Prima di fondare lo studio omonimo di architettura, Barton Myers pilotava caccia supersonici per l’aviazione degli USA; come architetto, però, ha i piedi ben piantati per terra. Suo primo maestro è stato Louis Kahn e il suo rispetto per la tradizione classica è comprovato da una serie di strutture teatrali premiate e ispirate ai teatri d’opera italiani. La pianta a ferro di cavallo viene reinterpretata in modo originale e l’impiego di parti mobili ne consente la riconfigurazione per necessità diverse: una fusione di passato e presente che arricchisce la produzione poliedrica di un modernista che condivide con i suoi precursori il sogno di un’architettura razionale e di progetti facilmente replicabili. Nel corso dell’ultimo decennio, Myers ha concretizzato questi ideali in una serie di case in acciaio: un concept realizzato per la prima volta nel 1970 a Toronto. Myers concepisce ogni progetto come un prototipo, che sia d’interesse da un punto di vista spaziale ed espressione dello spirito dell’epoca. Condizioni, queste, chiaramente evidenti nella residenza, spazio abitativo e di lavoro, costruita per sé e la moglie Vittoria all’ingresso di un canyon a Montecito, circa 130 km a nord-ovest di Los Angeles. Come suggerisce il nome, colline verdi e clima mite evocano la riviera italiana e le costruzioni sono prevalentemente in stile “mediterraneo”, con intonaco chiaro e mattoni in cotto. I Myers abitavano una casa con queste caratteristiche sulle colline di Hollywood, ma desideravano qualcosa di meno convenzionale. La nuova realizzazione prevede lo studio in cima al ripido pendio, l’alloggio per gli ospiti e i garage nella parte bassa e la collocazione del corpo principale della casa su una piattaforma al centro, un progetto che non intacca la bellezza del paesaggio e ne conserva gli alberi. Ogni nucleo si apre alla vista del lontano oceano e degli impianti petroliferi nel canale di Santa Barbara che di notte brillano come tante lucciole. Diverse le fonti d’ispirazione. “All’inizio”, ricorda Myers, “ho pensato alle prime case di Wright, alla casa-studio di Schindler a West Hollywood, al Padiglione di Mies van der Rohe a Barcellona, volumi dalle geometrie essenziali che racchiudono spazi abitativi e giardini”. Questa, una prima fonte di idee; poi Monticello, la casa di Thomas Jefferson in cima a una collina in Virginia ispirata alle ville del Palladio e che ha dato il nome a questo luogo della California. “Le ville palladiane”, sostiene Myers, “hanno proporzioni straordinarie e rimangono fresche e arieggiate anche in piena estate”. Altro importante modello ispiratore, la casa-studio che Charles e Ray Eames costruirono nel 1949 su un terreno che fronteggia l’oceano. Myers ricorre a una struttura intelaiata in acciaio per le stesse ragioni degli Eames: per definire ampi volumi senza significativi aumenti di costi, per garantire flessibilità nell’assemblaggio dei vari pezzi e precisione nell’esecuzione, per erigere una struttura in tempi brevi e in zone remote. Inoltre, pensava che una casa così singolare potesse servire da prototipo per alloggi a prezzo contenuto in situazioni di alta densità abitativa. Padiglioni a tutta altezza incorniciati da una struttura in acciaio con porte vetrate a riquadri a scorrimento verticale creano un unico ambiente con la terrazza antistante, mentre saracinesche in acciaio avvolgibili garantiscono sicurezza in assenza dei proprietari, protezione da incendi e riparo dal sole. Sulle coperture piane, vasche basse raccolgono l’acqua rimessa in circolo da cisterne a monte e isolano ulteriormente gli interni dal calore estivo: è la natura che si fa carico del raffrescamento dell’aria. Sulla copertura dell’alloggio degli ospiti corre una piscina ad una corsia. “Non volevo usare il legno, ma il mio costruttore era riluttante a usare montanti in acciaio con un pesante carico d’acqua sul tetto in una zona sismica,” spiega Myers. “Il legno ha una migliore azione antisismica e permette connessioni migliori. Decidemmo di creare un ibrido utilizzando