Ovunque nel mondo assistiamo ad un impegno continuo nella ricerca di nuove forme architettoniche che siano riconducibili alla tradizione e idonee ad esprimere lo spirito del luogo. Compito questo particolarmente importante nei paesi emergenti, dove talvolta un generico modernismo è stato accompagnato da eccentriche isolate novità. Un subitaneo benessere determina spesso il sacrificio di tradizioni centenarie, il crollo dell’ordine sociale, nonché una frenetica creazione di esose stravaganze, come già avvenuto in Cina, Russia e nei paesi arabi produttori di petrolio. In India, fortunatamente, la trasformazione si è sviluppata con lentezza, e la Pearl Academy of Fashion, sorta in un office park a est di Jaipur, rappresenta un brillante esempio del connubio tra passato e presente, in cui agli elementi della tradizione autoctona si sono unite le tecniche costruttive contemporanee. L’edificio impiega strategie passive di sostenibilità energetica e offre un ambiente di lavoro creativo per 700 studenti oltre allo staff universitario, ad un costo di circa 220 euro al metro quadro. Si tratta di una recente opera di Morphogenesis, uno degli studi più prolifici e creativi di Delhi. Manit e Sonali Rastogi si sono incontrati alla School of Planning and Architecture di Delhi ed hanno proseguito in seguito i loro studi insieme all’Architectural Association di Londra. Rientrati in India, hanno fondato lo studio Morphogenesis nel 1996, successivamente al loro matrimonio. “Il nostro studio è un laboratorio di ricerca dove tentiamo di estendere i confini del progetto architettonico e ambientale”, dichiarano nei loro obiettivi. Da Morphogenesis architetti, designer, urbanisti ed esperti in tematiche ambientali, collaborano al lavoro di ricerca su molteplici progetti. Un flusso costante di incarichi da imprenditori privati ha consentito alla coppia di costruirsi una residenza, assolutamente moderna, in parte adibita a studio professionale, in uno dei migliori quartieri residenziali della capitale. Tra le opere prevalgono progetti di eleganti uffici, sebbene siano motivati dalla costante ricerca di nuove sfide. Appartiene ai loro progetti più ambiziosi quello della trasformazione di Amarnath, una famosa meta di pellegrinaggio, ubicata ad una quota di quasi 4000 metri sulla catena dell’Himalaya. Sul versante della montagna sono stati costruiti nuovi rifugi per i pellegrini, mentre le infrastrutture esistenti sono state modificate per proteggere la folla che ascende numerosa alla grotta sacra durante i mesi estivi. A Jaipur, l’obiettivo era quello di costruire un campus economico ed ecosostenibile, che divenisse un modello per le altre istituzioni. In questa parte desertica del Rajasthan, le temperature estive possono giungere a 47 gradi Celsius, e la già seria carenza idrica si è ulteriormente aggravata dopo la crescita esponenziale di Jaipur, che si estende attualmente fino a 25 km oltre il vecchio centro storico raggiungendo una popolazione di 5 milioni di abitanti. Gli architetti hanno sviluppato strategie passive di raffreddamento riconducibili alla tradizione locale, particolarmente con l’impiego di jaali, ossia pareti traforate, corti ombreggiate e spazi interni a gradinate, coperti da un velo d’acqua. Ognuno di questi elementi è parte integrante del vocabolario architettonico e della tradizione locale. Uno dei più eleganti palazzi del diciottesimo secolo di Jaipur è l’Hawa Mahal, il cui fronte si rastrema gradualmente verso l’alto ed è un continuum di sottili aperture finemente intagliate che mantengono l’ombra ma lasciano passare aria fresca, sebbene la loro funzione fosse principalmente quella di consentire alle donne residenti a corte di poter osservare la vita fuori dal palazzo, senza essere viste dall’esterno. Le corti con il perimetro a gradinate prendono la forma di profondi spazi interni e sono spesso arricchite con incisioni su pietra. Divengono luogo di incontro per gli abitanti del quartiere e raccolgono le abbondanti piogge dei monsoni estivi, evitando però gli allagamenti, mentre durante i mesi di siccità danno spazio ad un sottile specchio d’acqua. Morphogenesis reinterpreta questi elementi e progetta un basso volume allungato che, seppure saldamente piantato nel terreno, sembra fluttuare. Il sito è stato scavato fino ad una profondità di quattro metri creando un ampio spazio aperto sormontato da una struttura sospesa su pilotis con due piani di aule, laboratori e uffici. Il secondo piano sporge oltre il primo ed entrambi sono rivestiti da una scacchiera irregolare di pannelli traforati, jaali, applicati su un telaio metallico, fissato ad una distanza di 1,25 metri all’esterno della facciata, su tutti i quattro lati. La grana dei trafori e la collocazione dei pannelli orizzontali sono calibrati con precisione per ottenere la massima protezione dal sole diretto. Lo spazio intermedio tra jaali e muro funge da barriera termica mentre i gocciolatoi, collocati lungo il lato interno dei pannelli, consentono un processo di raffreddamento passivo tramite evaporazione. L’insieme riesce a ridurre le temperature interne fino a 20 gradi Celsius, minimizzando l’utilizzo di aria condizionata. Gli architetti si sono avvalsi di una tecnica tradizionale indiana impiegata per deflettere il calore solare. Coppette di terracotta, dette mutkas, del diametro di 35 cm sono collocate nella copertura piana a 2,5 cm una dall’altra, e la distanza tra di esse è riempita con sabbia e frammenti di mattone, ricoperti a loro volta da un sottile strato di cemento. Questo composto, insieme all’aria, colma lo spazio tra le coppe e funge da isolamento termico. Il progetto iniziale prevedeva l’edificazione di un ulteriore piano per gli alloggi degli studenti al di sopra delle aule, ma questa parte è stata rimandata. Uffici, aule e laboratori si sviluppano ortogonalmente lungo il perimetro, intorno ad aperture dall’aspetto biomorfo che garantiscono l’illuminazione naturale da ogni lato. Passaggi aperti o vetrati circondano questi volumi ondulati che definiscono affacci sui livelli inferiori. Nel corso di tutta la giornata, gli studenti si riversano dalle classi, dalla biblioteca e dalla caffetteria in questi percorsi e nel centro ombreggiato dell’edificio al piano terreno. Qui circola aria più fresca e le gradinate conducono ad una vasca poco profonda di acqua riciclata dall’impianto di trattamento di acque di scarto, alimentate anche dalle piogge, che funge da moderatore climatico. Con l’abbassamento termico notturno, l’acqua disperde il calore accumulatosi durante il giorno, e perfino in estate, la corte rimane un piacevole luogo di ritrovo per uno spettacolo, un’esposizione, un pranzo all’aperto, oppure dove incontrare gli amici. I motivi della pavimentazione della corte, realizzati con pietre locali e mosaici, impreziosiscono la struttura dell’edificio principalmente in calcestruzzo e vetro. Il colore arancio delle superfici esterne dona risalto ai pannelli traforati, mentre quelle interne sono bianche e, oltre a ridurre l’assorbimento del calore, offrono una quieta cornice alla vita frenetica del luogo e ai colori brillanti dei sari femminili. Il movimento sinuoso di facciate e balaustre sulla corte guida lo sguardo verso gli spazi aperti e impedisce che il disegno ripetitivo delle griglie sull’esterno diventi una monotona sequenza. Moda significa aggiungere una nuova dimensione al corpo nel rispetto della forma e del movimento, e la Pearl Academy è una straordinaria espressione di quest’arte. Michael Webb










