
Situato a sud-ovest della città portoghese di Braga, Celeirós è un sobborgo di origine rurale, un tempo sede di un importante mercato di cereali. Allo storico confine naturale rappresentato dal Rio Este, si sono aggiunte di recente arterie di traffico ad alto scorrimento, che perimetrano l’intera area oggi caratterizzata da una struttura urbana disomogenea e disordinata, all’interno della quale coesistono, senza un disegno preciso, edifici a diversa scala e destinazione, dal residenziale all’industriale. Qui Avelino Oliveira, dello studio portoghese Oval vincitore di un concorso pubblico, ha realizzato un nuovo edificio destinato a ospitare un centro sanitario pubblico per un’utenza di 12.000 persone. L’intervento insiste su un lotto pianeggiante delimitato da una strada ad alto traffico, dal fiume e da un parco, con una buona accessibilità pedonale e carrabile in ogni sua parte. Il progetto si caratterizza per l’estrema semplicità dello schema planimetrico e distributivo, basato su una griglia ortogonale concepita per garantire agli spazi il massimo di flessibilità e adattabilità nel tempo, in relazione a possibili cambi di destinazione e a necessità di adeguamento a nuove tecnologie. All’interno dell’edificio trovano posto, in aree opportunamente separate, un primo nucleo che comprende reception, accoglienza, sala d’attesa e servizi per l’utenza, una seconda zona occupata dagli uffici e dagli ambulatori e un ultimo settore che ospita gli spogliatoi dello staff oltre a spazi tecnici, magazzini, all’area computer e al garage. All’essenzialità del volume fa da contraltare la facciata, movimentata dalle pareti sagomate secondo inclinazioni asimmetriche, alternate a porzioni di facciata vetrata, che creano un suggestivo gioco prospettico di luci e ombre. Le fondazioni arretrate rispetto al profilo esterno danno l’impressione che l’edificio sia leggermente sollevato rispetto alla linea di terra, sottolineando la geometria del volume. Le vetrate a totale scomparsa all’interno della parete accentuano ulteriormente il contrasto tra pieni e vuoti, tra sporgenze e sfondato. I pannelli sagomati richiamano volutamente l’architettura industriale presente nell’intorno, ma la ridimensionano in termini di scala per formare un edificio organico e cangiante, che appartiene sì al contesto, ma vi si distingue senza volersi imporre e senza entrare in contrasto con le preesistenze. Nella realizzazione dell’edificio i progettisti si sono affidati a materiali tradizionali e a sistemi costruttivi correnti: per i pannelli di facciata la scelta iniziale di utilizzare il calcestruzzo, di più semplice esecuzione, è stata abbandonata a favore del laterizio intonacato, al fine di evitare giunti e discontinuità superficiali e a vantaggio del risultato formale; per le facciate vetrate a tutta altezza è stato scelto l’alluminio, mentre gli arredi e le finiture interne sono in legno laccato bianco. Unica nota scura il pavimento interno in vinile, che contrasta con il candore delle superfici verticali.