Un’azienda coreana attiva nel settore della cosmetica; l’insediamento di un “campus” a quaranta chilometri da Seoul, con un grande edificio destinato a funzioni di ricerca e progetto, dotato di laboratori, uffici, ambienti per attività didattiche e seminariali; padiglioni con sale polivalenti e attrezzature d’ospitalità. Il progetto è affidato agli studi di Álvaro Siza e Carlos Castanheira: l’insediamento si relaziona con edifici esistenti e con una vasta zona aperta, un terreno a prato segnato da leggeri dislivelli naturali, un bosco a chiudere l’orizzonte. Il paesaggio si configura come un’opera architettonica, il terreno è percorso da bassi muri che sezionano la superficie erbosa e tracciano lunghe linee di materia, in connubio con l’andamento ondulato degli spazi aperti, proponendo un percorso di avvicinamento al nucleo del campus. L’edificio principale, il laboratorio per ricerche e progetti, si sovrappone al terreno e ne assorbe i dislivelli, un volume imponente che mostra una articolata variazione nei prospetti. Il prospetto sud, dove si situa senza ostentazione l’ingresso principale per chi proviene dall’esterno del campus e transita dalla “porta d’accesso”, configura una linearità orizzontale, con una parete vetrata a fungere da involucro esterno unificante, che aggetta dalla facciata interna ed è incorniciato dalla parete opaca in muratura rivestita in lastre di alluminio. Il sistema di facciata si compone di doppio involucro, con una larga intercapedine percorsa dalle passerelle in grigliato per la manutenzione, e la parete interna costituita dal muro pieno e dalla sequenza continua di finestre ai piani, che amplificano il riferimento orizzontale dell’edificio. Il prospetto nord, rivolto verso zone urbane costruite, assume la medesima configurazione a doppio involucro. La facciata ovest, prospiciente un edificio preesistente all’interno del campus, è sottolineata dall’articolazione volumetrica, che ne differenzia l’architettura. Il volume si densifica nelle pareti piene; appare in evidenza il basamento dell’edificio, con muratura rivestita in lastre di granito nero a finitura leggermente rugosa, dove si trovano zone di transizione fra l’esterno e l’interno. Aggetti volumetrici si proiettano su ampie superfici libere, si formano percorsi protetti che conducono al secondo accesso dell’edificio, specchi d’acqua riflettono luminosità. La progressione verso la hall sottende un sottile rapporto fra natura, trasparenza e luce: la hall d’ingresso si dilata con vaste porzioni di pareti vetrate e forma una corte interna trasparente a giardino, raddoppiando l’intreccio fra natura ed architettura. Il progetto intreccia e duplica elementi architettonici, crea corrispondenze e contrasti: alle facciate sud e nord, vetrate, si affianca l’orditura piena del prospetto ovest, i cui profondi tagli nel volume sono segnati dal rivestimento in lastre quadrate di marmo bianco; all’edificio orizzontale dei laboratori si contrappone il basso padiglione in cemento bianco a vista, che forma un’elegante curva; la natura penetra nell’edificio dei laboratori, con la corte vetrata della hall che ospita un albero antico e il giardino sospeso al primo piano. Gli interni bianchi ammettono rare sezioni con rivestimenti ceramici colorati, i pavimenti in resine si tramutano in legno nell’auditorium e nella sala conferenze.Francesco Pagliari











