I singoli paesi continuano ad avere un ruolo dominante oppure di scarso rilievo per quanto attiene la qualità della loro architettura, nonostante la progressiva globalizzazione della professione dell’architetto. La condivisione dei software e la rapida circolazione di immagini e di idee cancellano i confini, ma le diversità nazionali permangono. In un recente convegno a Roma è stato posto il quesito di cosa sia successo all’architettura italiana, e nessuno dei partecipanti è riuscito a dare una risposta valida. In Francia e in Germania la sponsorizzazione ufficiale dell’architettura ha fatto poco per favorire la creatività. La Spagna sta attraversando una crisi finanziaria conseguente allo scoppio della bolla edilizia, ma gli architetti continuano a produrre edifici intelligenti. In controtendenza rispetto alle spettacolari esibizioni di studi stranieri, dal Guggenheim di Bilbao di Gehry al Parasol di Mayer a Siviglia e Las Arenas di Barcellona di Rogers Stirk Harbor, la produzione locale tende ad essere poco invadente e sobria. Ne è un esempio Rafael Moneo i cui edifici sono talvolta così discreti da sparire nel tessuto urbano. Questa selezione comprende le recenti realizzazioni di sei piccoli studi che si sono dedicati con particolare impegno a ciascun progetto. Tre hanno sede a Madrid, gli altri a Barcellona, Alicante e Girona. Gran parte delle opere migliori sono realizzate in periferia. Una delle ragioni per cui la Spagna si percepisce così attiva è dovuta alla rinascita dell’orgoglio regionale, dai Paesi Baschi, alla Galizia, alla Catalogna. La rivalità fra le città più importanti ha prodotto qualche dispendiosa costruzione stravagante, come gli eccessi esibizionistici di Calatrava a Valencia e la massiccia Città della Cultura di Eisenman a Santiago, ma sono esempi che appartengono ad un’altra epoca. La recessione ha incentivato la ricerca di architetti che costruiscano con responsabilità e creino armoniose sovrapposizioni tra vecchio e nuovo.











