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Home Arretrati 2009 The Plan 32 Residenze per Anziani

| Francisco and Manuel Aires Mateus |

Residenze per Anziani

| Alcácer do Sal | Portogallo |
| Architettura |


050_3 La residenza protetta per anziani alla periferia della città portoghese di Alcácer do Sal si snoda come una linea spezzata nel paesaggio: il volume architettonico, di complessivi tre piani fuori terra, risalta per la chiara coloritura, che contrasta col bruno colore della terra. Nello stesso tempo la costruzione si appoggia al suolo e ne segue le leggere ondulazioni: nel mantenere costante la linea superiore della copertura piana, che rappresenta un confine riconoscibile e definito col cielo, varia il numero dei piani dell’edificio.
Il progetto dello studio degli architetti Francisco e Manuel Aires Mateus indaga la conformazione degli spazi per la convivenza di una comunità particolare, costituita di anziani che necessitano di attenzione e cure, di una effettiva disponibilità di forme socializzanti di vita, unitamente alla conservazione di una riguardosa riservatezza. L’architettura si propone di rendere operanti i termini di una distinzione fra gli ambienti, introdurre relazioni spaziali fra percorsi, ambienti e stanze degli ospiti nella medesima percezione qualitativa di un “decoro” comune: i percorsi lasciano percepire accuratezza ed eleganza nei materiali, con pavimento in marmo; le stanze si mostrano accoglienti e protettive come in una “casa” del tutto normale, con spazi attrezzati e pavimenti vinilici.
L’edificio si distende per volumetrie lineari nel paesaggio, in una relazione a mutevoli componenti: una visione in lontananza potrebbe suggerire attraverso l’unità della chiara coloritura un’apparente definizione geometrica compatta, regolare e di netta linearità; in realtà il corpo dell’edificio si frammenta in un’articolazione marcata di volumi, talvolta emergenti, di parti aggettanti, di profondi incavi che si aprono nelle lunghe facciate, ponendo sugli affacci opposti le stanze degli ospiti e i corridoi di distribuzione punteggiati di luminosità naturale.
I prospetti accolgono il chiarore unificante della finitura di parete e l’ambivalenza dei volumi: rientranze ed evidenze si moltiplicano, si rendono percepibili l’ampiezza e la profondità delle stanze per gli ospiti, il profilo dell’edificio al livello superiore si sagoma sui volumi delle stanze separati dalle terrazze, in un andamento che la luce solare proietta a terra come l’ombra di una “merlatura” antica. La composizione delle facciate è caratterizzata da un’articolazione a scacchiera fra pieni e vuoti, modulari e sfalsati nel rapporto fra i livelli di piano, differenziando le funzioni: ampie aperture di terrazze sul lato in cui si dispongono gli spazi abitativi, strette e strombate aperture sul lato in cui corre il corridoio distributivo alle singole stanze. I balconi rimangono all’interno del filo di facciata, uno spazio a trapezio che si allunga e rastrema fino al corridoio: una parete vetrata è fonte di luce per i percorsi interni. La trasparenza si accompagna al rigore geometrico: l’affaccio verso l’esterno è mediato dalla parete vetrata obliqua aperta sulla terrazza, un luogo che al piano intermedio assume il rilievo di un loggiato, che si moltiplica con regolarità lungo il prospetto.

Francesco Pagliari

 
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