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Home Arretrati 2006 The Plan 16 City of Culture of Galicia

| Peter Eisenman Architects |

City of Culture of Galicia

| Santiago de Compostela | Spagna |
| Masterpiece |


050_1 La Cidade da Cultura de Galicia risale al concorso indetto nel 1999 dalla Giunta della Regione Autonoma Spagnola, cui partecipano architetti di rinomanza internazionale; il progetto di Peter Eisenman è proclamato vincitore. Il tema progettuale indicava la costituzione di un riferimento integrato fra le istanze della cultura galiziana, la produzione libraria, i documenti d’archivio, le arti ed il teatro, la riflessione museale, nuove tecnologie della comunicazione. Nell’elaborazione di una vasta dotazione di luoghi ed attività della cultura, il Governo regionale intendeva valorizzare la formazione identitaria galiziana, nella storia e nell’attualità. Il concorso formulava obiettivi di riconoscibilità politica, nel coniugare cultura ed architettura: affermare continuità storica, sostenere l’identità, proporre le forme architettoniche della sacralità contemporanea, grandi Musei e Biblioteche. L’area del concorso, il Monte Gaiás, fronteggia Santiago de Compostela, offre una visione spettacolare sul centro medievale con la Cattedrale in evidenza e corrisponde alle ambizioni programmatiche del Governo regionale. Si delinea un vero e proprio nucleo di fondazione nella contemporaneità: un’odierna acropoli architettonica e concettuale, un luogo anche celebrativo. Il programma concorsuale, a realizzazione poliennale, si esprime nel ricorso alle grandi dimensioni degli interventi architettonici: i progetti presentati corrispondevano, in maniera più o meno esplicita, alla necessità di rappresentazione della Città della Cultura. Peter Eisenman identifica un nucleo di fondamento urbano, un sistema di tracciati espliciti, le “vie” che organizzano l’insieme degli edifici, ed impliciti nella costruzione dell’architettura: trame e reticoli, moduli d’ordine compositivo e strutturale si intrecciano per formare spazi interni e prospetti. Trame regolatrici si sovrappongono nella complessità degli spazi, sottolineate da cesure nei materiali e da elementi puntiformi, pilastri e colonne. Il progetto di Eisenman opera seducenti interpolazioni, fra architettura e topografia del paesaggio, fino a teorizzare l’identità delle componenti: la topografia dei luoghi genera l’architettura, l’architettura si forma come un rilievo collinare e si appropria di reminiscenze storiche e simboliche. Una nuova meta nel “Camino de Santiago”, per i milioni di pellegrini che affollano ogni anno i tragitti storici verso la città e il “Finis Terrae” medievale sull’Oceano Atlantico. Tracciati simbolici: le “pieghe” ondulate degli edifici simulano il rilievo collinare; le ampie strade interne all’insediamento richiamano una “città” e la conformazione storica di Santiago di Compostela.
La realtà del progetto in costruzione, tuttavia, evolve nel tempo: i governi regionali di Galizia succedutisi continuano a confermare l’obiettivo di fondo, l’identità storica galiziana sottesa alla contemporaneità, il lungo iter realizzativo ammette però variazioni e ricalibrature tematiche. Nel gennaio 2011, l’inaugurazione della Biblioteca (15.702 mq di superficie) e dell’Archivio (11.225 mq) pone il primo punto fermo all’iter costruttivo, che vedrà un secondo importante passo nel settembre 2011, con l’apertura annunciata del Museo de Galicia (20.734 mq).

