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| Teodoro Gonzáles de León |

University Museum of Contemporary Art

| Città del Messico | Messico |
| Architettura |


035-4 MuAC è l’acronimo di Museo universitario Arte Contemporáneo dell’UNAM, Università Nazionale Autonoma del Messico, nella zona sud di Città del Messico. L’università ha avuto un ruolo fondamentale nella storia dell’architettura messicana moderna, con edifici progettati da figure importanti come Mario Pani, Juan O’Gorman e Félix Candela, che dominano un vasto altopiano. A sud del campus principale, fabbricati per le arti visive e lo spettacolo sorgono su un campo di lava solidificata; a questi si è aggiunto oggi il MuAC, l’opera più recente di Teodoro Gonzáles de Léon, uno dei massimi architetti messicani. Dall’alto, il MuAC ha l’aspetto di un grande disco, un simbolo geometrico, a cui manca uno spicchio sottile verso sud. Qui la piazza aperta ospita una scultura di Rufino Tamayo, simile a un totem, e uno specchio d’acqua. Dal basso questo schema geometrico è meno evidente poichè il muro perimetrale curvo è interrotto da diversi volumi aggettanti. È la facciata sud che richiama l’attenzione o suscita rispetto e curiosità. Diversamente dal rivestimento esterno in calcestruzzo, questo prospetto è costituito da lastre di vetro a filo aggettanti verso l’esterno con una pendenza impressionante di 45°, sulle quali si riflette l’acqua. Si tratta della facciata principale del museo. L’inclinazione della gigantesca vetrata attenua l’impatto del caldo sole messicano. Le sue dimensioni e la sua iconicità sono caratteristiche delle opere di Gonzáles de Léon, come le facciate monumentali dell’Auditorium Nazionale da lui restaurato nel 1992 a Città del Messico e le Ambasciate messicane a Brasilia (1972) e a Berlino (2001). A differenza delle sue prime opere, appartenenti alla corrente del Brutalismo, molte delle quali progettate insieme allo scomparso Abraham Zabludovsky, il MuAC è caratterizzato dall’eleganza delle superfici, non solo di quelle esterne inclinate e convesse, ma anche dell’interno, dove gli ambienti sono ariosi e caratterizzati dall’uso di calcestruzzo a vista e vetro, dal soffitto piano segmentato da inserti longitudinali vetrati che permettono alla luce naturale di inondare gli spazi. Il tema circolare è dunque limitato alle mura esterne ad anello. L’interno è impostato su un sistema ortogonale, composto da padiglioni collegati da percorsi interni e patii appartati. Una decisione determinante di Gonzáles de Léon è stata quella di tagliare il volume del museo con un’ampia via di scorrimento che permette a studenti e professori di attraversare il foyer pieno di luce durante i loro spostamenti quotidiani nel campus. Da qui, è visibile ad est l’Agorà, dove si svolge la didattica del MuAC, mentre una scalinata apre la vista sull’ampia area riservata agli archivi e al ristorante al piano inferiore, sorprendentemente elegante. Questo piano è ricavato nella naturale topografia lavica, con una terrazza sospesa pavimentata in vetro ad est e zone per lo scarico merci a nord. Alla base della facciata inclinata è collocato un auditorium con una capacità prevista di 300 posti e splendidi uffici per i dirigenti. Gonzáles de Léon non ha lasciato nulla al caso: la sequenza delle gallerie superiori condiziona la pianta; un ragionamento logico ha dettato la disposizione delle aule, progettate secondo un modulo rigoroso, il numero limitato delle entrate e la scelta di alti soffitti, i quali, di tanto in tanto trasformano le sale in estrusioni cubiche sporgenti dal tetto. In tal modo, in maniera alquanto formale, il MuAC aspira all’informalità.

Raymund Ryan

 
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