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| No.Mad Arquitectos Eduardo Arroyo |

Zafra-Uceda House

| Aranjuez | Spagna |
| Architettura |


038-4 Al limitare di un campo di golf ad Aranjuez, la casa Zafra-Uceda è in posizione isolata e dominante, in un paesaggio disteso su modeste ondulazioni, che al lontano orizzonte assumono rilievo montuoso. 
Il progetto di Eduardo Arroyo, NO.MAD Arquitectos, definisce un’architettura complessa che comprende temi di correlazione paesaggistica nello studio dettagliato degli angoli visuali, decorando il terreno di pertinenza con elementi scultorei astratti. La composizione degli spazi itera per esterni ed interni geometrie di linee e figure poligonali nella proposizione dei volumi architettonici, generando “excited parallelepipeds” secondo Eduardo Arroyo. La residenza indica un’immagine di consistenza rilevante, un volume su due piani che evidenzia una sagoma virtuale a parallelepipedo, mentre l’estensione degli aggetti del piano superiore e i parziali svuotamenti del volume producono effetti contrastanti: radicamento al terreno, vibrazione delle masse, leggerezza e immaterialità di taluni prospetti. La sagoma dell’edificio mostra erosioni del volume, il solaio a sbalzo protegge spazi che estendono gli interni e fungono da parcheggio aperto ma riparato, le terrazze al primo piano offrono riservatezza, correlandosi soltanto al cielo. Facciata per facciata, l’architettura si rivela una realtà composita e mutevole: a est, la parete è opaca e densa, all’orditura ortogonale dei pannelli in calcestruzzo a vista si sovrappone un graffito che riecheggia trame geometriche dell’edificio; a ovest, grandi e variabili aperture percorrono la parete, figure che intersecano forme a stella e bracci di croce e conducono nella profondità del muro tagliato da piccole finestre. Verso sud, la parete si smaterializza in una rete metallica a maglia su un articolato telaio metallico, con elementi apribili sull’asse centrale: si definisce un lato virtuale del perimetro dell’edificio, che protegge dall’irraggiamento solare e, sostiene il progettista, dai “colpi casuali provenienti dal campo di golf” l’ampia terrazza su cui affacciano lo studio e la stanza da letto principale, con vetrate scorrevoli. A nord, la parete opaca costituisce un limite netto, a piano terreno per l’ingresso e locale tecnico, al primo piano nasconde due terrazze a giardino di piante grasse, su cui affacciano ancora la stanza da letto principale, lo studio e il bagno. L’interno, parallelamente alla composizione esterna dell’edificio, corrisponde ad una concezione abitativa che non fraziona in cellule separate gli spazi, ma evolve in ambienti senza cesure che si sovrappongono in sequenza: il soggiorno a doppia altezza è il nucleo centrale, attorno si aggrappano spazi dalle geometrie irregolari, funzionalmente conclusi; specchi moltiplicano gli spazi e il gioco fra pareti trasparenti e pareti opache muta luminosità e modi dell’abitare.

Francesco Pagliari

 
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