Un edificio pluripiano a funzioni miste a Mahallat, città di profonde radici storiche nell’Iran centrale: il progetto di Ramin Mehdizadeh dello studio AbCT (Architecture by Collective Terrain) prevede per il piano terreno quattro spazi per attività commerciali al dettaglio e residenza per i quattro piani superiori, otto alloggi complessivi. Il progetto si propone di determinare condizioni di fattibilità per l’intervento residenziale, prevedendo anche funzioni commerciali, per ovviare alla contrapposizione fra elevati costi di costruzione e bassi livelli nei prezzi di vendita per gli alloggi. Il lotto forma un poligono esagonale irregolare, stretto e lungo, che si inserisce fra il tessuto edificato, ad ovest, e l’affaccio su strada, ad est. L’edificio occupa in parte la superficie del lotto con una pianta a perimetro poligonale irregolare. Nella zona orientata a sud, libera dalla costruzione, si definisce uno spazio protetto, suddiviso fra un’area piana ed il tracciato dell’accesso per scendere al piano interrato: in parte lastricato, in parte ricoperto di ghiaia e ciottoli; quest’ultimi materiali coprono anche la restante superficie della corte. Un muro di cinta costituito da sottili lastre di pietra racchiude lo spazio e si accorda alla caratteristica architettonica di maggior rilievo nella costruzione: l’uso di materiale lapideo locale, una qualità di travertino che proviene dalle cave nel territorio circostante, una produzione nota sin dall’antichità e tuttora fonte di lavoro e benefici economici. Il muro di cinta è segnato sull’affaccio verso strada da profondi incavi obliqui in cui sono disposti corpi illuminanti per indurre un suggestivo dinamismo nella visione notturna. La fascia degli spazi commerciali a piano terreno dispone di ampie vetrate a tutt’altezza, che si contrappongono alla fascia in lastre di pietra del muro di cinta e alle porzioni di pareti cieche dell’edificio. La pietra locale diviene simbolo di invenzione architettonica: il progetto per il rivestimento dell’edificio riprende gli scarti di lavorazione nelle cave di travertino, che per l’inefficienza tecnologica applicata sfiorano il 50% del materiale trattato, e lo riusa nella composizione materica per le superfici di parete, anche per gli interni, con effetti di coloritura variegata dovuti alla tessitura dei frammenti, che differiscono nei toni di colore, nella grana dimensionale e nei riflessi alla luce. La composizione dei prospetti è articolata dai volumi a prisma aggettanti, con finestre alte e strette sul lato adiacente alla parete, dai balconi interni al filo di facciata, dalle ampie aperture finestrate sulle quali, secondo le condizioni climatiche, scorrono persiane in legno: elementi architettonici semplici per enfatizzare una configurazione dinamica.








