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Pechino: una metropoli tra passato e futuro

| Pechino | Cina |
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032-1 In occasione delle Olimpiadi, Pechino ha attirato l’attenzione mondiale anche grazie a nuove e straordinarie architetture. Lo Stadio Olimpico di Herzog & de Meuron, il Terminal 3 dell’Aeroporto di Foster + Partners, e la sede della CCTV di OMA, sono mirabili opere architettoniche e ingegneristiche nate dalla collaborazione con Arup e con i principali istituti cinesi di architettura e design. La Cina ha sbalordito il mondo intero con la realizzazione di opere eccellenti, compiute in tempi record, arricchendo ulteriormente una città che negli ultimi quindici anni è stata ricostruita quasi completamente. Questi edifici, insieme ad altri recenti, appaiono come il simbolo della nuova ricchezza e della fiducia in se stessa di una nazione sopravvissuta a un secolo e mezzo di povertà, invasioni, tumulti e oppressione; mostrano anche un legame di continuità con il passato e sono, per la loro grandezza monumentale, indubbiamente paragonabili agli edifici storici, quali il Tempio del Cielo e la Città Proibita.
Per comprendere appieno questo risultato, bisogna visitare il Centro di sviluppo urbanistico di Pechino, situato a sud della Piazza Tiananmen, dove, collocato su una parete, un bassorilievo in bronzo mostra la città racchiusa nelle sue mura, così come appariva nel 1949, quando era ritenuta la città medievale meglio conservata al mondo. Durante il ventennio successivo, seguendo il modello sovietico, venne sottoposta ad una spietata modernizzazione: le antiche mura, di cui si è salvato soltanto un frammento, furono demolite e sostituite da un’ampia circonvallazione, il centro cittadino attraversato da ampie arterie stradali, i quartieri residenziali invasi da nuove fabbriche, e il grande spazio aperto al centro della città lasciò il posto alla sconfinata piazza per le parate militari di Tiananmen, l’equivalente della Piazza Rossa a Mosca. Ai tempi della Rivoluzione Culturale era persino stato proposto di sostituire la Città proibita con un nuovo edificio governativo; furono certamente la miseria e l’isolamento a preservare molto del vecchio tessuto urbano, oltre al traffico allora poco intenso. Solo vent’anni fa Pechino era ancora una città con edifici bassi, sede di uffici governativi, fabbriche, modesti quartieri residenziali e rare infrastrutture. Il suo aeroporto, di aspetto molto modesto (cinicamente paragonabile ad un’autostazione balcanica), sorgeva lontano dai limiti urbani.
Il modello della città, che occupa un intero piano del Centro, illustra il processo di trasformazione, alquanto dinamico e distruttivo, avviato con l’avvento del capitalismo promosso dal governo. Pechino conta ora una popolazione di diciassette milioni di abitanti, cinque caotiche circonvallazioni e convulse autostrade che si diramano in ogni direzione. All’interno della seconda circonvallazione (in realtà, la prima) gli edifici sono prevalentemente poco alti, nel rispetto del centro storico. Il terzo anello è fiancheggiato da torri commerciali; al suo esterno si trovano una moltitudine di edifici sorti rapidamente durante l’ultimo decennio. Il costo sociale dovuto alla distruzione dei quartieri storici, alla rilocazione forzata dei residenti, al traffico e all’inquinamento ha avuto conseguenze devastanti. Anche città come Berlino e New York, Tokyo e San Paolo hanno in tempi diversi subito trasformazioni altrettanto brusche. A Parigi fu il barone Hausmann che, con la costruzione dei boulevard nel cuore dei quartieri poveri, ideati per abbellire la città, favorire lo sviluppo commerciale nonché dare alle truppe un ampio campo di tiro in caso di rivolte popolari, diede alla capitale un volto completamente nuovo. Anche Berlino, quando alla fine del XIX secolo divenne capitale del Reich unificato, assistette ad una crescita esponenziale e all’improvvisa comparsa di fabbriche, monumenti, condomini e opulente ville. Pechino era un tempo la città più grande del mondo e dal momento che la Cina aspira a ricoprire un ruolo di massima potenza mondiale è inevitabile che per la capitale sia iniziata una sfida alla riconquista del tempo perduto. Il boom economico e la conseguente immigrazione interna, con 25 milioni di persone provenienti dalle regioni depresse, hanno determinato un’espansione continua dei grandi centri urbani del paese.
