
L’Istituto Universitario Ravensbourne è situato nella penisola di Greenwich, lungo un’ansa del Tamigi, un’area di sviluppo urbano contrassegnata dalla presenza della Millennium Dome, ora O2, arena coperta, luogo espositivo e d’intrattenimento. L’Istituto Ravensbourne, nell’affaccio verso nord, fronteggia la cupola del Dome. Il progetto dello studio Foreign Office Architects (Farshid Moussavi e Alejandro Zaera-Polo) si orienta a concetti di integrazione e di sovrapposizione per spazi e funzioni, in parallelo a concezioni educative di sviluppo della creatività, fra design e nuovi media comunicativi. L’architettura definisce una trama degli ambienti, dotati di tecnologie strumentali progredite, in cui riversare le interazioni educative, nell’obiettivo di fornire luoghi per la circolazione delle idee e la pratica di sperimentazione creativa. A fronte della magniloquenza dimensionale del Dome, l’architettura dell’Istituto Ravensbourne dichiara combinazioni di poliedricità: in pianta, il perimetro si sviluppa per linee non ortogonali, determinando una figura concava, il cui asse centrale identifica l’ingresso sul prospetto nord; una parte della superficie a piano terra è destinata a spazi commerciali al dettaglio; negli interni il dinamismo dei volumi crea percezioni dilatate in altezza e i corridoi di comunicazione accentuano una forma a balconata, luogo d’osservazione “teatrale”, con parapetto metallico e trasparente. Nucleo centrale dell’edificio è la bipolarità degli spazi a grande altezza, veri e propri vuoti volumetrici, in cui si misura la visione di strutture a pilastri e travi in acciaio: al centro della pianta, sull’intersezione che genera la concavità della figura, si contrappongono un “atrio” nord elevato per quattro piani, all’ingresso pubblico, e un “atrio”sud, interno alla zona educativa, anch’esso alto quattro piani. L’atrio nord, che introduce l’accesso verso la sala teatro-auditorium, e l’atrio sud, che si sviluppa al di sopra della sala teatro-auditorium, creano incroci visuali, segnalando il punto centrale di snodo dell’edificio. Alla configurazione aperta e immaginifica di spazi, volumi e vuoti interni, corrisponde un assetto altrettanto denso di relazioni figurative e tecnologiche nelle facciate. Si coniugano effetti d’ambivalenza, nella composizione materica del rivestimento e nella determinazione delle aperture: attraverso la composizione degli elementi di base del rivestimento in piastrelle d’alluminio a finitura lucida e più colori, si combina la serialità con le trasformazioni figurali. Le 28.000 lastre d’alluminio percorrono le facciate con geometrie circolari libere, profilano gli ingressi a semicerchio, incorniciano le aperture finestrate con perimetri frastagliati, che assumono forme a cerchio, formano il parapetto della copertura praticabile, una barriera protettiva irregolare e frastagliata. Richiami alla tradizione dell’architettura decorativa persiana, in chiave contemporanea.
Francesco Pagliari
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