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Home State of the Art 002 Long Room Hub, Trinity College

| McCullough Mulvin Architects |

Long Room Hub, Trinity College

| Dublino | Irlanda |
| Architettura |


050_5 Il Long Room Hub, edificio destinato alla ricerca e al pensiero, è uno spazio moderno, concepito tenendo in considerazione fattori quali la casualità, il mondo naturale, in un modo che mima le sinapsi cerebrali. È stato l’edificio a trovare il sito e non viceversa. L’Università ha un carattere spaziale proprio, definito da volumi in pietra squadrata posti a delimitare piazze dal carattere intimo, da cui le strade si dipartono originando angoli, vedute assiali, percorsi diagonali. La Old Library costituiva uno dei fronti di una piazza risalente al Ventesimo secolo, il cui lato occidentale restava irrisolto. In questa posizione, a cavallo del tetto di un auditorium interrato, è stato collocato il Long Room Hub.
È letteralmente un ponte, una capriata di acciaio che va a collegare due nuclei secondari, suggerendo un’idea di provvisorietà più che di radicamento - un corpo pesante paradossalmente leggero e fluttuante: l’impossibile leggerezza delle idee. La sua altezza si confronta con la Old Library, crea un fondale dietro la minuscola Reading Room del 1937 chiudendo scenograficamente Front Square, con lucernari impilati che ne frammentano il profilo, quasi cupole, gazebo, camini.
La sezione riflette il concept, quattro piani di funzioni a seguire un ordine preciso: livello di ingresso, con gli uffici dello staff, primo piano con le sale conferenze, due piani superiori con spazi per la ricerca e le sale di lettura. Stabilisce il ritmo secondo una matrice di forature a tre dimensioni, attraverso uno, due o tre piani, partendo dal vuoto eroso dell’ingresso. Due tagli sono esterni, il terzo è costituito dal vuoto dell’atrio, il quarto, lo “spazio delle idee”, attraversa il terzo e quarto piano.
In un paesaggio urbano di pietra, questo nuovo edificio ripropone la forza della pietra naturale, tagliata, frantumata, come uno scoglio attraverso il quale la luce si è aperta una fenditura. Il granito è friabile, la superficie esterna è imprecisa, come un alveare irregolare, l’involucro forma recessi e spazi esterni. Le fasce orizzontali dei piani ripropongono una sequenza di Fibonacci, modificata con le proporzioni numeriche 1, 1-2-1, 1-3-3-1. Internamente la profondità è enfatizzata dal ricco rivestimento ligneo, un guanto avvolgente in noce americano.
I tagli definiscono i volumi aggregandoli, diventando il paesaggio attorno al quale si svolgono le funzioni. La sostenibilità è parte di ogni aspetto di questa architettura che, collocata in un Campus universitario storico, è particolarmente sensibile al contesto in cui si colloca, mantenendo la traccia storica del luogo, attraverso la forma, l’altezza e i materiali. Riempire un vuoto urbano in un contesto già definito anche dal sistema dei trasporti, è stata una scelta sostenibile. Le reti dei servizi erano ben delineate all’interno del campus. Collocato su un auditorium degli anni Settanta, questo sito è stato “preso in prestito” ed ha prodotto un impatto minimo sull’area. È stato utilizzato il sistema di riscaldamento esistente all’interno del distretto universitario evitando la predisposizione di nuovi spazi tecnici. Il concept di questa architettura è fortemente collegato ai principi della sostenibilità. Grazie alla sua contenuta profondità e sfruttando l’effetto camino attraverso gli atrii è stato possibile garantire la ventilazione naturale. L’orientamento principale è nord-sud, le finestre sono relativamente piccole su ogni prospetto e le parti arretrate creano aree ombreggiate profonde. La sua posizione minimizza gli apporti solari, il prospetto sud è ombreggiato dagli edifici adiacenti, e gli apporti residui sono mitigati da vetrate doppie e dal sistema oscurante. I livelli di illuminazione sono alti, e i “pozzi di luce” con differenti orientamenti aggiungono interesse e complessità ai vari tipi di luce. La maggior parte dei materiali proviene infine da fonti rinnovabili.

Valerie Mulvin