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| OMA Rem Koolhaas |

Maggie’s Cancer Caring Centre

| Glasgow | Scozia |
| Architettura |


055-maggies-cancer-rem-koolaas I Maggie’s Centres, alcuni dei quali firmati da architetti prestigiosi, sono centri di assistenza che offrono agli ammalati di cancro un posto confortevole e tranquillo. Fondati 15 anni fa come ente di beneficenza da Charles Jencks, teorico del postmodernismo, in memoria della moglie Maggie Keswick Jencks, sono attualmente 15 in tutto il Regno Unito, ubicati presso strutture ospedaliere.
Di prossima apertura i Centri di Nottingham (architetto Piers Gough di CZWG) e Swansea (Kisho Kurokawa), cui seguiranno Aberdeen in Scozia (Snøhetta) e Hong Kong (Frank Gehry); altri tre sono in cantiere a Londra. Ogni paziente in terapia, così come il parente che ha subito un lutto, può accedervi per trovare conforto e contatto umano, ricevendo sostegno psicologico e informativo. I Centri, pensati per stemperare l’atmosfera asettica dei reparti oncologici statali, presentano soluzioni architettoniche luminose e aperte, articolate intorno a una grande cucina con una tavola comune che crea un’atmosfera domestica calda e rilassante. Non si esercitano pressioni sui pazienti che preferiscano ricorrere soltanto all’assistenza psicologica offerta in una delle salette riservate. Quest’anno la British Medical Association ha sollecitato le organizzazioni terapeutiche a dare priorità al design, e l’architettura dei Centri è stata di riferimento per rispecchiare un ideale umanitario molto sentito.
Il nuovo Maggie’s Centre di Glasgow di OMA è il primo edificio completato dallo studio nel Regno Unito. Per questa opera straordinaria OMA ha scelto un’altura erbosa sul retro dell’ospedale Gartnavel, una struttura degli anni ‘70, di fronte a un ex ospedale psichiatrico in stile gotico. Il nuovo padiglione è articolato su un unico livello, e la copertura piana in lastre di cemento si protende fino a 8 metri creando piccole terrazze verso la collina.
Gli ambienti sono disposti a raggiera intorno a una corte centrale dove è intervenuta Lily Jencks con la scelta e la distribuzione delle piante. L’immagine che trasmette è di una residenza privata confortevole in cui potersi trovare in quiete. Gli interni si sviluppano come una sequenza di elementi a L connessi ma al contempo distinti in base alle funzioni. Porte scorrevoli verso la collina creano spazi riservati per le consulenze, perfettamente integrati con aree comuni più aperte e spaziose. Sempre su questo versante ma sul lato interno, pareti vetrate scorrevoli a tutta altezza creano una totale trasparenza, mentre pavimenti e pareti in calcestruzzo suscitano una sensazione materica. I pavimenti a livelli sfalsati seguono la conformazione del terreno, e le sale sono collegate da percorsi in lieve pendenza. La zona cucina, con una parete attrezzata in resina traslucida, si apre sul paesaggio con grandi vetrate a tutta altezza. Una piccola sala da pranzo dà accesso alla zona lavoro inondata dalla luce che penetra da grandi finestre aperte sul bosco e sulla città. Il paesaggio crea “uno spazio protettivo che circonda il padiglione facendone un mondo a parte; chi entra percepisce un diverso ritmo e stabilisce un rapporto emozionale con la natura circostante” - spiega Lily Jencks. Il giardino interno radica l’edificio al suolo, che lo sostiene con leggerezza suggerendo la metafora di un ambiente di aiuto.
Tre ambienti sul lato collina, con l’aspetto di salottini gradevolmente arredati, ospitano punti d’ascolto; fra questi s’innesta un piccolo spazio, la cui forma richiama il ventre materno, rivestito con listelli di olmo. I soffitti sono attraversati da corsi regolari di tavole in legno che li fanno risaltare. Ellen van Loon, partner di OMA, spiega che questo effetto è stato ottenuto utilizzando il tavolato in legno come una cassaforma sulla quale è stato gettato il calcestruzzo successivamente verniciato.
‘La sequenza spaziale è un avvicendarsi di zone più aperte e spaziose e di angoli più intimi e raccolti, e la validità del Centro deriva dal senso di accordo e serenità che la gente vi prova. Lo spazio fluisce avvolgente e informale, senza suddivisioni, corridoi nè atrii, e ogni settore ha l’impronta di una stanza d’abitazione. Qualcuno ha criticato il padiglione, visto come un esperimento di ricerca, ma è più corretto vederlo nel contesto degli edifici di OMA, organizzati intorno a una rampa, come evoluzione del linguaggio fra formale e informale in risposta all’incarico ricevuto da Jencks, vecchio amico di Rem Koolhaas e suo tutor all’Architectural Association di Londra.
Con il suo mix di spazi aperti e riservati, il Centro è un edificio discreto che dialoga con il contesto naturale, particolarmente interessante in una città piena di costruzioni in pietra scura. Gli abitanti di Glasgow non amano l’architettura monumentale e questa struttura non si smaterializza completamente nel paesaggio, ma mantiene una sua identità e la sua apertura sia verso l’interno sia verso l’esterno ne fa l’espressione di un’opportunità di connessione fra architettura e paesaggio, simbolo nascosto della sua ragione d’essere.

Lucy Bullivant

 

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