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Home Arretrati 2008 The Plan 30 Cité de l’océan et du Surf

| Steven Holl Architects | Solange Fabião |

Cité de l’océan et du Surf

| Biarritz | Francia |
| Architettura |


052-Steven-Holl Affaccia l’oceano da una collina raggiungibile a piedi dalla baia di Biscaglia la Cité de l’Océan et du Surf inaugurata lo scorso 25 giugno a Biarritz. I colori del mare, l’orizzonte marino sconfinato, le profondità misteriose dell’oceano e la sua personale esperienza di giovane surfista sulla costa orientale del Pacifico sono le fonti d’ispirazione che hanno suggerito a Steven Holl l’idea di un’onda perpendicolare alla linea costiera, una piattaforma da cui emergono, come grandi rocce dall’acqua, due padiglioni in vetro. Sotto questo basamento leggermente inclinato e dai bordi ricurvi come la cresta di un’onda, un vasto soffitto convesso funge da copertura ad una sala espositiva permanente, illuminata da tre lati dalla luce riflessa e rifratta dal soffitto. Il primo padiglione in vetro porta, come una lente rifrangente, gran parte della luce naturale al livello inferiore e verso la piazza d’accesso. Il secondo alloggia un ristorante e un caffè con viste panoramiche della baia e del profilo frastagliato delle montagne della regione basca in lontananza; al calare del sole, la terrazza è un luogo straordinario da cui godersi il tramonto. Sulla sinistra una cavità, un grande occhio vuoto che guarda verso il cielo e sembra interrogare l’insondabile, interrompe la superficie pavimentata che, con un leggero declivio, porta fino al mare sottostante. La Cité de l’Océan et du Surf si sviluppa tra cielo e terra, al di sopra e al di sotto della linea di superficie. Questo museo del mare che giustamente si trova a Biarritz, paradiso dei surfisti, ricorda nella forma una sfera di cristallo con scale interne e un ponte sospeso; un’invenzione architettonica che stimolerà le generazioni future a visitarla e a riflettere sull’universo in gran parte sconosciuto che sono gli oceani. La città e il suo sindaco, Didier Borotra, sono orgogliosi del risultato. Con i finanziamenti di Regione e Consiglio d’Europa hanno potuto aggiungere un landmark importante a un paesaggio naturale e a una città di grande bellezza. Biarritz merita in effetti interventi migliori della serie di alberghi sorti in seguito alla speculazione edilizia dopo la fine della seconda guerra mondiale. Eretto ai margini della città, lontano dalla Grande Plage e dal suo Casinò, questo complesso si inserisce nel paesaggio come un faro meridionale, in posizione simmetrica al vecchio faro posto a settentrione. Questa struttura rammenta il disegno del cappello nel Petit Prince di Saint-Exupéry: la famosa immagine del serpente che ha ingoiato un elefante. Se accettiamo l’idea che un’architettura, come tutte le opere d’arte, sia la miniatura di un macrocosmo, allora il complesso di Biarritz è una miniatura enigmatica di quel mondo misterioso che sono i nostri oceani. È questa capacità che conferisce all’architettura energia e bellezza. Splendente di notte come frammenti di fuoco nel mare, spezzettato come strisce di alghe lungo la costa, non può lasciare nessuno indifferente. Vi si legge, nei colori e nei materiali, la qualità dell’Arte Povera, che consente allo straordinario panorama di terra e di mare di rimanere dominante e di stimolare uno stato d’animo contemplativo. Come nell’architettura di Mies, la chiave è la perfezione dei dettagli, anche se di fattura discreta. A Steven Holl è stata posta una grande sfida quando gli è stato chiesto di rappresentare sotto forma di architettura il grande enigma degli oceani, la parte più vasta e sconosciuta del nostro pianeta, e di evocare l’ebbrezza del surfista e lo spirito di avventura di oceanografi, esploratori, scienziati e poeti, passati e futuri. È questa la cifra di una grande opera che non deve offrire risposte, ma sollevare un enigma ancora più profondo, quasi un “sentimento oceanico”, come Romain Rolland definì questo continuo incontro con una forza che va al di là della descrizione.

Yehuda Emmanuel Safran

 
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