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| Eric Owen Moss |

La Città degli “Angoli”

| Los Angeles | USA |
| Highlights |


050_2 Atterrando a Los Angeles in una notte serena si è abbagliati da una fantasmagoria di luci, dalla massa nera delle montagne e del deserto fino all’oceano. È una visione mirabile che svanisce con l’alba. Di giorno, la discesa sull’aeroporto internazionale di Los Angeles rivela una distesa di capannoni industriali e un interminabile reticolo di case di bambola, interrotti da rari gruppi di torri per uffici. Al di là di poche enclave privilegiate, da Beverly Hills a Santa Monica, questa è la realtà della parte pianeggiante della città, e Culver City nella parte centro-meridionale di Los Angeles, è una delle molte comunità che sta cercando di reinventarsi. L’unico studio cinematografico sopravvissuto non è più un fiorente centro produttivo, dal momento che l’industria leggera è emigrata in Asia. Ristoranti all’ultima moda e gallerie d’arte hanno riempito questo vuoto e coppie giovani stanno ristrutturando e migliorando modeste costruzioni.
Venticinque anni fa, quando Culver City era una periferia infestata dalla criminalità, Frederick e Laurie Samitaur Smith comprarono un’area di sei ettari di decrepiti magazzini, delimitata da una cala cementificata e da strutture abbandonate di compagnie marittime ormai scomparse. Immobiliaristi, e appassionati di musica e danza, dichiararono di voler “utilizzare l’architettura come elemento catalizzante per realizzare una comunità creativa, e come volano per rendere la città più vivibile e produttiva.” Eric Owen Moss, giovane architetto iconoclasta, affittò uno degli spazi destinati a questi interventi e fu incaricato dalla Samitaur Constructs, la società di gestione delle costruzioni, di trasformare quegli immobili. Con lo zelo di un Gordon Matta-Clark intervenne sugli stucchi dei capannoni e sulle loro travature di legno a volta, ricoprendole di nuove strutture con blocchi di calcestruzzo armato, ripiani di cemento, acciaio e vetro. Sorsero nuovi edifici e forme strane - battezzate Umbrella (ombrello), Beehive (alveare) e Slash/Backslash (taglio/controtaglio) - emersero dalle facciate generiche. Imprese attive nel campo dei media digitali affittarono spazi, così come società affermate quali Sony, Nike, AOL e l’agenzia Ogilvy & Mather.
Samitaur Tower è il simbolo pubblico di Conjunctive Points, nome dato ora a quest’area. È una costruzione recente aggiunta a quindici diverse strutture raggruppate all’incrocio fra Hayden Avenue e National Boulevard - dove una nuova metropolitana leggera collegherà presto Santa Monica a Downtown Los Angeles. Questo complesso iniziò casualmente ed è cresciuto a tratti fino a raggiungere una massa critica. La torre costruttivista - che deve qualcosa al leggendario monumento di Tatlin alla Terza Internazionale - è alta solo 22 metri, ma ha aspirazioni elevate. Cinque lastre d’acciaio ricurve sovrapposte una all’altra in maniera simmetrica si staccano da un elemento centrale: vi alloggiano schermi in acrilico e proiettori che trasmettono immagini. Al contempo la torre consente di osservare la città dall’alto. Chi la incontra visivamente dal treno o dall’automobile avrà una rapida visione di immagini in alta definizione su tre livelli, mentre i visitatori potranno raccogliersi in un anfiteatro sul lato sud per guardarsi un film. Oltre i tetti dei magazzini, si scorgono frammenti espressivi ma non c’è modo di vedere Conjunctive Points nel suo insieme: solo camminando tra gli isolati si può cogliere la combinazione di diverse parti.
Questo intreccio a maglie piuttosto larghe di diversi elementi è in parte archeologia, in parte collage. Nella zona incolta a 800 metri a destra dell’anello delle rotaie abbandonate, Samitaur aveva previsto SPAR City, complesso lineare di fabbricati e piccoli parchi che avrebbe sfruttato i diritti di volumetrie sulla linea ferroviaria della Southern Pacific. Anche se non realizzata, questa proposta suggerì un modello per la rinascita di altre aree morte e linee abbandonate, e anticipò il progetto High Line a Manhattan.
Un altro intervento urbano previsto per i prossimi anni è la Glass Tower, adiacente a una stazione della metropolitana leggera in un incrocio stradale molto trafficato verso est. Nastri curvilinei forniscono un supporto periferico a locali per uffici privi di colonne, e questo alto edificio - il primo a essere costruito in una zona economicamente depressa - dovrebbe incoraggiare ulteriori sviluppi immobiliari.
