Lo studio Viennese Coop Himmelb(l)au - in particolare il suo carismatico socio fondatore, Wolf Prix - è da molto tempo innamorato di Los Angeles. Dalla leggendaria Open House proposta per Malibu a metà degli anni Ottanta, alle installazioni artistiche nei musei più importanti della città, ai luoghi per la didattica come SCI-Arc e UCLA, due facoltà di architettura all’avanguardia, Himmelb(l)au trae linfa vitale dall’energia, dal clima e dalla cultura sperimentale della grande metropoli californiana. Tuttavia, anche se è presente a Los Angeles da quasi un quarto di secolo e nonostante gli eccellenti e fraterni sodalizi all’interno della scena dell’arte e dell’architettura della città, è solo ora, con la High School #9, che Himmelb(l)au firma un edificio significativo in questa spesso volubile Città degli Angeli. Il sito è su Grand Avenue, un importante asse che collega Bunker Hill (un quartiere residenziale, demolito e rimpiazzato alcuni decenni fa da torri direzionali), all’acropoli cultuale degli anni Sessanta (il Dorothy Chandler Pavilion, il Mark Taper Forum, l’Ahmanson Theatre) e alla conurbazione disordinata di case basse e proprietà commerciali verso nord. Negli ultimi anni, la strada è stata rivitalizzata: prima dal Museum of Contemporary Art (MOCA) di Arata Isozaki, rivestito in arenaria, poi dalle volute metalliche della Walt Disney Concert Hall di Frank Gehry e dalla Cattedrale stereometrica di Our Lady of the Angels di Rafael Moneo; oggi, infine, dall’assemblaggio, creato da Himmelb(l)au, di calcestruzzo liscio, acciaio inossidabile e rete metallica trasparente, attraverso cui il cielo azzurro gioca con le percezioni ottiche. Tra queste nuove istituzioni la scuola è quella più pubblica, e rappresenta un filtro o un incrocio tra il centro della città e le comunità immediatamente adiacenti. Il complesso si trova all’incrocio con un’arteria importante che la disconnette dal centro della città. Perpendicolare a Grand Avenue, la Hollywood Freeway è un’autostrada a più corsie, spesso intasata di automobili, che scende di parecchi livelli al di sotto della superficie di questa parte sopraelevata di Los Angeles. Alcuni potrebbero ricordare questa sorta di nastro trasportatore come il sito scelto da Asymptote per il progetto “Steel Cloud”, alla fine degli anni Ottanta.
L’edificio progettato da Himmelb(l)au è caratterizzato da una sorprendente torre obliqua, rivestita di rete metallica, sormontata da un parallelepipedo semi-trasparente e avvolta da una spirale che sembra indicare la cattedrale di Moneo, esattamente di fronte. Attualmente non accessibile nel modo voluto, questo elemento scenografico ricorda le architetture costruttiviste russe, e segnala il desiderio di impegno civico, anche tramite proiezioni, l’illuminazione e segnalazioni temporanee. E’ affascinante dal punto di vista formale, quando si intravede dal basso inseriti nel traffico che scorre a un livello inferiore. Il carattere decostruttivista di questa torre principale, con la struttura percepibile in trasparenza - come la morfologia inclinata e le membrane sovrapposte della seconda torre direttamente su Grand Avenue - suggeriscono immediatamente la mano di Himmelb(l)au.
Meno evidente, dalle fotografie, è la sensibilità degli architetti nei confronti del territorio. Qui, su una collina segnata (si potrebbe dire addirittura traumatizzata) dall’ingegneria autostradale e dalle sue enormi mura di sostegno, la High School #9 trae vantaggio dalla topografia con il suo crescendo di torri, salendo dal perimetro più basso lungo Cesar Chavez Avenue con una grande scalinata che porta ad una piazza pubblica. Questa, a sua volta, ruota intorno ad un tronco di cono centrale inclinato - la biblioteca - per salire verso est fino ad un grande prato utilizzato per le attività sportive e per la ricreazione con annessi piscina e campi da pallacanestro. Qui il sito si affaccia a picco sul muro di sostegno pre-esistente, dove un monumento ne ricorda la precedente destinazione, quale sede militare di Fort Moore.
