Una villa, nei pressi della città universitaria olandese di Wageningen, si inserisce in una natura dai caratteri romantici, in cui prendono valore segni minuti, modesti declivi del terreno, alberi e specchi d’acqua, in un territorio connotato dalla presenza dei fiumi, in particolare il Reno. L’intreccio fra paesaggio ed architettura diviene fulcro del progetto di Mecanoo: intensità ed eleganza nella conformazione e nei materiali coniugano forte identità architettonica e sostanziale integrazione nella natura. L’architettura si definisce nell’intersezione fra correlazione e separazione degli elementi, in un’unità globale riconoscibile, come se i nuclei si unissero l’uno all’altro, permanendo tuttavia identificabili. La sequenza degli spazi abitativi sintetizza una visione che si fonda sulla molteplicità, sulla dilatazione degli ambienti fra interno ed esterno e sulla proposizione continuativa del binomio concavo-convesso. In questo modo, l’evidenza delle solette bianche, che formano un perimetro poligonale composito con ampi raccordi curvilinei ai segmenti, suddivide l’altezza della villa, fornendo spazi intermedi fra interno ed esterno dell’edificio. I volumi abitativi sorgono sulle piastre, in una geometria a forme arrotondate che si distingue dalla nettezza dei bordi per differenza di materiali, legno di rivestimento e vetro, e di coloritura. La struttura a telaio in acciaio, con grandi travi, montanti a colonna, e controsoffittature, risponde al progetto di fluidità per gli spazi interni. L’edificio, su due livelli ed un piano interrato, si appoggia con delicatezza al suolo, evidenziando i più leggeri dislivelli del terreno. Al livello interrato si raccolgono funzioni accessorie, il garage, gli ambienti per il divertimento ed il benessere. La suddivisione funzionale dei due piani superiori indica un criterio selettivo. Al piano terra sono gli spazi per la vita di relazione, fra soggiorno, pranzo, cucina e il seducente ambiente, conchiuso in sé, dedicato alla biblioteca, foderato di librerie alle pareti sotto l’astratta luce proveniente dal lucernario centrale; un autonomo alloggio per gli ospiti arricchisce il piano terreno. Gli spazi al piano superiore non riproducono l’assetto planimetrico sottostante, in una superficie a minori dimensioni: la scala di accesso e il corridoio distributivo si pongono in parallelo, un segno longitudinale luminoso che conduce alla veranda, in parte aggettante dal perimetro; sul corridoio si dispongono le stanze da letto e i bagni, seguendo linee oblique raccordate. I volumi moltiplicano gli affacci dell’edificio, associando pareti vetrate a tutt’altezza con pareti cieche, connotate dal chiarore degli intonaci e dal valore cromatico dell’articolato rivestimento in listelli di legno, un’essenza dai toni intensi, il dark red meranti. La pavimentazione in legno di afzelia ripercorre gli spazi interni di relazione e distribuzione, e gli esterni praticabili delle piastre, distinguendosi per la finitura; le stanze da letto sono in moquette e le stanze da bagno in lastre di pietra.Francesco Pagliari
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