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Home Arretrati 2010 The Plan 44 Knut Hamsun Center

| Steven Holl Architects |

Knut Hamsun Center

| Hamarøy | Norvegia |
| Architettura |


037-6 Il 4 agosto 2009 la Norvegia ha celebrato il 150° anniversario della nascita di Knut Hamsun inaugurando lo Knut Hamsun Center nella sua città natale, Hamaroey, a nord del Circolo Polare Artico e non lontano da Lofoten. Progettato da Steven Holl quasi 15 anni fa come una torre rivestita in legno tinto di un tono scuro, il progetto è stato oggetto di un intenso dibattito pubblico dopo mezzo secolo di rapporti problematici con uno scrittore che è stato il più grande nella sua arte ma il più terribile dal punto di vista politico. Hamsun era un razzista ed un grande simpatizzante della causa nazista. Da quando Platone, nella “Repubblica” affermò che dovevano essere banditi i poeti che non riuscissero a condonare il suo sistema politico, l’Occidente è stato chiaramente consapevole dell’esistenza di un terribile conflitto fra il nostro amore per l’arte di un poeta e l’insostenibilità della sua posizione politica. Ernst Junger ed Ezra Pound sono due dei poeti più importanti del secolo scorso che provocarono, in circostanze completamente diverse, difficoltà simili. Quando è stato invitato a fare una proposta per questo progetto, Steven Holl è rimasto profondamente colpito da “Fame” di Knut Hamsun (1890): “...nonostante la mia alienazione da me stesso in quel momento, ed anche se non ero altro che un campo di battaglia per forze invisibili, ero consapevole di ogni dettaglio che mi stava succedendo intorno. Un grosso cane marrone corse attraversando la strada, verso gli alberi del Tivoli; aveva un piccolo collare fatto di argento messicano. Più lontano, lungo la strada, si aprì una finestra al primo piano ed una ragazza con le maniche arrotolate si affacciò e iniziò a pulire la parte esterna dei vetri. Nulla sfuggiva ai miei occhi. Ero attento e il mio cervello era assolutamente all’erta, tutto si riversava su di me. Le donne che avevo di fronte avevano due piume azzurre sul cappello, e dei fazzoletti a quadretti intorno al collo...”. Holl è rimasto affascinato dal tono surrealista; ha certamente visto i 17 film tratti dalle opere di Hamsun, e in particolare ha conservato la foto del film di Hennig Carisen “Fame” (1966), in cui si vede la ragazza che pulisce i vetri. È proprio quell’episodio che è stato trasferito nei balconi del progetto della casa per Knut Hamsun. Forse solamente nella Tristan Tzara House di Adolf Loos su Avenue Juno a Parigi (1926), è possibile vedere un esempio paragonabile di architettura impegnata in un dialogo serrato con la letteratura. Creare questa torre di cemento rivestita di legno, quasi sull‘acqua, in un luogo che è subito sotto al cimitero dove sono sepolti sia il padre che la madre di Hamsun, è stato un riflesso della sensibilità e dell’intuitività di Holl. Perché è su questa collina che Hamsun ha maturato alcune delle sue caratteristiche: la sua indipendenza mentale e la sua visione del mondo, incomparabilmente spoglia, essenziale e chiara, rappresentata con tanta forza dal suo linguaggio. Da qui un edificio la cui architettura è unica. Ugualmente mimetico ed antropomorfo, ed allo stesso tempo spaziale e pieno di luminosità sorprendente e assoluta, che dà a ogni piano il suo carattere particolare. Il visitatore viene trasportato velocemente all’ultimo (e sesto) piano da un ascensore posto al centro dell’edificio, come attraverso una spina dorsale, dal quale poi discende da un piano all’altro con una scalinata a spirale, scoprendo i primi anni di vita del poeta nell’oscuro piano interrato. Non si tratta di un ritratto, ma non può fare a meno di evocare nella sua inclinazione di 86 gradi, un corpo, un cranio ed una testa. Addirittura, persino il bambù che si allunga verso l’alto sul tetto dell’edificio evoca una ciocca di capelli. “...Nelle rare occasioni in cui non avevo impegni (per mio zio a Presteid), salivo nella foresta oppure al cimitero... Spesso trovavo delle ossa su una tomba e ciocche di capelli dei corpi, che rimettevo sotto terra come il becchino mi aveva insegnato...” (“Un fantasma”, pubblicato nella raccolta di racconti Kratskog, 1902). Dai primi schizzi risalenti a 15 anni fa, non ci sono stati praticamente cambiamenti, solo l’aggiunta di un auditorium di fianco alla torre, che ha una pianta simile alla sezione verticale dell’edificio principale e del passaggio ipogeo che collega i due elementi dell’insieme. Evitando tutte le convenzioni, questo monumento, modesto solo nelle sue dimensioni, è un’icona importante, espressiva e memorabile che si staglia sullo sfondo formidabile, imponente e sublime del paesaggio. Dopo la cerimonia d’inaugurazione, una compagnia di attori e cantanti ha dato voce alla complessità dell’opera di Knut Hamsun, recitando e cantando suoni lirici, discorsi pieni di luce e di tenebre. Con la loro apparizione sul tetto dell’auditorium, sui balconi ed alle finestre, l’edificio si è animato davanti ai nostri occhi. È stato un tributo veramente commovente al monumento ed alla persona a cui è dedicato.

Yehuda Emmanuel Safran, Parigi, 10/VIII/09



 
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