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| Ben van Berkel UNStudio |

Haus am weinberg / House Beside a Vineyard

| Stoccarda | Germania |
| Architettura |


059-UN-Studio La “Haus am Weinberg” a Stoccarda è l’ultimo progetto di residenza privata curato da UNStudio dopo la Möbius House a Het Gooi vicino ad Amsterdam (1998) e la VilLA NM nella parte settentrionale dello stato di New York (2007). Lo sperimentalismo del tutto personale di questo edificio richiama i padiglioni per il Millenium Park di Chicago del 2009 e per la Biennale di Venezia del 2008. Nei 50 progetti realizzati dallo studio sinora è evidente il costante interesse per un’architettura che esplora nuove spazialità dove innumerevoli geometrie creano spazi fluidi. “L’architettura è così rigida, così poco duttile ai cambiamenti”, afferma il co-fondatore dello studio Ben van Berkel, ma ricorrendo a superfici a doppia curvatura pensa si possa creare uno spazio “più minimale e al contempo più complesso”. È una contraddizione in termini che mette in relazione architettura e natura mediante l’esplorazione del significato più profondo della disciplina. Alla periferia di Stoccarda il contesto di quest’ultima villa, rivolta da un lato verso il vigneto terrazzato della collina e dall’altro verso la città, è al contempo gradevolmente rurale e suburbano. “Il sito era perfetto”, asserisce Berkel, il quale per questo progetto ha tratto idee dal paesaggio, che si insinua all’interno della struttura ed è visibile muovendosi dentro la casa: “salendo le scale, ad esempio, si può alzare lo sguardo verso la collina”. La villa ha in sé elementi un po’ surreali: rispetta le esigenze abitative dei committenti, è parte viva del paesaggio e ha forma scultorea. Deliberatamente, le sue geometrie includono alcune “scelte difficili”, giustificate dal fatto che, come tutte le realizzazioni di UNStudio, la casa si sviluppa in uno spazio virtualmente privo di colonne e sviluppa questioni tipiche della creatività di van Berkel. Un elemento strutturale centrale, avvitato su se stesso, sostiene la scala principale e organizza la scansione degli spazi principali nei due piani della casa e la sequenza delle prospettive paesaggistiche. “La struttura portante in calcestruzzo è ridotta al minimo, per meglio evidenziare l’idea di un edificio-scultura”, dichiara van Berkel, ed è stata certamente una scelta impegnativa. Copertura e solai sono sostenuti da quattro elementi, il nucleo dell’ascensore, due pilastri e una colonna interna. L’ampia campata aggettante all’interno crea fortissime forze orizzontali nella struttura laterale, quali ci aspetteremmo da un edificio di quindici piani e non di tre, per cui si è resa necessaria una sofisticata analisi tridimensionale della distribuzione dei carichi, oltre a un accurato assetto di rinforzo. Affianca questa architettura principale un’esile struttura d’acciaio sospesa a sostegno della facciata a due livelli della sala da pranzo che ha consentito la realizzazione di una parete vetrata ad angolo, libera da colonne e apribile a scorrimento. Questa dà l’impressione che i muri si sollevino dai due lati della vetrata continua orientata a sud, per poi congiungersi alla linea rialzata del tetto rivolto verso la collina, assumendo sul lato nord-ovest la sembianza di un occhio ammiccante. Entrando da sud, dove sono distribuiti l’alloggio degli ospiti, la cantina e il garage, si attraversa la hall d’ingresso e si sale per una scala disposta in diagonale fino al primo livello; il punto di torsione orientato a nord-ovest si apre alla vista del vigneto e i confini tra interno ed esterno si smaterializzano. Altro scorcio sul paesaggio si ha dal soggiorno dove l’ampia parete vetrata angolare rende la prospettiva ancora più panoramica, poi la scala si avvita verso lo spazio a balconata del secondo livello organizzato a biblioteca. Anche qui, al punto di torsione, lo sguardo spazia sui tre lati della casa, verso nord-est, sud-est e sull’intero lato volto a oriente dove un corridoio dalle pareti in vetro collega le zone notte e benessere. La galleria sembra lievitare sul volume a doppia altezza dell’area cucina/pranzo. Il tavolo bianco della cucina continua sulla terrazza circondata dal giardino a segnare la continuità dello spazio. La fluidità spaziale dei volumi è sottolineata dall’uniformità dei pavimenti in pietra naturale, dal camino e dalle pareti a stucco in argilla bianca con mica riflettente che conferiscono grande leggerezza. La residenza presenta anche spazi di atmosfera e tipologia diversa, quale un ambiente insonorizzato con le pareti rivestite di pannelli in legno intagliato, dove sono collocati il piano a coda e i trofei di caccia. Secondo van Berkel, “l’intreccio decorativo dei segni è una proiezione della sua personalità forte e sognante”. Il volume e la linea del tetto della villa riprendono la pendenza del terreno: nella parte meridionale più bassa la copertura segue la geometria di un tetto spiovente tradizionale, mentre sul lato nord richiama la pendenza della collina. La casa crea “un effetto di visione stereometrica degli spazi”, come se percorrendola essa si sostituisse virtualmente alla veduta sul vigneto, e diventa, come dice van Berkel, “una specie di telescopio capace al contempo di fare eco al paesaggio”. “Talvolta preferisco il colore dei materiali, ma in questo caso mi interessava un colore modernista tradizionale” racconta Van Berkel, “non mi piace porre l’enfasi sull’architettura in quanto tale, ma su ciò che vuole essere. Preferisco farla scomparire, trasformandola in uno sfondo per le persone e il paesaggio”. VilLA NM è più legata al colore del paesaggio, mentre per la Haus am Weinberg “ho scelto volutamente un colore unico per enfatizzare la qualità spaziale del progetto”. Van Berkel è affascinato dal modo in cui “elementi ritmici possono creare uno stato di calma complessa, attraverso il movimento e la ripetizione, come avviene nella musica”. La funzionalità della superficie a doppia curvatura, a cui l’architetto ha fatto ricorso per l’orientamento e la distribuzione delle infrastrutture (nella Central Hall della stazione centrale di Arnhem o nel Teatro della Musica di Graz, 2008) o per favorire effetti di parallassi, “è importante per conferire ordine agli angoli delle superfici. Un parallelepipedo lineare può creare serenità”, ma van Berkel è più interessato alle “qualità ritmiche legate al movimento”.

Lucy Bullivant

 
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