Le opere più importanti di Álvaro Siza sono contraddistinte da uno straordinario equilibrio: tra “asserzione” e discrezione, stupore e chiarezza, tra architettura intesa come elemento scultoreo e architettura come contestualizzazione, tra evidente modernità e rispetto per il passato che comporta una poetica fusione con la storia dell’architettura stessa. La Fondazione Iberê Camargo, recentemente completata nella città del Brasile meridionale di Porto Alegre, riafferma con estremo vigore l’equilibrio spaziale e culturale caratteristico dell’opera di Siza. Si tratta inoltre di un progetto eccezionale per l’America Latina, essendo uno dei rari edifici contemporanei, nel vasto continente, realizzato da un architetto internazionale di questo calibro. Il sito avrebbe potuto scoraggiare architetti meno esperti oppure condurre a soluzioni più semplicistiche: ai piedi di una scarpata invasa da una foresta selvaggia, su una stretta striscia di terreno pianeggiante e spoglio, vicino ad una strada trafficata che proviene da Porto Alegre, e la vasta distesa d’acqua del lago Guaíba, più laguna che estuario, dato che diversi fiumi finiscono insieme il loro corso nell’Atlantico, molto lontano da li. Provoca simultaneamente sensazioni contrastanti, colte da Siza, di compressione, tra la parete scoscesa e la strada, e di estensione, a nord e a ovest, verso l’immensa distesa grigia di acqua che da qui si estende fino il mare. In questo angolo dell’emisfero australe, il sole attraversa la facciata della Fondazione per terminare il suo corso in tramonti spettacolari. La costruzione di Siza ha l’aspetto di una fortificazione a “L” alta quattro piani, ma dai contorni disarticolati, che improvvisamente si abbassa per terminare in una serie di padiglioni esterni allineati lungo la strada. Dal punto iniziale il movimento ad onda della facciata si restringe parallelamente alla strada; questa mossa architettonica consente di ricavare un segmento per i servizi a ridosso della collina retrostante e uno spazio vuoto a tutta altezza nella parte più sporgente e prospiciente il lago. Qui Siza progetta l’elemento più straordinario e singolare della Fondazione Camargo, una sovrapposizione di rampe chiuse e sospese, tese a zigzag da una estremità all’altra della “L”. Le finestre sono pressoché assenti e l’attenzione è catturata dalla sottile modulazione di luce e ombra e dal gioco di pieni e vuoti. Questo gioco di volumi e luce evoca immediatamente il genio di Le Corbusier, e le rampe sprovviste di finestre ricordano i percorsi, come degli ingranaggi per la circolazione, dei complessi architettonici di Chandigarh. Trattandosi della prima opera di Siza in Brasile, vi si rileva anche una rielaborazione di esempi brasiliani precedenti: i tratti di straordinario vigore di Oscar Niemeyer, ad esempio, o le strutture più caratteristiche di Lina Bo Bardi, architetto di origine italiana (singolari le passerelle tese tra le torri in calcestruzzo a vista, nel suo centro SESC Pompéia a San Paolo). Vedendo per la prima volta la Fondazione Camargo, si prova una grande emozione: colpiscono la sua imponente massa in calcestruzzo bianco e le rampe protese simili a una cassa toracica. Dal piazzale rialzato, alla base dello spazio vuoto intersecato dalle rampe, si scorge l’interno dell’edificio principale attraverso l’ampia vetrata. Curiosamente, l’ingresso per il pubblico è previsto attraverso un’unica porta sulla sinistra. Superata questa breve compressione, si entra nel museo, nel grembo bianco di questa enorme creatura, una hall altissima dal soffitto opaco, con gli spazi espositivi su tre livelli a est e sud (paralleli alla collina) aperti sulla hall, e un sistema di rampe apparentemente non collegate, addossate al muro lungo l’ipotenusa concava della forma a “L”. Davanti ai nostri occhi, visitatori che si sporgono dai parapetti dei piani superiori e altri che appaiono e scompaiono alle estremità delle rampe. Qui, al centro del volume di Siza, nel cuore del suo edificio panottico, con la sua curiosa circolazione esterna, viene in mente un ulteriore riferimento architettonico: il Guggenheim Museum completato cinquanta anni fa a New York da Frank Lloyd Wright. Già nel 1980, in una proposta per un concorso di architettura in Germania, Siza aveva ruotato il diagramma di Wright collocando degli uffici intorno ad uno spazio vuoto, obliquo e cilindrico. A Porto Alegre il concept è più orientato verso una promenade, un museo con vista. Le rampe cambiano aspetto, da sinuosi nastri aperti verso l’atrio all’interno, si trasformano in ponti coperti, angolari, sospesi all’esterno sul piazzale. Osservando con attenzione, si scopre la presenza di rare finestre, aperture con i lati corti o lunghi semicircolari. La realizzazione della Fondazione Camargo e la scelta di tanti dettagli costruttivi si deve in parte al suo project manager, l’ingegnere José Luiz Canal. Le rampe esterne, spiega Canal, sono state realizzate gettando prima le sottili solette dei pavimenti sospese nel vuoto; successivamente sono state gettate le pareti e le coperture facendo in modo che le pareti si sovrapponessero ai bordi delle solette a pavimento, coprendo il lato verticale. Le fessure della cassaforma hanno poi impresso sulle pareti della rampa diagonale una griglia perfetta di linee verticali ed orizzontali. A Canal è stato anche affidato il complesso compito di costruire un garage lungo e stretto al disotto della strada pubblica. Il bianco dell’esterno è stato ottenuto con un attento controllo della capacità di auto-consolidamento del calcestruzzo, mentre per quello interno si è fatto ricorso ad un rivestimento di cartongesso liscio e di marmo greco Pighes, per i vani scala e le cornici dei parapetti di gallerie e rampe. I soffitti sono illuminati da elementi cubici semi-trasparenti, utilizzando luce artificiale per le gallerie poste nei piani inferiori, ma lasciando filtrare quella naturale nel livello superiore. I pavimenti sono in legno chiaro di una essenza locale, chiamata Perobinha. Com’è consuetudine negli edifici di Siza, anche alla Fondazione Camargo cornici e intelaiature metalliche rimangono essenziali. Molti dei sistemi di illuminazione e degli arredi sono stati disegnati dall’architetto stesso. Altri protagonisti chiave del progetto sono il pittore e incisore Iberê Camargo (1914-1994) e la sua vedova, Maria Coussirat Camargo. La Fondazione espone molte sue opere oltre a quelle di artisti e studi emergenti che mantengono vivo l’interesse per il luogo. Al piano interrato, accanto agli spazi adibiti a magazzino e aree di documentazione, sono anche collocati un auditorio, un’ampia aula, e un laboratorio di incisione a doppia altezza che occupa il primo dei due volumi separati che sorgono lungo la strada. Questi padiglioni dalla forma massiccia, dove è collocata anche la caffetteria, ingegnosamente appartata ma vicina alla corte esterna, si affacciano su quieti patii. Una finestra e una serie di pannelli girevoli interni aprono ai passanti scorci visuali sugli interni degli studi. Gli anni necessari per la costruzione della Fondazione Camargo sono stati proficui. Come tutte le opere migliori di Siza anche questa rivela uno perfetto equilibrio: è formale e informale, discreta e al contempo vivace, funzionale ed espressiva. Tra i punti da ricordare, la singola finestra della galleria rivolta a sud, un rettangolo perfetto a cornice di un paesaggio rigoglioso che invita alla contemplazione del mondo: profonda e inattesa. Raymund Ryan









