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| Enrico Iascone |

Enrico Iascone Architetti

| Made in Italy |


038-1 Oggi due direzioni sembrano particolarmente promettenti per l’architettura italiana. La prima punta all’umanizzazione della tecnologia seguendo la lezione di Mario Cucinella che la ha, a sua volta, sviluppata attraverso il suo apprendistato con Renzo Piano. La seconda lavora sulla valorizzazione dei materiali e il recupero delle loro qualità specifiche ma attraverso l’occhio dell’artista più che di quello dello scienziato, e deriva dall’enorme influsso che ha avuto nel nostro Paese la lezione di Herzog & de Meuron. 
Come sintetizzare entrambe le direzioni, riconducendole ad una ricerca insieme unitaria e originale? È questa la domanda che si è posto Enrico Iascone nei suoi recenti progetti; tra questi una casa nel bosco recentemente realizzata nei dintorni di Bologna.
Protagonisti sono la scelta dei materiali, la semplicità costruttiva, il gioco dei colori e della luce, il realismo. La costruzione, che si trova all’interno di una proprietà più grande, è stata commissionata con l’obiettivo di aggiungere alla villa padronale una dépendance per gli ospiti utile anche per incontrare gli amici e far giocare i bambini. La cubatura è stata ricavata dalla demolizione di un magazzino per gli attrezzi preesistente, del quale - per quelle incredibili prescrizioni che sono capaci di inventarsi gli estensori dei regolamenti edilizi comunali - occorreva mantenere la sagoma. Obbligo che viene di fatto bypassato accettando il diktat nella forma ma privando, nella sostanza, la nuova costruzione di quella rusticità che, invece, avrebbe reso intollerabile il recupero. Inoltre, attraverso una abile sistemazione del terreno e delle finestre, viene valorizzato il piano interrato che può così essere adibito a zona notte. Così, nonostante le dimensioni ridotte e la sagoma imposta, la costruzione è messa in condizione di rispondere adeguatamente alle nuove funzioni richieste. A caratterizzarla sul piano formale provvede la scelta del rivestimento: pannelli in legno pitturati di colore scuro. Servono a farla dialogare con le querce, i frassini e gli aceri che la circondano e, nello stesso tempo, ad accentuare la distanza tra le forme organiche della natura e quelle geometriche della costruzione. Alla strategia contribuisce la sistemazione del terreno immediatamente adiacente il corpo di fabbrica in cui sono evitati materiali che possano apparire come artificiali, quali pavimentazioni o lastre squadrate e lavorate. Il risultato è che il volume appare appoggiato su un frammento di territorio che evoca ma dal quale, con la sua forma astratta, si stacca decisamente. Si potrebbe dire: la casa sta alla natura come l’idea sta all’oggetto reale. La scelta del rivestimento è conseguenza del sistema costruttivo. Sulla parte interrata in cemento armato è, infatti, montata una struttura portante di pannelli in legno lamellare spessi una decina di centimetri e protetti da un cappotto in fibra, sempre di legno, di una ventina di centimetri. I pannelli esterni sono separati da una camera d’aria che permette la ventilazione naturale. Un accorgimento utile perché il legno resiste alle intemperie ma teme l’acqua stagnante.
Il montaggio a secco di elementi preparati in falegnameria ha consentito tempi rapidi di esecuzione: la struttura portante è stata approntata in alcune ore e l’intero cantiere è durato pochi mesi.
Il materiale unico di rivestimento ha permesso di realizzare la copertura inclinata con gli stessi pannelli dei prospetti verticali. Con il risultato che la costruzione ha acquistato una immagine astratta e unitaria che non avrebbe avuto con un trattamento del tetto differente da quello delle quattro pareti laterali, per esempio, in tegole e coppi di cotto.
La costruzione si pone senza problemi nelle fasce superiori previste dalle vigenti certificazioni energetiche. Sia per il notevole potere isolante delle pareti sia per la scelta degli infissi, con tre vetri e a doppia camera. Questi ultimi sono stati collocati generosamente là dove servivano - come la grande vetrata a tutta altezza del soggiorno che idealmente serve a far entrare la natura all’interno della casa - ed evitati altrove.