una struttura in acciaio per lo studio e le zone living delle due case e un telaio in legno intonacato per la zona notte più bassa sul retro. Ambedue le strutture lavorano con la stessa efficienza per il sostegno della massa d’acqua. Comunque, siamo riusciti a trarre tutti i vantaggi possibili dai componenti manufatti che con grande flessibilità si possono mettere in opera in loco. Il volume dello studio è pari ai due terzi di quello della casa, ha la stessa altezza ed è costruito con gli stessi materiali. Il mio obiettivo era raggiungere un’alta modularità e praticità per abbattere i costi al minimo”. L’armonia si raggiunge con la cura dei dettagli e nel modo in cui un edificio rispecchia e accoglie il paesaggio. I contenitori delle saracinesche fungono da architravi e le guide delle lampade industriali proiettano giochi di ombre sulle pareti intonacate delle ali laterali. Gli interni sono di grande semplicità. Il lusso è dato dalla grande altezza che offre una vista a 360 gradi e dalla luce ben calibrata che entra dalle alte finestre a nastro che incorniciano le colline e gli alberi circostanti. A sud, il tetto aggettante ripara d’estate dal sole di mezzogiorno e d’inverno protegge l’interno. Non ci sono tende o avvolgibili in quanto le pareti del canyon formano una protezione naturale e non ci sono case vicine. La camera padronale e degli ospiti sono dislocate nelle dépendance a fianco e sul retro della zona living, separate da bagni e servizi collegati da un corridoio che scorre dietro una doppia scaffalatura di libri. L’arredo non è pretenzioso e tappeti ricoprono i pavimenti in cemento levigato. Come nella Casa Eames le superfici dure e gli angoli acuti sono ammorbiditi dai giochi di luce e dai riflessi del verde. L’acqua sgorga dal tetto della dépendance degli ospiti creando un mormorio rilassante. Alberi e pietre fiancheggiano i tre padiglioni, ancorandoli alla terra. Tutte le colture della collina, viti, olivi e aranci, sono piante da frutto tranne la Cyanotis che in primavera si copre di una fioritura bianca simile al corniolo. Una siepe di fico d’India (che contiene acqua) serve da protezione contro gli incendi. Una terrazza in granito collega la casa al paesaggio dove blocchi di roccia affiorati durante lo scavo delle fondazioni e spezzati emergono dal terreno come rovine di colonne greche. La piscina riflette gli alberi e le finestre la luce, alleggerendo l’edificio e sottolineando la bellezza di querce e pietre. La casa è stata costruita a un prezzo competitivo e la sua struttura a vista in acciaio galvanizzato richiede poca manutenzione. È funzionale come una fabbrica ma la collocazione e le ampie proporzioni evocano i templi classici e rinnovano la tradizione californiana di portici ariosi che sporgono da blocchi di mattoni. Qui, tutta l’area living si presenta come un grande portico, ombreggiato e fresco, dietro al quale emerge la massa solida del muro delle camere da letto e del nucleo dei servizi: un esempio di ciò che Richard Neutra definiva “una macchina in giardino”. La residenza a Montecito è a breve distanza da quella di Myers, ma l’ambiente è totalmente diverso. La villa di 340 mq è divisa in due aree parallele, una zona living e una zona notte. Maestose querce e grandi massi di arenaria le fanno da cornice: natura e corti in stile giapponese, progettati da Rios Clementi Hale Studios, ne ingentiliscono la struttura, più rigorosa e definita delle precedenti che affiancavano alla struttura in acciaio intelaiata, pareti in legno intonacate. Nella residenza a Montecito, invece, fatta eccezione per i pavimenti di cemento riscaldati con pannelli radianti, domina l’acciaio. Come spiega il project architect Thomas Schneider, la copertura in acciaio più spessa delle precedenti, 11 cm contro 9 cm, permette di aprire una luce di 6 metri fra i montanti, eliminando la trave intermedia. Le porte modulari a scorrimento verticale sono meccanizzate e si ritraggono nello spazio delimitato da una trave di bordo a doppia T. Ampie finestre a nastro incorniciano