in questo luogo speciale. La sua nuova casa di vacanza - progettata insieme all’architetto Tatiana Bilbao - ha un sapore archetipo, di armonia con il mondo, ed evoca narrazioni primordiali. Per arrivare sin qui, abbiamo attraversato la spiaggia ad est e ci siamo arrampicati a fatica su per una bassa collina seguendo un vago sentiero. Le necessità basiche come dormire, lavarsi, cucinare, vengono soddisfatte entro i confini della parte costruita, mentre le esigenze più elevate e non quantificabili come le sfide intellettuali, l’osservazione, il divertimento, sono appagate di sopra. Sotto il deck di copertura, la cupola rovesciata della piscina è un volume che si inserisce in tutte e quattro le stanze disposte assialmente (un salotto, due camere da letto, una cucina). Quattro sezioni sferiche appaiono anche nei patii d’angolo aperti agli elementi, benché protetti a nord-est e a sud-ovest da una pergola. Sfidando il fato, questi segmenti esterni del grande volume d’acqua sono provvisti, nei due patii scoperti, di docce all’aperto. L’arredo, molto semplicemente, è stato pensato a seconda delle esigenze e dell’ora del giorno. Ogni stanza ha due doppie porte, ed ogni patio d’angolo ha la propria scala costruita ad hoc in modo tale che questa, la più accademica tra le esercitazioni architettoniche - il “nine square plan” - viene animata da un “andare e venire” sia in pianta (dall’ombra delle stanze chiuse all’esposizione alla luce intensa del sole) che in sezione (mentre saliamo dal mondo sotterraneo alle aspettative del ponte al di sopra). Le camere rievocano caverne, con porte, infissi e le indispensabili persiane in bocote, una qualità di legno molto resistente originario del vicino Chiapas. Le superfici dei patii esterni sono in “marmo azzurro”, un colore in realtà bianco sporco, che rende queste essenziali composizioni plastiche simili ad estrusioni geologiche. Al pari delle finestrature, il tavolato superiore è costituito da assi di bocote. La piscina stessa, costruita in cemento gettato intorno ad uno stampo in acciaio grezzo, è rivestita da pietre calcaree caliza di colore beige che formano un sottile anello sotto la copertura. Non ci sono corrimano. Se avete bevuto un po’ troppo, o siete semplicemente nervosi, dirigetevi verso il centro di questo inverosimile bersaglio astronomico e lasciatevi semplicemente scivolare nel suo ombelico acqueo, il quale, più che l’”omphalos” della tozza torre dell’Ulisse di Joyce, sembra un globo acquatico con il mondo intorno da contemplare come un lontano orizzonte. Otto luci subacquee sono posizionate ai punti cardinali e intermedi, mentre un semplice filtro occupa il punto più profondo, o il polo di questo straordinario emisfero. Le assi in legno leggermente sporgenti della copertura sono un aiuto inaspettato nell’emersione. La casa ha affinità storiche recenti e più remote. Casa Malaparte a Capri, per esempio, misteriosamente muta e militaristica. E i due primi progetti di Lluis Clotet e Oscar Tusquets: il Belvedere Georgina, a Girona, dove una grandissima pergola sopra ad una casa funge da tettoia per le auto, e la casa di vacanze a Pantelleria, dove camere private ricavate nelle tipiche abitazioni a volta danno su terrazze laterali di nuova costruzione che si definiscono come spazio esterno comune. Il modello immediato, tuttavia, per questo innesto topologico sulla costa messicana non è abitativo, ma scientifico e monumentale. Da sempre attratto dai cerchi - dalle fotografie di piste ciclistiche attraversate da pozzanghere, ai quadri che ritraggono costellazioni di cerchi e semicerchi sovrapposti - è stato Orozco ad avere la straordinaria idea di trarre ispirazione da un Jai Praka indiano, un osservatorio astronomico, come quelli costruiti a Jaipur e a Delhi all’inizio del diciottesimo secolo dal Maharajah Jai Singh. Dalle fotografie scattate negli anni Cinquanta dall’artista Isamu Noguchi, si può vedere che i Jai Prakas possono essere sia incassati (Jaipur), che sopraelevati (Delhi), e sono incredibili strutture plastiche. In entrambi i luoghi sopra citati, i bacini concavi sono incisi e scavati per individuare la posizione delle stelle e dei pianeti. In Messico, nella casa coordinata con tanta cura da Tatiana Bilbao, il centro diventa una piscina con una superficie concava per potersi muovere liberamente. Come a Delhi, i quadranti agli angoli sono occupati da rampe di scale monolitiche, quasi simili a giocattoli. La Casa Osservatorio è sia atemporale sia divertente. La parte che la pone al di fuori del tempo riguarda la stabilità fisica dell’architettura della Bilbao, la sua indipendenza dalle mode banali, il suo incontrarsi con la terra, il mare ed il cielo. La parte divertente - la trasformazione di un Jai Praka in una piscina rilassante - ricorda anche l’installazione di Orozco con quattro tavoli da ping-pong disposti a quadrifoglio, con una vasca per le ninfee alla loro intersezione (Ping Pond Table, 1998). La Casa Osservatorio è un luogo dove meditare e rilassarsi. Octavio Paz, ambasciatore messicano a Delhi negli anni Sessanta, scrisse che nell’architettura indiana “tutto è stato trasformato in una costruzione fatta di cubi, emisferi ed archi: l’universo ridotto ai suoi elementi geometrici essenziali”. Qui, vicino a Puerto Escondido, indugiando ad osservare il cosmo e il viavai di una vita semplice, non si vorrebbe partire più.

Raymund Ryan

 
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