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Home Arretrati 2003/2002 The Plan 01 Museum der Kulturen

| Herzog & de Meuron |

Museum der Kulturen

| Basel | Svizzera |
| Delight |


Herzog & de Meuron Un museo da ampliare e rinnovare, un’importante istituzione culturale cui dare nuova identità: questi gli obiettivi del progetto del Museum der Kulturen di Basilea affidato a Herzog & de Meuron. Ad un paio di isolati dal fiume Reno, nel tessuto denso e compatto della Basilea medievale, l’edificio che ospita il museo, un’architettura classicista di Melchior Berri inaugurata nel 1849, sorge al posto dell’antica sede del monastero Agostiniano sulla collina della cattedrale. Soprannominato il “Museo Universale”, fu progettato per ospitare sia arti che scienze e accoglie oggi una delle collezioni etnografiche più importanti d’Europa grazie a continue donazioni e lasciti. Già nel 1917 fu ampliato dagli architetti Vischer & Söhne per ospitare quasi 40.000 pezzi. Da allora la collezione ha raggiunto i 300.000 oggetti e dal 2001 si è cominciato a pensare ad un’ulteriore espansione. Alla necessità di accogliere una collezione arricchita continuamente da nuovi pezzi e opere d’arte, si è aggiunta la volontà di dare una nuova immagine al Museo, di rinnovare e restituire visibilità ad una delle più importanti istituzioni culturali di Basilea. Ampliare ed estendere l’impronta dell’edificio esistente, in un contesto denso come il centro storico di Basilea, avrebbe penalizzato e ristretto la corte interna condivisa con gli altri edifici dell’isolato. La scelta degli architetti Herzog & de Meuron è stata quella di ripensare il museo a partire dall’attacco a terra e dalla copertura, ridefinendo non solo il volume dell’edificio, ma ridisegnando un nuovo spazio di pertinenza del museo, aperto e inserito all’interno della città, variando e reinterpretando le forme, gli spazi e i materiali tradizionali in chiave contemporanea. Il progetto parte dall’ingresso, prima condiviso con il Museo di Scienze Naturali sulla Augustinergasse, ora separato e indipendente: un piccolo varco collega la Münsterplatz al cortile posteriore del Museo, il Schürhof, prima inaccessibile. La corte irregolare, frammentata e divisa dal patchwork delle antiche proprietà medievali che vi si affacciano, è diventata un’estensione dello spazio pubblico urbano, la nuova piazza del Museo, che accoglie il visitatore e lo conduce all’interno senza soluzione di continuità. Il rivestimento uniforme della superficie, la lieve pendenza verso l’ingresso del Museo creano legami e connessioni in uno spazio intimo e protetto, tra spazio pubblico e privato, tra interno ed esterno. L’ingresso, ad una quota inferiore rispetto al piano stradale, è protetto dal volume del tetto, che sporge sostenendo sette colonne sospese rivestite di vegetazione rampicante. Le colonne verdi conducono lo sguardo del visitatore verso il terzo elemento che caratterizza il Museo rinnovato: la copertura, la cui forma e volume reinterpretano gli angoli acuti e le inclinazioni dei tetti tradizionali della città medievale; un’eccezione che si distingue come chiaro segno di rinnovamento all’interno del quartiere. Tessere esagonali in ceramica, di cui alcune tridimensionali, rivestono il volume irregolare e frastagliato riflettendo la luce del sole: l’effetto luminoso è simile a quello creato sulla trama delle falde della città vecchia. Il telaio di acciaio che sostiene e definisce il volume della copertura permette di avere all’interno uno spazio totalmente libero da colonne e sostegni strutturali: la calma e l’ordine degli angoli retti e delle pareti allineate delle piccole sale dei piani inferiori lasciano il posto al contrasto e alla sorpresa di un ambiente frastagliato e irregolare, sospeso sulla città. La chiusura e l’introversione dei piani centrali, che sembrano custodire e proteggere i tesori del Museo, contrastano con l’apertura e la trasparenza del piano terra, totalmente permeabile e con le ampie aperture del primo piano. Alcune finestre sono state chiuse: sia per restituire ordine, rigore e compattezza alla facciata, sia per avere più superficie espositiva per le opere. La scansione e il ritmo delle sale espositive si ripete uguale per i primi tre piani. Solo due sale fanno eccezione: un’ampia sala al secondo piano illuminata solo da due finestre rivolte verso il cortile e un volume a doppia altezza per le opere più grandi. La ristrutturazione è stata coerente con questa distinzione: nelle sale più antiche sono stati mantenuti i cassettoni originali, in quelle nuove l’orditura delle travi in calcestruzzo segue una sola direzione. Con l’obiettivo di ripristinare la struttura originale delle stanze, sono stati eliminati i controsoffitti e gli impianti tecnici sono stati integrati più discretamente con gli elementi architettonici esistenti. La superficie inclinata, il taglio trasparente dell’ingresso, la sporgenza del tetto, le piante rampicanti e le finestre del primo piano ridefiniscono non solo l’immagine di un museo, ma un intero isolato di città, rinnovato tassello urbano contemporaneo.

 
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