Oggi questa architettura non è più simbolico tessuto di tracciati regolatori o promessa lontana, è una realtà visitabile e fruibile per il pubblico, suggerendo l’idea di un’ulteriore meta per un viaggio di cultura, di un moderno luogo di pellegrinaggio.
L’architettura costruita è quindi un universo reale e percorribile: il seducente progetto di Eisenman costituisce l’insieme degli edifici, con le loro coperture curvilinee, come la nuova geografia dei luoghi. Nel percorrere gli spazi si può anche trascurare di rintracciare ogni segno dei reticoli nella pianta: è sufficiente rammentare che esistono tracciati sovrapposti, evidenziati dagli imponenti pilastri in cemento armato a base quadrata entro cui corrono le condotte degli impianti, o dalle più sottili colonne, per comprendere l’incrocio di regolarità ed apparenti contraddizioni. Ciò che conta è la qualità degli spazi, bipolare: nello stesso tempo monumentale e vicina a chi accede agli edifici, il lettore o il personale della Biblioteca. Il sistema di sovrapposizione degli spazi induce accelerazioni: l’altezza, degna di una cattedrale gotica, dai punti culminanti sulle facciate a vetrate continue, identifica gli interni, i livelli di piano (sei per la Biblioteca) si confrontano con quel grande slancio verticale che incombe. Gli alti pilastri, sul reticolo di 16x20 m, che sostengono le travi della copertura, giganteggiano; le colonne, sul reticolo minore di 8x8 m, punteggiano gli ambienti, creano filari e corridoi visivi, conducono lo sguardo in una dimensione più usuale. Magniloquenza ed intimità. Dinamica percettiva e funzionale degli spazi, nella modulazione delle tensioni fra orizzontalità dei percorsi e variazioni della verticalità, in una geometria complessa che richiede attenzione ed impone scorci sorprendenti. E i percorsi di ballatoi e corridoi segnano gli spazi alle diverse quote, innescando un meccanismo teatrale di sguardi incrociati verso l’alto, verso il basso, in uno spettacolare invaso. Gli interni mostrano una finitura uniforme, il bianco che avvolge le pareti e i controsoffitti, pavimenti in travertino, intersecati da linee in piccole lastre di marmo per segnalare le trame reticolari di costruzione del progetto. Le pareti a chiara e costante coloritura riflettono la luminosità proveniente dalle grandi vetrate: nella Biblioteca, i variopinti colori dei libri negli scaffali aperti e nei depositi visibili vivificano l’uniformità, creando angoli di colore, in spazi raccolti e contrassegnati dagli arredi dal disegno non ortogonale. Nell’imponente sala a piano terreno, gli spazi si diversificano, seguendo l’ordinamento dell’arredo; i bianchi tavoli di lettura e studio a forma di rombo allungato si distendono in sale aperte di varia dimensione; luoghi più appartati di consultazione si creano per mezzo delle scaffalature con cimasa obliqua che racchiudono angoli meditativi; lo sviluppo in altezza dell’edificio sulla sala propone contrastanti sequenze percettive alle differenti quote.
Il segno della pietra, che contraddistingue l’architettura storica in Galizia, si travasa dalle pavimentazioni esterne ai settori di rivestimento nei prospetti, che intersecano le vetrate: granito locale di varia coloritura, inserti in marmo. Lastre in pietra a finitura grezza, rugosa, su cui rimbalza le luce, lastre in pietra a finitura levigata: la contrapposizione procede per costituire secondo progressivi tasselli, dai minuti dettagli alle grandiose proporzioni, l’insieme di una sensazione urbana. Una larga via, fiancheggiata da alti porticati in entrambi i lati, scorre fra i corpi paralleli della grande Biblioteca e dell’Archivio, edificio a minori dimensioni: transizione dallo spazio aperto “urbano” alle visioni d’anticipazione degli interni che le pareti vetrate concedono, per indovinare ambienti in cui si muovono persone, in cui si affacciano punti d’attenzione.
L’organizzazione dell’intero complesso si regge su una strada di collegamento sotterranea, pedonale e carrabile, con le pareti in cemento a vista: è un luogo architettonico, sebbene non fruibile dagli utenti, è l’asse portante, lo scheletro funzionale, e dimostra l’unità della “Città”, un organismo che ancora deve completarsi in superficie e rappresenta una riconoscibile icona.

Francesco Pagliari



 
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