Huang Yan, direttrice della commissione urbanistica, ha dichiarato lo scorso anno che “le Olimpiadi forniscono energia ad una macchina molto rapida...accelerando lo sviluppo delle infrastrutture, migliorando le condizioni ambientali e concedendo visibilità di mercato”. Ha spiegato inoltre che la città ha scelto di investire le sue entrate, in crescita ad un tasso annuo del 25 per cento, in progetti in grado di soddisfare i bisogni immediati ma con benefici a lungo termine, alcuni finanziati direttamente, altri attraverso fondi di avviamento municipali. Molte risorse sono state impiegate per l’espansione della rete metropolitana come per il miglioramento della qualità dell’acqua e per nuove strategie di gestione dei rifiuti, la rilocazione delle fabbriche al di fuori del centro urbano e il passaggio dal carbone al gas per la produzione energetica. La realizzazione di abitazioni economiche è diventata, ora, la massima priorità.
Il sistema di amministrazione centralizzata e il governo unipartitico della Cina fanno sì che imponenti progetti possano essere realizzati rapidamente e ogni protesta essere velocemente repressa. A Tokyo, invece, pochi contadini furono in grado di bloccare per più di un decennio la costruzione dell’aeroporto di Narita e tuttora ne riescono a limitare una seppur necessaria espansione. Gli inglesi, che considerano Heathrow una disgrazia nazionale, hanno atteso vent’anni per la costruzione del Terminal 5, divenuto un case study per sovraccosti e incompetente amministrazione, mentre il Terminal 3 dell’aeroporto di Pechino, l’edificio più grande al mondo, è stato progettato in sole otto settimane e costruito in quattro anni.
Lo splendore di questi edifici straordinari, e alcune imponenti follie come il National Theatre di Paul Andreu, hanno dato l’avvio alla trasformazione di Pechino, portata avanti, nel bene e nel male, da developer privati. Mentre l’aumento dei prezzi dei terreni ha determinato la costruzione di grattacieli in gran parte delle aree occupate dagli antichi hutong, le abitazioni ad un piano con cortile centrale collegate tra loro da stretti vicoli, le poche case sopravvissute sono state trasformate dai nuovi facoltosi proprietari in eleganti residenze o restaurate per i turisti. E come afferma Huang, “il sistema di mercato prosegue il suo percorso” seppure in una nazione che tuttora si dichiara fedele agli ideali del comunismo.
Si chiama SOHO uno dei principali developer di Pechino e vanta la costruzione di quasi un quarto del centrale distretto degli affari. Grazie al suo amministratore delegato, Zhang Xin, la compagnia si è avvalsa della collaborazione di architetti importanti, dando un valore aggiunto a eccellenti progetti commerciali e alla spettacolare Commune by the Great Wall fuori Pechino, uno sviluppo residenziale ora sotto il controllo della Kempinski Hotels.  Presto verrà dato l’avvio alla costruzione di altri due grandi sviluppi edilizi: lo Sanlitun South, progettato da Kengo Kuma, un insieme di torri scintillanti dalle forme curvilinee, e quello di Guanghualu Soho, su più fasi, che comprende un fitto complesso di edifici ad atrio disegnati dallo studio pechinese di von Gerkan, Marg & Partners. Oltre questo nucleo sono ubicate le quattro torri comunicanti, caratterizzate da grandi aperture circolari, progettate da MADA, il primo dei nuovi studi di architettura in Cina ad aver ottenuto un incarico dalla SOHO.
Il progetto forse più ambizioso di Pechino, attualmente in fase di completamento sulla seconda circonvallazione, è il Linked Hybrid, disegnato da Steven Holl Architects. Ispirandosi al ritmo circolare dei danzatori di Matisse, alla vivacità urbana del Greenwich Village di New York e alla complessità dei vari livelli del Rockefeller Center, Holl ha voluto creare una città dentro la città, con otto torri residenziali collegate tra loro da ponti sospesi al ventesimo piano. Da qui si ammirano i giardini sul tetto del cinema, ubicato al centro, il parco acquatico che lo circonda, e le cinque collinette ricavate dagli scavi del parcheggio sotterraneo. Seicento impianti geotermici provvedono all’alimentazione energetica mentre tutte le acque vengono riciclate. Le dimensioni e la ricercatezza del Linked Hybrid distinguono questo progetto dalle altre torri e dalle “gated communities”, ovvero cittadelle private, sorte ovunque a Pechino, suggerendo un nuovo modello di vita urbana.

Michael Webb

 
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