Le invenzioni di Moss e del suo collaboratore Dolan Daggett sono radicali, ma attente ai costi. Tutte diverse fra loro, hanno un punto di partenza simile. Samitaur deciderà il momento giusto per rimodellare un altro magazzino vuoto, oppure troverà un possibile affittuario con esigenze specifiche. Moss, Samitaur e i loro soci valutano i problemi da risolvere; è “un processo estremamente iterativo, un avanti e indietro,” dice Daggett. Nuovi inquilini possono avere esigenze diverse, e un fabbricato originariamente progettato per una sola società è stato rimodellato per ospitare 12 imprese più piccole.
C’è sempre un intreccio fra l’involucro esistente e la parte nuova. Il riciclo dei vecchi materiali promuove la sostenibilità e fa risparmiare risorse da impiegare per qualche soluzione estetica d’effetto. L’esempio più recente di questa fusione è la Cactus Tower. Una struttura d’acciaio aperta che in passato conteneva una pressa meccanica è diventata un giardino pensile. Cavi e vasi in acciaio inossidabile formano una travatura vicino alla sommità della struttura e sostengono fioriere con alti cactus. Lo spazio sottostante è condiviso dai due affittuari di un magazzino di 2.000 mq sottoposto a un minimo intervento. Quando arriverà l’inquilino giusto, sulla strada sarà costruita una sala conferenze: un palazzo con muri di vetro riparati da un reticolo in acciaio ondulato.
Oltre la strada si trova Stealth - un fabbricato la cui sezione passando da un’estremità all’altra si trasforma da quadrata a triangolare - che evoca la geometria angolare e il colore scuro di un aereo da combattimento anti-radar. L’intonaco verde-nero ha acquistato un riflesso ramato che attenua la sua presenza sinistra. Affaccia su un cortile circondato da officine, radicalmente riadattate, con coperture a dente di sega e travature ad arco, nelle quali un tempo si costruivano stufe. Ora si producono idee, illusioni e invenzioni. “La decisione su cosa si debba conservare e cosa eliminare risponde a criteri pragmatici” dice Moss. “L’occhio della cinepresa si posa su alcuni elementi - ma tutt’intorno c’è una grande quantità di spazio che non viene notato”. I corrosi intrecci di mattoni e abeti hanno un loro fascino sottile, ma possono essere demoliti senza suscitare la rabbia degli ambientalisti. Anzi, sono valorizzati dagli angoli decisi e dai meticolosi dettagli delle nuove aggiunte, proprio come ha fatto Scarpa attribuendo una nuova dimensione a palazzi storici di Venezia e Verona.
Alcuni interventi si spingono ai limiti estremi. Umbrella ha un baldacchino di vetro inclinato che mise a dura prova gli ingegneri incaricati di trovare punti d’appoggio per distribuire i pesi in maniera uniforme. Fu un procedere per tentativi con un’alta percentuale di insuccessi, e Moss loda gli Smith per avere tenuto duro.
Oltre il cortile, sottili colonne si alzano da un’autorimessa: sono i sostegni di un instabile insieme di scatole inclinate chiamato Pterodactyl. Come la sala conferenze di Cactus, anche questo aspetta l’affittuario giusto.
Nel frattempo Moss ha preso il volo, vincendo parecchi concorsi, da New York a San Pietroburgo. Nessuno di questi progetti è stato realizzato, ma Moss confida che presto inizieranno i lavori per un edificio in Cina, un albergo a West Hollywood e per un’area di immobili commerciali vicino all’aeroporto internazionale di Los Angeles. Nel frattempo ha un laboratorio in cui può testare ipotesi e materiali. “Ogni esperimento porta a un altro esperimento”, dice. “Guardo a tutto ciò che facciamo come a qualcosa di speculativo, ancora oscuro, un processo di apprendimento. Mai definitivo”.
Conjunctive Points è doppiamente notevole: perché si tratta di una lunga e proficua collaborazione tra architetto e immobiliarista, e perché rappresenta un salto di fantasia creativa in una città che invece tende ad andare sul sicuro. Lo spirito pionieristico che ispirò Los Angeles un secolo fa, con lo sfruttamento delle sue risorse e la creazione di infrastrutture oggetto di grande ammirazione, si è inaridito. Ci sono grandi talenti creativi, ma la clientela è per lo più timorosa e parsimoniosa, indifferente alle potenzialità della grande architettura, e tende a non andare oltre una mediocrità convenzionale. La Walt Disney Concert Hall è un edificio pubblico veramente importante, ma per costruirlo ci sono voluti 14 anni di lotte. Gehry oggi è richiesto in tutto il mondo, ma non nella sua città.
Conjunctive Points non è un capolavoro. Economico ed eccentrico, si sta già sfilacciando ai bordi. Ma è una gradevole alternativa a tutti gli altri quartieri per uffici di Los Angeles, e alimenta il lievito che farà crescere il pane di questa metropoli in continua espansione.

Michael Webb

 

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