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| Bernard Tschumi Architects |

Alésia Museum Park - Interpretation centre

| Alise-Sainte-Reine | Francia |
| Architettura |


Bernard Tschumi Architects La relazione dell’architettura con i luoghi in cui si accumula la storia costituisce un affondo ricorrente, percorrendo gli elementi del progetto: identificazione, presentazione, allestimento, influsso paesaggistico sono temi con cui confrontarsi, nel programma ideativo e nella costruzione effettiva. In sottofondo, ma non priva di conseguenze, fluisce la correlazione con gli aspetti “dichiarativi” del progetto, basilari riflessioni per inquadrare i rapporti che l’architettura istituisce con un’esperienza sintetica ed attinente in profondità alla simbologia, all’intreccio fra proposizione e consapevolezza. Un tema simbolico per la storia di Francia appare così nel programma per il MuséoParc ad Alésia, il luogo della dorata Borgogna in cui si combatté la battaglia culminante fra Romani e Galli, fra le armate di Vercingetorige e Giulio Cesare, nel 52 a. C. Intersezione fra storia e mito fondativo, celebrazione del fatto d’arme, sentimenti e coscienze, approfondimento archeologico: il progetto attraversa questi terreni d’elaborazione. Bernard Tschumi prende spunto dalle osservazioni in loco, interpreta indicazioni di programma in parziale contrasto, fra esigenze scientifiche espresse dall’archeologia, ed esigenze di riconoscibilità dell’architettura e di comprensibilità nella mediazione culturale. Contraddizioni implicite nell’idea di celebrare ed interpretare una battaglia che forgia la storia, in cui esistono vincitori e vinti; l’architettura si insinua nel paesaggio, propone elementi di naturalezza e di evidenza. Il programma culturale prevede un “centro d’interpretazione”, in cui presentare in multiformi linguaggi l’evento storico e la sua portata nel tempo, e un “museo”, in cui accedere a reperti archeologici e cogliere nella materialità oggettuale la ricchezza della storia. Il progetto evidenzia coerenza e differenze fra i due edifici, assimilandoli nella medesima forma di un corpo cilindrico e connotandoli con i materiali: il centro d’interpretazione, con un rivestimento esterno a radi componenti in legno; il museo, la cui realizzazione è prevista per il 2015, con accentuato uso esterno della pietra. Un’opposizione implicita si esprime nella scelta dei materiali, per richiamare l’assedio, i Galli isolati nella città fortificata sulla collina (l’Oppidum) e i Romani assedianti: pietra e legno, opere di difesa e d’offesa, strutture temporanee e strutture durature. La forma cilindrica corrisponde ad un’idea complessa, per un inserimento controllato nel paesaggio collinare, con edifici le cui altezze non soverchiano la percezione, pur dilatati nella piana sotto l’Oppidum, offrendo nello stesso tempo una visione a tutto campo. Il centro d’interpretazione si situa nella posizione storica dell’accampamento romano per consentire di apprezzare in pieno il luogo e lo svolgimento della battaglia, da un ampio camminamento pergolato sulla copertura. La possibilità di una costante visione verso il paesaggio e le sue connotazioni storiche costituisce un dato basilare del progetto: vetrate a tutt’altezza formano gran parte del perimetro dell’edificio “interpretativo”, parzialmente mascherate dalla struttura in legno che l’attornia, composta da fasce di elementi a diversa lunghezza in obliquo, incastrati sulle traverse che corrono lungo la facciata continua come se fossero cornici marcapiano. Una scalinata in cemento con rampa laterale supera il dislivello del terreno e conduce alla piattaforma nella zona dell’ingresso, che fende ed interrompe su tutta l’altezza il perimetro dell’edificio con una scala esterna di sicurezza. Lastre in metallo serrano il rivestimento alle pareti laterali della fenditura. Lo spazio interno è dominato dalla dinamica delle prospettive: verso l’esterno, attraverso le vetrate e l’orditura lignea di rivestimento; verso l’interno, attraverso linee e strutture dell’architettura. L’immersione in uno spazio circolare a grande altezza denota un “vuoto” significante: è il nucleo dinamico dell’edificio, qui gli alti pilastri obliqui in cemento, che reggono la soletta del piano superiore, formano una selva poderosa ed asimmetrica; qui si allunga la rampa aerea in cemento a vista che sale con un arco di cerchio al piano superiore e contrassegna lo spazio, suggerisce l’idea di ambulacri circolari sovrapposti ed apporta illuminazione artificiale con gli elementi inseriti all’intradosso. La luce naturale permea lo spazio: fasci luminosi dall’alto completano l’apporto delle vetrate laterali sul perimetro dell’edificio, che donano l’intera variabilità della luce solare ed indirizzano alla complessa variabilità dell’esperienza culturale e percettiva. L’edificio è un “centro”, che orienta il percorso verso il piano superiore, per approfondire, godere di restituzioni scenografiche, accedere ad informazioni e studio, interrogare la storia; al piano terra si dispongono gli spazi complementari, per ristoro ed esperienze ludico-pedagogiche.

Francesco Pagliari

 
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