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Home Arretrati 2010 The Plan 45 Museo Archeologico di Álava

| Francisco Mangado |

Museo Archeologico di Álava

| Vitoria | Spagna |
| Architettura |


038-6 Ci piace immaginare un museo archeologico come uno scrigno che nasconda pezzo per pezzo il tesoro che la storia ci ha consegnato. Parlando di storia non intendiamo un concetto generico, o per lo meno non la storia scientifica degli esperti, un po’ logora e che non sempre lascia spazio all’immaginazione.  Ci piace pensare ad una storia più personale, che non si esaurisce, in quanto continua a vivere in ogni ritrovamento, piccolo o grande che sia, e nello sguardo dell’osservatore, un occhio bizzarro, che dà rilievo a ciò che vuole vedere piuttosto che a quello che vede davvero. Per questa ragione, un museo archeologico anche se compatto ed ermetico all’esterno, deve essere all’interno suggestivo e magico. Lo spazio interno non può essere né un elemento semplicemente organizzativo, né un’architettura bella ma distante; deve avere la capacità di evocare luoghi e popoli partendo da un minuscolo ma solido frammento di ceramica che è riuscito a sopravvivere, e che è espressione della fragilità del tempo.
Nelle sale dedicate alle esposizioni permanenti le superfici orizzontali sono scure, quasi neri i pavimenti in legno, neri i soffitti continui. Evoca, questa immagine, il passare del tempo sedimentato negli strati di terra che a poco a poco hanno formato le spesse mura della storia. Gli spazi scuri però, sono attraversati da bianchi prismi vetrati - intorno ai quali è organizzata l’esposizione dei singoli pezzi - i quali catturano dall’alto la luce del giorno. Sulle pareti scure in legno, pannelli vetrati incisi con i segni grafici e le informazioni sugli oggetti esposti, lasciano spazio all’avventura dell’interpretazione.
L’edificio è attiguo al Palazzo di Bendaña, attualmente sede del museo Fournier de Naipes e ciò rende possibile l’accesso all’edificio attraverso il cortile del Palazzo permettendo di coglierne il grande respiro. Volendo ampliare le superfici del cortile e al contempo la zona d’accesso, il progetto non interessa tutta la superficie disponibile, ma soltanto una stretta striscia costruita come appendice perpendicolare all’edificio principale, il cui intento, oltre ad ospitare progetti paralleli, è offrire una facciata di accesso più gradevole rispetto a quella delle costruzioni vicine. La pendenza del terreno ha reso necessario una rampa sopra ad un giardino per raggiungere il cortile, che permette di fare entrare la luce nella zona del basamento che altrimenti non avrebbero avuto illuminazione naturale.
Dal punto di vista funzionale il volume è organizzato in modo da ospitare le aree di lavoro, come la biblioteca ed i laboratori, al piano terra orientate verso la strada, con accesso indipendente. L’aula per le riunioni e le gallerie espositive per le mostre temporanee sono al livello dell’entrata per il pubblico, condivisa con il museo Fournier de Naipes, mentre le sale dedicate alle esposizioni permanenti trovano posto ai livelli superiori. Le scale di collegamento ai diversi piani definiscono parte della facciata sul cortile di accesso.
Le pareti esterne sono in realtà spazi multi-strato. La facciata che definisce il cortile d’accesso è una griglia composta da barre in bronzo, un materiale con chiari riferimenti archeologici; al centro, una parete in vetro stampato serigrafato a doppio strato racchiude le scale e offre, salendo, scorci sui cortili. In contrasto, la facciata che dà sulla strada è più ermetica e costituita da un involucro esterno in lamelle di bronzo opaco prefabbricate, con aperture dove occorre, ed un involucro interno formato da una spessa parete che contiene le bacheche ed i sistemi espositivi. In tal modo gli spazi interni rimangono liberi, attraversati solo da leggeri prismi traslucidi.

Francisco Mangado

 
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