By A Web Design


Home Arretrati 2011 The Plan 50 5 Merchant Square

| Mossessian & Partners |

5 Merchant Square

| Londra | UK |
| Architettura |


050_6 L’architettura di Michel Mossessian intreccia una profonda conoscenza della cultura e del tessuto urbano, della tecnologia e della sostenibilità. In qualità di capo progetto dello studio SOM di Londra, aveva diretto progetti nel Regno Unito, in Europa e in Medio Oriente, culminati nel progetto vincente per la nuova sede NATO a Bruxelles. Da quando ha aperto il suo studio nel 2005, si è aggiudicato lavori a Londra, Shanghai e Doha ed è nella rosa dei finalisti di concorsi in Congo-Brazzaville, Abu Dhabi e Riyadh in Arabia Saudita. La sua attività è diversificata e rivela la ricerca di un’architettura quale veicolo di idee e confronto con il contesto, dialogo a cui Mossessian non si sottrae quando implica l’attribuzione di un senso di spazio pubblico ad aree post industriali o ad altri spazi urbani ancora privi di definizione.
Il Paddington Basin, nella zona occidentale di Londra, è situato fra il West End e l’aeroporto di Heathrow. È uno dei più vasti progetti di riqualificazione europei, un sito di quasi 186.000 mq destinato a ospitare uffici, abitazioni, negozi e strutture ricreative. Aperto originariamente nel 1801, il bacino di 400 metri di lunghezza fungeva da collegamento fra Londra e il resto del paese attraverso il Grand Union Canal. Un progressivo degrado ne ha deteriorato l’identità, ma ora il quartiere è in corso di trasformazione. La European Land ha già completato una fase iniziale realizzando The Point, progettato da Terry Farrell, Waterside di Richard Rogers e Paddington Walk di Munkenbeck & Marshall, oltre a numerosi nuovi ponti fra cui il Rolling Bridge di Thomas Heatherwick e l’Helix Bridge di Buro Happold. Lo studio Robin Partington ha ottenuto a febbraio il permesso di costruire una torre circolare di 42 piani, il Cucumber, notevolmente più alta della cattedrale di St Paul. Il Cucumber, che aspira a diventare il “Gherkin” (la SwissRe Tower di Foster nella City) della Londra occidentale, potenzierà senza dubbio la forza iconica di questo sito ancora privo di vitalità. Se questo luogo dovrà però evolversi come parte vitale di Londra, un grande ruolo sarà svolto dalla qualità dello spazio pubblico di connessione tra i vari edifici. È a questo proposito che entrano in gioco la seconda fase parzialmente completata del Bacino verso est, e il primo edificio di Mossessian a Londra, che si inserisce nel complesso in costruzione a uso misto chiamato Merchant Square, composto da sei edifici disposti a formare una piazza lungo il canale, dei quali l’ultimo sarà un condominio residenziale. Obiettivo del progetto era creare un ambiente pubblico di eccellenza, sfida, questa, che richiedeva agli edifici stessi di svolgere un ruolo al tempo stesso iconico e di orientamento per visitatori e utenti. Qui, il contributo di Mossessian è rilevante e raffinato, un progetto su grande scala, ma al contempo leggero. L’edificio doveva trarre vantaggio dall’essere il terzo dei tre allineati lungo il waterfront da ovest a est - uno di Richard Rogers e l’altro di Terry Farrell. Invece di una unica forma solida, tre direttrici, tre volumi a pianta triangolare danno accesso all’angolo orientale del sito. Questo aspetto dinamico ha reso possibile una maggiore sperimentazione nell’involucro della struttura, aumentandone la permeabilità e permettendo di caratterizzare il volume in modo più originale rispetto alla tipica scatola di vetro scura e monotona richiesta dal cliente. Questa organizzazione delle forme esce dalla norma rendendo più aperto verso l’intorno il piano terra, un aspetto innovativo dell’edificio. I pilastri strutturali, con due gradi di deviazione dalla perpendicolare, sono arretrati rispetto alla facciata. Dove normalmente si troverebbero uffici d’angolo si aprono terrazze che creano spazi comuni. Ogni volume ha un suo centro e questo conferisce flessibilità allo spazio e permette ai dipendenti di socializzare nonostante le suddivisioni.
Per i rivestimenti esterni, gli architetti hanno lavorato con Permasteelisa, forzando il sistema di facciata standard verso una diversificazione, trattando ogni prisma in modo autonomo in relazione al naturale rapporto con l’orientamento del sole e con la luce. La facciata vetrata continua su telaio in alluminio, si discosta da una struttura monolitica articolandosi visivamente a vari livelli, enfatizzando così l’intero edificio. La facciata nord, per esempio, non esposta a luce solare diretta, è trattata con una serigrafia sui due lati della vetrata, bordeaux all’esterno e nera all’interno, che le conferisce un aspetto diversificato a seconda della prospettiva, dando l’impressione di essere offuscata da nuvole da lontano, rivestita da una cortina multicolore da vicino. Il vetro serigrafato permette di riflettere una pura luce bianca. Il prospetto ovest presenta vani finestra aggettanti, alcuni traslucidi altri opachi, a sbalzo fino a 50 cm, che ombreggiano le superfici vetrate adiacenti, mentre il fronte orientale alterna pannelli opachi e trasparenti.
È evidente che Mossessian ha preso in considerazione il ruolo della luce nell’architettura con passione, ed il risultato è lampante. Inizialmente l’amministrazione locale si era opposta al colore bordeaux, arrivando a definirlo “volgare”, ma fortunatamente dopo varie discussioni ha abbandonato questa posizione. Guardando l’edificio da prospettive diverse appare molto evidente che la tavolozza scelta per dare coesione, ma anche varietà, al progetto, è fondamentale alla dinamicità delle facciate. L’atrio, contornato da pareti in vetro serigrafato bianco, si eleva per 15 piani e con la lobby aperta al pubblico, che ospita un caffè, dà un’impressione di grande ampiezza. Due banchi di reception affiancati, permettono di accedere agli uffici delle varie società. La cura dei dettagli è impeccabile e ponderata, come per esempio nei banchi della reception, dove la finitura di compensato a fibre allineate è ottenuta con una tecnica e una lavorazione che le danno espressione e struttura al tempo stesso. “I luoghi pubblici hanno perso il loro significato simbolico” dice Mossessian. “La sfida, oggi, è quella di concepirli come spazi interni, racchiusi da un involucro, e questo per cercare di cambiare la percezione delle città contemporanee. Cosa fa sentire un visitatore immediatamente ben accolto? Non è semplicemente il senso di bellezza e grandiosità, ma la vitalità del luogo, la percezione di un intreccio di narrazioni che si vanno tessendo per formare un arazzo più ampio di visioni e suoni”. Al numero 5 di Merchant Square la narrazione e l’architettura si uniscono in uno dei luoghi londinesi emotivamente più autentici, come posto di lavoro e di interazione sociale.

Lucy Bullivant

 
abbonamenti-4

Archivio The Plan