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| Neil Denari |

A Habitable Sculpture in Lower Manhattan

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Neil Denari Percorrere la High Line, la ferrovia sopraelevata per il trasporto merci a Lower Manhattan riconvertita a parco lineare, dà l’impressione di essere immersi nel verde ed offre scorci suggestivi sulla città. Potrebbe finire soffocata da edifici anonimi, ma per il momento poche sono le discontinuità in questo spettacolare panorama che va dall’Empire State Building ai bassi edifici di Chelsea e del West Village fino al porto. Di sfuggita s’intravvedono lungo la Westside Highway le opere di Jean Nouvel e Frank Gehry. Il loro vicino più significativo, un edificio residenziale in vetro e acciaio, si sviluppa per 14 piani fino ad affacciarsi a sbalzo sul parco: è l’HL 23, il nuovo grattacielo di NMDA, lo studio di Neil M. Denari con sede a Los Angeles, esempio di come si possano superare, con risultati positivi, i rigidi vincoli del regolamento edilizio di New York. “Nella zona occidentale di Manhattan - Denari la definisce il Wild West della città - è più facile uscire dalle regole. è un territorio ancora disorganico, con grandi magazzini e pochi residenti per sollevare obiezioni”. Una situazione, questa, destinata a cambiare molto in fretta con la trasformazione della zona in quartiere residenziale. Due imprenditori alla loro prima iniziativa immobiliare hanno colto l’occasione di sfruttare un piccolo sito lungo la High Line prima dell’apertura del parco commissionando a NMDA un progetto radicalmente nuovo. Nella primavera del 2005 gli architetti hanno proposto trenta ipotesi di lavoro in sei settimane, spingendosi oltre i limiti per creare un edificio dalla forma elegante che fosse in relazione armoniosa con il parco ma in grado, al contempo, di trarre il massimo vantaggio dallo spazio disponibile. “Doveva inserirsi ma al tempo stesso distinguersi” spiega Denari. “Il progetto si sviluppa dall’interno verso l’esterno, aumentando gradatamente in superficie. Volevamo creare una forma con una superficie continua, ed evitare l’aspetto convenzionale di torta nuziale con i piani rientranti”. Infatti, l’edificio presenta una parte sporgente e una rientrante con uno sbalzo alla sommità di 1,5 metri a est sul parco e a sud su un binario di raccordo. Il plastico è stato sottoposto per l’approvazione preliminare alla commissione urbanistica della città, la quale ha concesso sette delle otto deroghe richieste nella speranza che il complesso diventasse un punto di riferimento per futuri interventi. Un edificio di tale complessità necessita tempo per la preparazione e la realizzazione: due anni infatti sono stati spesi per ottenere tutti i permessi e per individuare i produttori che rispondessero ai requisiti specifici del budget. Il fatto che quasi tutti i materiali si siano dovuti reperire all’estero fa riflettere amaramente sul declino dell’industria americana. I grandi pannelli vetrati a tre strati della facciata e i sottilissimi montanti in acciaio inossidabile sono stati importati dalla Cina, l’acciaio della struttura dal Canada, la gronda in acciaio nervato dall’Argentina e l’alluminio nero anodizzato che nasconde i servizi in copertura dal Regno Unito. Ritardi imprevisti e la ricerca della perfezione hanno prolungato i tempi di costruzione a quattro anni, ma gli impresari, Alf Naman e Garrett Heher, non si sono arresi. La struttura portante della maggior parte degli edifici residenziali di New York è in calcestruzzo; nell’HL 23 è l’acciaio a sostenere le travi a sbalzo. “Mi piace lavorare con la struttura piuttosto che con le immagini del progetto e poi applicarvi l’ingegneria”, racconta Denari. La struttura perimetrale di travi in acciaio è a vista, protetta da pittura ignifuga; le diagonali, per enfatizzare la loro presenza, si sviluppano su tre o quattro piani; le solette dei pavimenti in calcestruzzo