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Studio Transit

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054-studio-transit-2 Transit è stato costituito nei primi anni Settanta. Quaranta anni durante i quali si è caratterizzato come uno tra gli studi professionali maggiormente attivi nella capitale. Ha realizzato infatti numerose stazioni della metropolitana; complessi di edilizia economica e popolare e tre torri al Tiburtino diventate elementi del landscape urbano; centri commerciali come Cinecittà Due; palazzi per uffici quale il Ministero della Salute a viale Oceano Pacifico; piani urbani, per esempio la nuova centralità di Europarco-Castellaccio di 805.000 metri cubi. A partire dal 2005 lo studio ha intrapreso un percorso di rinnovamento per sostituire due dei soci fondatori venuti a mancare, Maurizio Macciocchi e Evaristo Nicolao, e un terzo, Danilo Parisio, che ha optato per un proprio percorso nel campo della progettazione degli interni. A Gianni Ascarelli si sono affiancati Roberto Becchetti, Manuela De Micheli, Alessandro Pistolesi, Sergio Vinci. Tra gli edifici che meglio illustrano l’attività dello studio oggi è il recente complesso per circa novanta alloggi a Casalbertone. L’intervento, ubicato in un’area della prima cintura periferica romana interessata da fenomeni di sviluppo immobiliare, testimonia un atteggiamento progettuale insieme innovatore e tranquillizzante. Innovatore perché punta a un disegno di aspetto contemporaneo, utilizzando forme dinamiche, alcune di matrice decostruttivista, e materiali moderni in linea con quanto è stato sperimentato in altre città europee meno tradizionaliste della nostra capitale. Tranquillizzante perché si tratta di operazioni a cubatura zero, che cioè non aggiungono nuove quantità alle volumetrie precedenti sostituite, ridisegnate e organizzate. Inoltre, in linea con quello che è un approccio italiano, gli edifici dialogano con il contesto e le preesistenze: evitando brusche discontinuità con la geometria stradale e lo skyline urbano e affiancando, ai materiali moderni, anche alcuni tipici del luogo. Vi è, infine, un occhio attento alla sostenibilità che porta alla realizzazione di manufatti certificati in classe A con Casaclima e con il sistema americano LEED (Leadership in Energy and Environmental Design). L’edificio di Casalbertone, che nasce in sostituzione di una fabbrica del ghiaccio, si sviluppa lungo un lotto rettangolare interrotto da una strada interna e fronteggiante l’asse stradale che vertebra il quartiere. Da qui una strategia progettuale in tre mosse. Organizzare una facciata più rappresentativa, rivestita in travertino, lungo l’affaccio su strada. Organizzare i prospetti sugli altri tre lati del lotto come un sistema continuo di logge rivestite da lamiere microforate e oscurate da un sistema di pannelli scorrevoli dello stesso materiale. Concepire la divisione in due dell’edificio determinata dalla strada interna come una lacerazione che genera un articolato sistema di balconate curviformi. L’obiettivo è duplice. Da un lato contrapporre alle facciate metalliche e rettilinee un doppio prospetto morbido e accattivante. Dall’altro garantire uno spazio in between tale da poter diventare il centro ideale del lotto: un luogo, formalmente ben caratterizzato, in grado di contrapporsi a una certa uniformità e squallore dell’area periferica circostante. La scelta di materiali inconsueti, almeno rispetto alle tecniche edilizie generalmente adottate nella capitale, ha comportato un accurato controllo dei dettagli sia in fase di progettazione che di cantiere. “Il controllo è stato paradossalmente più accurato - ci racconta Gianni Ascarelli - proprio là dove la realizzazione appare più semplice. Per i terrazzi con parapetti curvi intonacati bianchi abbiamo dovuto per esempio utilizzare resine per evitare di compromettere il disegno di insieme con una interminabile sequenza di soglie o scossaline”. Inoltre per evitare che le logge nel tempo potessero essere deturpate con infissi posticci, sono riscaldate ricorrendo ad un impianto centralizzato: permette di utilizzarle anche d’inverno, facendo venire meno l’esigenza di chiuderle con interventi parcellizzati ed estemporanei. Sui muri esterni della facciata all’interno delle logge sono state applicate maioliche scure a spacco di fabbricazione giapponese. Le porte interne sono in corten. Con il loro effetto materico contribuiscono a valorizzare i miniappartartamenti, collocandoli su una fascia medio alta di mercato. Così come contribuisce alla valorizzazione del complesso la scelta di affidare il disegno dei garage interrati all’architetto, italiano di nascita e spagnolo di adozione, Teresa Sapey, nota per aver saputo realizzare spazi vivibili e colorati a Madrid anche là dove prima vi erano solo stalli squallidi e poco accoglienti. Negli androni, infine, sono previste installazioni d’artista. Il secondo edificio a cubatura zero è il complesso multifunzionale al Lungotevere degli Artigiani, realizzato a seguito della demolizione di un complesso di officine per la riparazione e manutenzione delle auto. Tutta la cubatura è stata disposta lungo una sottile lama di una decina di livelli fuori terra e tre interrati destinati alle auto. Formalmente l’edificio, che riprende il filo di quelli adiacenti, è caratterizzato da portali in cemento armato i cui setti fuoriescono come se fossero degli enormi brise soleil verticali, ciascuno orientato lungo una direzione leggermente diversa rispetto agli altri. A contrastare con la plasticità dei setti, che scandiscono le logge degli appartamenti, è la scatola vetrata dei primi due piani destinata a centro sportivo e lo spazio parzialmente svuotato del terzo piano anch’esso destinato ad attività sportive. Tali artifici servono tutti a modulare la luce che, con i suoi forti effetti chiaroscurali, è il tema principale sul quale è organizzato il progetto. Il terzo intervento è la ristrutturazione di un palazzo ad uffici nel quartiere EUR a piazza Don Luigi Sturzo, proprio di fronte al celebre edificio di Saverio Muratori che per lungo tempo fu la sede della Democrazia Cristiana. Transit per contrapporsi al pastiche stilistico muratoriano opta per una doppia pelle pensata come una sommatoria di moduli più piccoli che si distanziano dal filo facciata, alcuni di 80 centimetri, altri di 140. La pelle esterna, che è selettiva, filtra i raggi del sole. Quella interna, che è basso emissiva, provvede al contenimento termico. Ai due lati, due fasce verticali in travertino provvedono ad agganciare idealmente l’edificio al contesto circostante, anche se a mio avviso - e questo vale anche per la facciata in travertino di Casalbertone - di questo link se ne sarebbe potuto fare a meno. In alto nel terrazzo, alcune travi a sbalzo, visibili dalla piazza, sono state predisposte per agganciarvi, una volta che si deciderà di installarli, i pannelli fotovoltaici. Sempre travertino nell’androne che ricorda, nella severità del disegno, alcune opere di Mario De Renzi. Ma che ha anche un tocco contemporaneo grazie all’uso di pareti verdi. All’interno lo spazio del cortile è illuminato dai solar tube che captano la luce dal cielo, e attraverso un sistema di specchi, la dirigono là dove più serve.

Luigi Prestinenza Puglisi

 
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