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| ElasticoSPA |

Atelier Fleuriste

| Torino | Italia |
| Architettura |


032-7 Trovarsi di fronte all’Atelier Fleuriste, in un’area scarsamente frequentata di un piccolo paese nei pressi di Torino, tra palazzine anni sessanta e campi sportivi, è senz’altro un incontro inatteso. La muratura di una serie di case a cortina ottocentesche lascia il posto a una grande vetrata sulla quale scorre un lento flusso d’acqua. L’intervento non modifica il profilo delle case, ma è come se a un’unità abitativa si fosse sostituita una serra vetrata, una discontinuità in grado di far cambiare radicalmente prospettiva all’osservatore e di creare uno straordinario effetto scenografico. Stefano Pujatti, fondatore di Elastico SPA, gioca spesso sull’inaspettato e sulla capacità di creare qualità progettuale attraverso l’uso inconsueto di materiali ordinari. Di solito non si affida a soluzioni high-tech o a effetti spettacolari, ma piuttosto a scelte progettuali non comuni in grado di risolvere al meglio le richieste del programma, senza tralasciare la ricerca di una certa affinità con i caratteri esistenti. Nel caso del progetto per l’Atelier Fleuriste, la richiesta del committente era di avere uno spazio commerciale multifunzionale, adatto a vendere fiori, piante, oggetti d’arredo, decorazioni, ma anche a rappresentare un richiamo e un manifesto per l’attività stessa.
Con il suo intervento Elastico SPA ha voluto infondere qualità urbana a una strada di transito e, attraverso una inserzione di pregio, ha attivato un processo di rigenerazione del contesto circostante. La grande vetrata con la cascata d’acqua - stratagemma ideato per evitare il surriscaldamento interno nelle giornate estive -, è diventata il carattere distintivo del progetto, un segno riconoscibile, ancora più notevole grazie al contrasto con le parti lasciate invariate della struttura preesistente. Questo rapporto è l’aspetto meglio riuscito e notevole del progetto: gli elementi aggiunti si integrano intelligentemente all’architettura ottocentesca, in chiara distinzione, ma mai in reale conflitto. Tutti gli elementi costruttivi di pregio sono stati conservati, mentre sono state rimosse le strutture di minor rilievo, come la stalla e il fienile. Grazie a questo intervento, lo spazio interno è stato completamente aperto per creare un grande vano a tutta altezza, attraversato da passerelle di collegamento tra le parti ottocentesche lasciate inalterate. La stessa discontinuità tra contemporaneo ed esistente è conservata nel retro, ma, diversamente dalla facciata sulla strada, il fronte posteriore è meno trasparente per consentire maggiore privacy alla residenza collocata nel giardino. L’abitazione è una costruzione interamente nuova, non vincolata da nessuna preesistenza. Il piano terra è lasciato libero in modo da consentire al giardino di insinuarsi al suo interno, mentre i due piani superiori sono alleggeriti da forti sbalzi. La scala curva e le geometrie aggettanti sono gli elementi caratterizzanti, i veri investimenti in termini di costo. Inoltre il progetto acquista forza e carattere anche attraverso l’uso di un rivestimento composto di laterizi forati rotti, un metodo sviluppato da Pujatti quando anni fa aveva lo studio adiacente a una fornace di mattoni. Questa tecnica, oltre all’efficacia e all’evidente economicità, consente straordinari effetti di luce e una forte valenza estetica.
Il progetto per l’Atelier Fleuriste mostra in modo evidente cosa vuol dire comprendere e intervenire in un contesto delicato e stratificato come quello di Chieri. In questa costruzione tutti i caratteri distintivi e le qualità del lavoro di Elastico SPA sono messi in luce: innanzitutto progettare architetture chiaramente leggibili, complesse in termini di volumetrie, ma mai ostentate. I dettagli costruttivi sono ridotti all’osso per dare risalto ad alcuni elementi più rappresentativi. In questo progetto la facciata in vetro diventa un elemento monumentale, ma in fondo è composta da materiali comuni ed è stata sviluppata dalle esigenze progettuali e non dalla volontà di stupire. Ogni scelta è sempre giustificata al fine di produrre un’architettura funzionale, ma il risultato è, nella sua semplicità, sorprendente. Questo lavoro sembra aprire una prospettiva possibile e, in chiara contrapposizione con un’architettura autoreferenziale, sviluppa una pratica sensibile e non scontata, attenta alla sapiente fusione di ingredienti semplici.

Emiliano Gandolfi