Il progetto della propria casa-atelier assume rilevanza di manifesto del proprio pensiero architettonico, in cui dimostrare una sorta di summa, per quanto provvisoria, delle proprie idee nel costruire. Álvaro Leite Siza prende posizione in questo tema, con la casa-studio Fez a Porto, dichiarando intenzioni e linee operative, secondo la suggestione dì impersonare il ruolo del committente di se stesso. Il lotto urbano iniziale è intercluso ed è reso edificabile con l’acquisizione dell’accesso alla strada; il progetto mantiene le differenze di quota fra i settori del lotto, addossandosi al terreno con una porzione edificata. La geometria di base dell’edificio è riconducibile ad un lungo parallelepipedo, un volume massiccio che viene scavato nel progetto in modo da trasformare la conformazione.
La massa costruita appare decisamente complessa, proponendo rientri ed aggetti, elementi densi di materia, cemento e lastre di granito. Pareti e coperture divengono profonde come anfratti, una natura costruita che emerge alla visione, verso un’immagine architettonica orientata alla mediazione fra apertura e chiusura delle parti. La galleria coperta sul prospetto ovest esprime tale idea: la parete poligonale esterna ne cela il percorso, variando forma e funzione del passeggio coperto, una loggia trasformata. Allo stesso modo le aperture verso l’esterno vengono mediate dai volumi emergenti dal filo della parete: di conseguenza il tono della luce laterale muta e si unisce alla luminosità ottenuta attraverso i lucernari. Gli elementi del progetto innescano interrogativi riguardo il tema del rapporto fra l’interno e l’esterno dell’edificio: Álvaro Leite Siza indaga in un’ottica di fondamento barocco, ragionando sulla composizione di geometrie e di tensioni costruttive, per fissare una rappresentazione drammatica dei volumi architettonici e degli spazi.
La concezione degli interni riprende l’idea dell’integrazione fra le arti e l’architettura, negli spazi dominati da una luce calibrata attraverso distanze e mediazioni: le lunghe sale della biblioteca o del soggiorno prendono una connotazione aulica, richiamando spazi di tono museale, fra elementi d’arredo disegnati dal progettista e la presenza di oggetti atemporali, che rappresentano la storicizzazione della tensione espressiva della modernità.
Alla complessità figurativa e concreta del volume architettonico corrisponde la polarizzazione degli interni: le pareti bianche portano in risalto la pavimentazione in legno di pino che corre nelle sale e nei corridoi, per i soffitti nelle grandi sale si compongono volute e modanature, che stringono al centro grezzi tavolati lignei. Contrasti ed opposizioni, tensioni barocche che il progetto ricompone in una nuova identità, casa, atelier, esperienza sperimentale.
Francesco Pagliari








