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Home Arretrati 2009 The Plan 38 Costruire emozioni e memorie

| Werner Tscholl |

Costruire emozioni e memorie

| Cermes | Italia |
| Architettura |


056-werner Il passo alpino del Rombo (2.509 m sul livello del mare), fra Italia ed Austria, collega la val Passiria (Alto Adige) e la Ötztal (Tirolo), con un ardito tracciato a stretti tornanti che si inserisce armonicamente nel paesaggio: una strada di valico recente, inaugurata sul versante austriaco nel 1959 e sul versante italiano nel 1968, che in parte ricalca e incrocia la storica via di comunicazione fra i versanti alpini, luogo di sviluppo per i traffici mercantili sull’asse sud-nord sin da epoche antiche. Il progetto costruttivo d’ingegneria per la nuova strada, dai rilevanti caratteri turistico-panoramici, si era già mosso in un ambito d’armonizzazione ambientale, utilizzando i materiali locali, pietre levigate per le opere edili complementari, i muri di contenimento, i paracarri, i ponti. L’occasione dei festeggiamenti per la ricorrenza del 50° anniversario dall’inaugurazione introduce l’idea di un progetto di valorizzazione ulteriore per il valico alpino, affidato all’architetto Werner Tscholl: la formazione di cinque “stazioni” lungo un percorso che diviene concentrazione di sensazioni e di emozioni, fra storia e natura. Oggetti architettonici inseriti nell’ambiente traguardano l’orizzonte ed accompagnano la strada del valico, che si struttura al di là delle frontiere degli Stati: costruzioni che evidenziano i luoghi e le loro potenzialità di sensibili esperienze, e indicano temi d’approfondimento verso la memoria e la storia. Sculture architettoniche segnano i due versanti, nell’idea che le forme geometriche si staglino sugli scoscesi pendii e mantengano un legame stretto con la concrezione di storia e natura, con scelta accurata di materiali omogenei ed integrati alla natura dei luoghi. La barriera per il pedaggio di transito si trasforma in un punto d’osservazione ardito, che aggetta per fornire scorci panoramici (la “stazione Ponticello”); il volume nitido dedicato alla “stazione Contrabbandiere” narra i modi storici di trasporto delle merci e delle derrate nelle gerle a spalla, incidendo nel volume la silhouette di una figura umana a formare un’apertura sulla valle austriaca. Il “Museo del Passo” si pone a mezza via fra le frontiere, come un masso erratico che sorge su uno spuntone roccioso, librandosi in parte nel vuoto, e contiene la storia del passo, delle via di transito, i reperti antichi in una sorta di “grotta” riparata. Sul versante italiano, il “Telescopio” propone l’esplorazione dell’ambiente alpino; i “Granati” richiamano la formazione geologica delle montagne: la struttura a reticolo cristallino è una piattaforma prospettica, i cui segmenti geometrici si illuminano con discrezione, la struttura compatta e chiusa diviene luogo espositivo. Si compone così un percorso di monumenti contemporanei, che addensano emozioni e rendono percepibile l’intreccio fra natura e storia. Un medesimo sviluppo d’intrecci geometrici solidifica il progetto per la casa S, un edificio che si arrocca su lievi dislivelli del terreno: il piano interrato per cantina, deposito ed impianti tecnici; un piano con stanza per gli ospiti e sauna, che media fra i dislivelli del lotto e si addossa in parte al terreno; i due piani fuori terra, per le zone giorno e notte. L’architettura si affida a materiali di tradizione, con murature in mattoni intonacate, legno per i rivestimenti, serramenti in legno ed alluminio; all’esterno, un lungo muro corre in direzione sud e reinterpreta la definizione dei segni di confine. La residenza esprime un duplice volto: a nord, la geometria è lineare, un volume intonacato con ridotta presenza di finestre che costituisce una sorta di involucro generale dell’edificio; nel prospetto sud, il volume si apre totalmente, come per contenere un secondo involucro, componendo “una casa nella casa”. L’affaccio a sud è articolato, le pareti trasparenti seguono una linea spezzata che definisce spazi protetti: lungo il piano terreno si apre una vetrata a tutt’altezza su uno spazio pavimentato in listelli di legno, una terrazza riparata dall’aggetto della copertura che introduce relazioni privilegiate interno-esterno, ponendo in connessione la luminosa zona soggiorno col prato, le coltivazioni ed il paesaggio montuoso di sfondo. Al livello superiore, due logge con parapetto in vetro mediano la relazione fra interno ed esterno nella zona notte. La residenza si fonda sui principi della “casa passiva”, con pompa di calore che sfrutta i gradienti termici del terreno con sonde ad elevata profondità; collettori solari e celle fotovoltaiche in copertura assicurano il soddisfacimento del fabbisogno di energia elettrica.

Francesco Pagliari

 
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