Questo spazio ampio e in posizione elevata, a cielo aperto e su cui affacciano i vari edifici che compongono la scuola, è forse la chiave di lettura del progetto di Himmelb(l)au, più significativo della torre-scultura sull’autostrada, o perfino dell’atrio vetrato e luminoso su Grand Avenue, con il suo caratteristico reticolo di sottili travi in acciaio. Tutto ciò non è privo di importanza.
Lo spirito di Himmelb(l)au, dai primi “scherzi” di Prix e soci (in parte divertimento tecnologico, in parte critica sociale) nel decennio successivo al 1968, si è sempre basato su principi di libertà personale e sociale, su un anti-autoritarismo che può a volte trasformarsi in eccessi formali o in rigida indulgenza, piuttosto che sugli stimoli offerti dagli spazi aperti, democratici e stimolanti che la High School #9, a differenza delle tipiche scuole pubbliche californiane, vuole creare.
La collocazione principale degli edifici scolastici era stata già decisa quando Himmelb(l)au ha ricevuto l’incarico; inoltre, come tutte le scuole che fanno parte del sistema didattico di Los Angeles, anche questa è soggetta a numerose norme di sicurezza. Tuttavia, ed è stata una sfida all’altezza degli architetti, la High School #9 attribuisce grande importanza alle arti, visive e performative. Himmelb(l)au ha accettato una disposizione standard dei blocchi perimetrali: gli edifici con le pareti in stucco grigio sulla piazza superiore sono dedicati alla danza e alla musica; l’intermedio e leggermente rientrante ospita l’amministrazione; infine, il blocco singolo perpendicolare, rivestito di pannelli in alluminio, è condiviso dalle arti visive (gli spazi al piano superiore pieni di luce) e drammatiche (con accesso diretto ai due teatri sotto la torre sulla Hollywood Freeway). Limitando l’accesso alle entrate su Cesar Chavez e su Grand Avenue, Himmelb(l)au ha aperto la piazza alla fruizione pubblica attenuando l’aspetto di fortificazione tipico di molte scuole americane.
All’interno, i corridoi sono liberi da ogni ingombro, con la traccia per l’illuminazione incassata su un lato del soffitto per bilanciare la serie di armadietti degli studenti, di uso comune, montati a filo contro la parete. Ogni disciplina è caratterizzata da un diverso colore dei mobili.
Il cono in acciaio, sede della biblioteca, è sormontato da una monofora vetrata che affaccia a nord-est; l’interno è uno spazio vuoto molto alto con scaffali rettilinei per i libri, moquette blu, un banco di accettazione, e un arco di pannelli traslucidi che ricoprono la parete inferiore. Come nel caso del museo d’arte realizzato da Himmelb(l)au ad Akron, Ohio, nel 2007, l’atrio luminosissimo rappresenta un simbolo dell’interno, uno spazio quasi da capogiro, con giochi di luce durante il giorno e un brillio vitreo di notte. Conduce a un teatro che può ospitare fino a 957 persone, dotato di buca per l’orchestra, fasce lineari di rivestimento fonoassorbente, e strati di rete tesa che contribuiscono a dare agli interni progettati da Himmelb(l)au un aspetto industriale e al contempo effimero. Direttamente dalla piazza si accede ad un teatro separato, squadrato e di colore nero. L’edificio parallelo a Grand Avenue è forato da finestre di forma circolare, piccole e grandi che interrompono la linearità statica delle aule e, in modo strategico, regalano scorci inaspettati fra strada e scuola.
I progetti firmati da Himmelb(l)au e le loro dichiarazioni simili ad un manifesto proclamano l’aspetto emotivo dell’architettura. “L’architettura deve indicare una via”! Da molto tempo raccolgono proseliti per un taglio netto alle gerarchie, per spazi ritmati come battiti del cuore e per facciate simili a volti. L’atrio, la torre del teatro, il cono della biblioteca, ed il coffee-shop interno/esterno che fuoriesce dalla terrazza superiore ed è trafitto da quattro “canoni di luce” cubici (le parole sono di Le Corbusier) evocano un senso di mistero e di possibilità. La High School #9 non è un progetto perfetto e non è il capolavoro di cui è capace Himmelb(l)au. Con questo lavoro, però, lo studio viennese ha accettato le norme ed i codici della burocrazia californiana ed ha realizzato un nuovo tipo di paesaggio didattico, originale e stimolante, nel cuore della città.
Raymund Ryan