Strette fasce vetrate orizzontali sono state collocate lungo due lati, in particolare sopra l’angolo cottura, con l’obiettivo di realizzare giochi di luce e aprire visuali inaspettate verso il cielo e la natura circostante. Il risultato è raggiunto dall’interno, mentre all’esterno, a mio avviso, fanno fatica a dialogare con il vano della porta di ingresso. A controbilanciare la colorazione scura dell’esterno è il chiaro dell’interno. Bianchi sono infatti pareti, soffitti e pavimenti, questi ultimi realizzati in resina. Il contrasto sottolinea il tema principale dell’edificio: mettere in tensione estetica due polarità, la genesi artificiale della casa con l’organicità della natura.
Nell’opera di Iascone è forte l’influsso della lezione sulla sostenibilità di Mario Cucinella e di quella sulla reinvenzione poetica dei materiali di Herzog & de Meuron. Se con la casa nel bosco di Bologna una prima sintesi sembra profilarsi, con la Smart House di Sassuolo prende corpo una seconda e forse ancora più convincente risposta. La villa, realizzata per l’imprenditore di Sassuolo che inventò il processo per la produzione del gres porcellanato, è ancora allo stato di cantiere. Sarà caratterizzata dal rivestimento, realizzato con un laminato di nuova generazione, approntato nella fabbrica del committente, che consente lastre alte sino a tre metri e larghe uno dello spessore di appena 3 millimetri. Con una variante dello stesso rivestimento sul quale, sempre in fabbrica, sono inseriti dei film fotovoltaici, saranno realizzate le coperture.
Di color scuro, la casa sarà scolpita come un monolite con tagli netti e ben definiti. Progettando una figura chiara e cristallina, Iascone punta sul potere evocativo del materiale, su una immagine plastica minimalista, sulla capacità di trascendimento di un oggetto che, sulla scia della lezione “herzogdemeuroniana”, svela una intenzionalità artistica. Anche se poi i segni hanno una giustificazione funzionale ed ecosostenibile: i tagli permettono di articolare il volume altrimenti eccessivamente compatto in due unità edilizie e aprono gli ambienti di ciascuna alle esposizioni migliori, sud ed est, contribuendo così al raggiungimento della classe energetica A. La casa di Sassuolo prevede infissi in ottone bronzato, che ne esaltano l’aspetto scultoreo, e pavimenti in pietra brasiliana color sabbia tagliata a doghe.
Materiali più semplici sono invece previsti per la Residenza Sanitaria progettata a S. Egidio alla Vibrata, in Abruzzo. Il programma prevede il recupero di una costruzione esistente, nella quale saranno localizzati i servizi comuni, e la realizzazione di un nuovo corpo di fabbrica di tre piani per ospitare 60 camere. Quest’ultimo avrà il fronte principale scandito da montanti in legno che, a loro volta, sorreggono le terrazze di pertinenza di ciascuna camera mentre sul fronte posteriore insisterà una parete prefabbricata in pannelli di calcestruzzo, intervallata da fasce vetrate, sul quale affacceranno i corridoi e i disimpegni, che così avranno luce diretta. Un giardino d’inverno in vetro medierà la nuova con l’antica costruzione, diventando allo stesso tempo uno spazio di passaggio e di aggregazione.
Tra i lavori realizzati vi è, infine, il residence Case Bianche, completato nel 2008 in centro a Bologna. Un’operazione dove il rigore del bianco - a parete, a soffitto, a pavimento - è servito a rendere attraenti i 12 appartamenti di una struttura che si trovava quasi soffocata all’interno di un edificio degli anni cinquanta. A disegnare sul bianco provvede la luce come, per esempio, nell’ingresso dove alcuni solchi a muro e soffitto la fanno trasparire dal retro. Apparentemente senza un disegno preciso, i tagli - che sono stati ripresi da una foto sagomando con il laser una controparete e un controsoffitto in metallo - in realtà ripercorrono le linee degli alberi che proprio in quella foto erano ritratti.

Luigi Prestinenza Puglisi

 
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