L’acqua connota il territorio del Bangladesh, i fiumi scorrono dalle catene montuose verso il Golfo del Bengala nell’intrico del delta, le inondazioni ricorrenti coprono notevole parte del Paese lasciando un fertile strato fangoso. Nelle architetture progettate da Rafiq Azam (Studio Shatotto - Architecture for Green Living), l’acqua assume un rilievo importante, reminescenza e simbolo dell’elemento naturale che contraddistingue la pianura. Nella residenza S.A. a Dacca, metropoli capitale del Bangladesh, gli specchi d’acqua partecipano alla caratterizzazione dell’edificio pluripiano: veli d’acqua a piano terra, piscine ai livelli superiori dichiarano adesione alla simbologia e nello stesso tempo offrono particolare utilità funzionale, nel fornire ristoro diretto e nella mitigazione climatica apportata per l’inerzia termica dei volumi d’acqua e per l’effetto di raffrescamento ottenuto con i doccioni d’acqua corrente. Natura all’interno della residenza: dimostrazione di una visione di qualità architettonica e di una concezione ecologica, che vengono a confluire in un tessuto densamente urbanizzato, in un edificio che rappresenta una grande villa urbana contemporanea, del tutto concentrata verso l’interno. La presenza degli specchi d’acqua, con la barca tradizionale in legno per ”navigare” il piano terreno, si unisce alla formazione di superfici erbose, piccoli prati che appaiono negli spazi aperti della residenza, allo sviluppo di alberi tropicali e all’introduzione di porzioni di giungla: la natura progettata diviene nucleo centrale della composizione, si distende sui vari livelli di piano, determina le proiezioni degli spazi abitativi su questi tasselli naturali. Ambienti complanari agli specchi d’acqua, visioni dall’alto sulle corti interne composte d’acqua e vegetazione, logge e “ponti” nella chiave della trasparenza costituiscono relazioni complesse nell’intricato sviluppo della residenza, la cui disposizione di pianta nei diversi piani persegue idee di compenetrazione e sovrapposizione di spazi e volumi. Le sagome ortogonali dei volumi compongono l’edificio come un gioco di incastri sovrapposti, avviluppati dalle essenze rampicanti che si allungano nelle facciate interne. Fondamento di progetto è la relazione variabile con la luce. Esperienze sensoriali negli spazi: luminosità diretta ed ampia da pareti vetrate, luminosità selettiva dalle finestre verticali od orizzontali che interrompono le pareti in cemento a vista, luminosità mediata dalla copertura trasparente sulla corte d’acqua interna, luminosità riflessa dai veli d’acqua che lambiscono gli spazi abitativi dell’edificio. Grandi oculi, che forano la soletta di copertura in aggetto sulle terrazze dell’ultimo piano, e pergolati con travi in cemento o in legno segmentano ulteriormente la qualità luminosa dell’abitare. I materiali si incrociano e differenziano: i prospetti hanno porzioni con rivestimento in mattoni a vista, in contrapposizione alla predominanza delle lisce pareti in cemento a vista, nelle facciate sulle corti e negli interni; serramenti in legno o in metallo, per le finestre e per le “verande” vetrate che ospitano le varie scale ad unica rampa agganciate alle pareti per i collegamenti verticali fra le parti della residenza; vetro opacizzato per le balaustre alle balconate. Infissi in legno e griglie dispongono correlazione fra luce ed ombra, arricchiscono i confini perimetrali degli ambienti interni, come i tasselli e i settori di rivestimenti in legno, che punteggiano le pareti interne, impreziosiscono la percezione delle stanze e dei luoghi di passaggio, aggiungendo tonalità di colore nella sequenza delle lastre in cemento. L’insieme della residenza si costituisce così di elementi semplici in sé, che si proiettano in correlazioni complesse fra le parti, frammentando i nuclei abitativi e ricomponendone l’unità attraverso il colloquio con gli elementi della natura, resi partecipi dell’architettura.Francesco Pagliari