sono eccezionalmente sottili, accortezze che fanno sembrare l’edificio più alto e più leggero. Il rivestimento vetrato riporta in facciata il disegno strutturale attraverso una serigrafatura traslucida che proietta le linee della struttura sulle facciate continue, in modo da rendere visibili le diagonali dall’esterno anche con gli avvolgibili motorizzati abbassati per protezione visiva e solare. I bordi serigrafati dei vetri sono di diversa fattura e presentano angoli arrotondati che smussano i vertici acuti, conferendo alla facciata profondità e dinamicità e dialogando con la percezione visiva e sensoriale. Il cliente aveva pensato di rinunciare a questa soluzione per risparmiare 180.000 dollari ma poi, resosi conto di come sarebbe sembrata inespressiva la facciata senza questo rivestimento, accondiscese a finanziarlo. La fluidità del profilo è valorizzata dai giochi di luce sul prospetto orientale rivestito in pannelli di acciaio satinato realizzati a Buenos Aires. Come nella Beekman Tower di Gehry, i pannelli sono configurati con quattro pattern differenti per dare all’edificio maggiore dinamicità ma qui, in un edificio alto un quinto, il rilievo è più discreto e crea un effetto di grande eleganza suggerendo l’immagine di un corpo femminile solido e sensuale fasciato in un vestito di seta increspato dalla brezza. Proseguendo nella metafora, analogamente a uno spacco laterale che si apre in una gonna, in un taglio del prospetto orientale si aprono strette finestre che si integrano nella parete continua. HL 23 emerge dal contesto industriale della High Line e l’effetto che suscita, incontrandolo, è sorprendente. Scherzando, Denari racconta che l’edificio è stato fotografato così spesso, anche prima del suo completamento, che presto entrerà nel novero dei landmark di New York e delle cartoline vendute a Times Square. Il lusso in questo edificio risiede nei volumi, nella luce naturale, nei materiali e nell’accuratezza dei dettagli. Nella lobby, completamente bianca, Neil Denari e Stefano Paiocchi hanno progettato un banco reception a sbalzo scolpito a mano da uno scultore italiano in un singolo blocco di marmo. Al piano terreno si sviluppa un appartamento indipendente su due livelli con giardino privato e alla sommità un attico duplex con una altana interamente vetrata circondata da una terrazza. I nove appartamenti centrali occupano un piano l’uno e sono leggermente diversi di taglio e di altezza. Gli interni minimalisti con pavimenti di quercia e bagni rivestiti di marmo screziato sono stati progettati da Thomas Juul-Hansed, architetto danese con studio a New York che in precedenza aveva lavorato con Richard Meier. Ma in questo edificio, rispetto alla maggioranza dei condominii esclusivi, è l’architettura che prevale. I piani inclinati in vetro incorniciano il cielo, i grattacieli in lontananza e, in primo piano, i serbatoi d’acqua oltre alla vegetazione lussureggiate lungo la High Line. Interno ed esterno formano un tutto unico organico, il cui fascino contribuisce a dar forma allo spazio pubblico e viene condiviso da residenti e passanti. Denari ammette: “Fondamentale era valorizzare l’investimento. Un edificio nei limiti dell’involucro permessi non avrebbe potuto superare i 7.5 x 21,5 metri e quindi non sarebbe stato redditizio dal punto di vista finanziario. Inoltre, volevamo valutare anche la possibilità di potenziare il mercato per questo tipo di edificio e che fosse di grande impatto sulla città”. New York è piena di grattacieli “a collo di giraffa” che sfruttano i diritti aerei per superare i rapporti usuali superficie-altezza; in Madison Square, a sei isolati verso est, ne abbiamo un esempio esagerato. HL 23 va in direzione opposta: offre proporzioni intime e urbane, sfida la tirannia della griglia e rompe l’inflessibile ortogonalità dello sviluppo convenzionale. Quanti altri clienti faranno lo sforzo di misurarsi con questa sfida?

Michael Webb