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| FAR - Frohn&Rojas |

Wall House

| | Cile |
| Architettura |


036-3 In una zona periferica di Santiago, lo studio d’architettura FAR - Frohn & Rojas elabora il progetto per un edificio adibito a residenza e studio a due piani, dai caratteri inconsueti. Il concetto di fondo insiste su un procedimento di progressiva estensione per l’organismo architettonico, una crescita per strati successivi, a partire dal nucleo centrale. Si determinano incroci fra spazi e materie della costruzione, che definiscono il tipo di ambiente racchiuso: il volume architettonico si costituisce dall’interno verso l’esterno, richiamando modalità di sviluppo organico nell’estensione dal proprio nucleo “duro” interno con la sovrapposizione di strati successivi sempre più leggeri, trasparenti, sottili.
La casa appare quasi in forma di tenda, che sembra fluttuare e rende evidenti i luminosi spazi interni. L’elaborazione del progetto, pur disponendo di limitate risorse economiche, propone un edificio che persegue mete importanti: uno spazio interno accogliente ed aperto, l’utilizzo di tecnologie appropriate per il contenimento del dispendio energetico e dei costi, il conseguimento di buone condizioni per l’abitabilità, un’attenta considerazione della natura come un elemento importante nella periferia suburbana della metropoli cilena, il cui paesaggio di riferimento è la Cordigliera delle Ande visibile in lontananza.
Il lotto di terreno su cui l’edificio sorge, per una superficie di circa 4600 mq, è circondato da un’alta siepe, un elemento ricorrente che caratterizza la zona suburbana sviluppata lungo il grande asse di comunicazione panamericano ed assicura riservatezza agli edifici. Il progetto considera la siepe che delimita il lotto come se si trattasse della parete esterna impermeabile ed opaca dell’edificio: le funzioni di protezione e riservatezza vengono affidate a questo perimetro più esterno, il confine del terreno di pertinenza, lasciando l’area esterna intermedia a fluido e disponibile complemento dell’abitazione. Il progetto può quindi considerare l’edificio come un luogo del tutto “interno”, per il quale non v’è necessità di programmare ulteriori barriere e pareti opache. In questo modo, il procedere per “strati”, come gli architetti definiscono gli elementi del progetto, in un certo senso rovescia tradizionali concezioni. Anche la planimetria dell’edificio propone successive configurazioni che si allargano verso l’esterno: elemento originario appare il nucleo interno in calcestruzzo a vista che si eleva in continuità fra piano terreno e livello superiore, ripara e determina gli ambienti dei bagni internamenti rivestiti di piastrelle ceramiche. Il piano superiore, raggiungibile con una scala a chiocciola metallica, dispone attorno al parallelepipedo in calcestruzzo lo spazio rettangolare per la zona studio, che è delimitato da pareti di tamponamento in legno e riceve luce dalla copertura trasparente in policarbonato su telaio metallico. Al piano terreno, in parte a doppia altezza, si collocano a raggiera la stanza da letto principale, la zona di soggiorno, l’ambiente cucina e pranzo e una stanza per ospiti, con una spartana pavimentazione in calcestruzzo che contiene le serpentine dell’impianto radiante per riscaldamento e raffrescamento in connessione con una pompa di calore.
La struttura intermedia portante in legno lamellare con montanti perpendicolari ed obliqui incernierati funge anche da suddivisione degli spazi: dai piani di irrigidimento orizzontali si ricavano scaffalature, e nello stesso tempo la struttura lascia penetrare luce. Si costituisce così il “secondo strato” dell’edificio.
Il perimetro esterno della residenza è definito dalle ampie pareti vetrate a tutt’altezza, scorrevoli in orizzontale su guide, e dai pannelli in policarbonato con telaio metallico che tamponano i lati e proseguono come falde in copertura: la luce naturale che filtra verso gli spazi interni assume un carattere composito, associando alla trasparenza delle pareti vetrate la qualità lattiginosa derivante dalle lastre in policarbonato. Lo “strato” più esterno avvolge la residenza come un velo tagliato in forma di diamante, utilizzando una membrana tipica delle serre, che consente di filtrare l’irraggiamento solare ed operare una protezione passiva dell’edificio. L’architettura si pone in forma fluida, appoggiata ad un reticolato, luminosa e riflettente nello stesso tempo: una grande tenda con portico, in una relazione molteplice con gli elementi della natura.

Francesco Pagliari

 
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