la vista delle colline dalla parte del soggiorno, mentre l’intero lato opposto si affaccia su una terrazza ombreggiata dall’aggetto profondo tre metri della copertura. Gli incendi della sterpaglia sono una costante minaccia nei canyon e Myers è ricorso a tetti con basse vasche d’acqua per spegnere le scintille portate dal vento e rinfrescare l’interno. La residenza a Montecito è meno esposta a questo rischio per cui il tetto è rivestito da un sottile strato di pece impermeabilizzante e isolato termicamente da un manto di Sarnafil bianco, una membrana in PVC flessibile e durevole. La scarsa profondità delle due sezioni rende superfluo il condizionamento poiché la ventilazione trasversale mantiene freschi gli interni anche nelle giornate più calde. Pannelli metallici coibentati, collettori solari e pannelli fotovoltaici riducono ulteriormente il consumo di energia. I miglioramenti apportati dimostrano la flessibilità del concept di Myers a cui ha contributo l’ingegnere Norman Epstein, un veterano della costruzione in acciaio, il quale ha partecipato al progetto delle Case Study Houses di Craig Ellwood e al bridge block per l’Art Center di Pasadena, ispirato a Mies. Diversamente dalla casa di Myers, solitaria sulle pendici di un colle e che richiama un tempio greco, la residenza a West Los Angeles è una dimora urbana di 400 mq, separata da una recinzione dalla West LA Street. La struttura e i materiali sono essenzialmente simili, ma l’effetto di questa costruzione, che l’architetto definisce “un magazzino elegante”, è decisamente diverso. Come Jean Prouvé e come gli architetti delle Case Study Houses di Los Angeles del dopoguerra, Myers tende a usare la quantità di acciaio minore possibile, affidandosi alla sua robustezza intrinseca per creare spazi ampi con belle proporzioni e resistenti ai terremoti. Come nella sua casa, la facciata della zona living a doppia altezza ha porte da garage in vetro a scorrimento verticale per eliminare la contrapposizione fra interno ed esterno, ma qui si aprono su una corte. Nel clima mite della California meridionale, come sul litorale mediterraneo, le porte si possono lasciare aperte per gran parte della giornata, da primavera ad autunno. Per creare maggiore intimità, Myers e il project architect Thomas Schneider hanno distribuito casa, sala giochi, camera degli ospiti separata e giardino intorno ad una corte, ispirandosi alla casa-studio che Rudolph Schindler costruì nel 1922 per sé e un’altra coppia nella zona che oggi è West Hollywood: un’originale disposizione di spazi interni ed esterni, pannelli in cemento e struttura in sequoia che rappresenta un accurato capolavoro di creatività. Nella residenza a West Los Angeles alte siepi delimitano l’area dove l’architetto del paesaggio Katherine Glascock si è limitata a piantare nuove colture lungo i lati e alberi per ombreggiare la corte pavimentata con piscina monocorsia. Nell’area più ampia un tramezzo divide la cucina da soggiorno e zona pranzo, e un alto nastro di finestre rivolto a nord bilancia l’illuminazione naturale. Il riscaldamento a pannelli radianti è inserito nel pavimento in cemento levigato. Sul retro, un corridoio con armadi a muro illuminato dall’alto dà accesso a due camere da letto e alla master-suite. Come già Pierre Koening, Myers è diventato un convinto sostenitore del suo materiale preferito. “Nell’arco di 40 anni dalla costruzione del Crystal Palace di Paxton per la Great Exhibition di Londra del 1851, l’acciaio aveva rivoluzionato la tecnologia delle costruzioni, ma l’edilizia abitativa era rimasta indietro” afferma l’architetto. “L’acciaio è verde: usiamo travi e pannelli reperiti in loco, riciclati al 75 per cento, la struttura viene eretta rapidamente ed è competitiva nei costi rispetto alle costruzioni tradizionali”. Purtroppo, la logica delle sue argomentazioni non ha presa sui costruttori commerciali, per la maggior parte legati alle tecniche costruttive del XIX secolo, o su una clientela nostalgica di un passato idealizzato. Michael Webb








