newsletter

Login








By A Web Design


Home Settembre 2011 Inhotim Contemporary Art Center

Inhotim Contemporary Art Center

| Brumadinho | Brasile |
| Architettura |


049_6
L’esperienza proposta da Inhotim, in un paesaggio lussureggiante a poca distanza dalla metropoli di Belo Horizonte nello Stato Brasiliano di Minas Gerais, programma l’incontro fra arte, natura ed architettura. Inhotim è un parco botanico che accoglie migliaia di specie vegetali; nello stesso tempo, si identifica col mondo dell’arte contemporanea: nello scenario ondulato del paesaggio si contano decine di opere d’arte all’aperto, specificamente ideate per questo luogo, nel segno delle recenti ricerche performative e materiche dell’arte internazionale. L’architettura diviene materia espressiva, nell’intervento che associa artisti, opere ed edifici espositivi, gallerie che riuniscono una pluralità di interventi coordinati, e gallerie dedicate alle opere d’un singolo artista. Un percorso sensibile, nella continua variabilità sensoriale e culturale: nell’idea del parco si amplifica l’incontro fra ambiente naturale, “collezionismo” di specie botaniche, visioni intrecciate d’arte ed architettura.
Ai giovani progettisti dello studio brasiliano Arquitetos Associados sono affidati tre edifici emblematici, padiglioni a differenti funzioni che descrivono la multipolarità del parco: la galleria dedicata all’artista Miguel Río Branco, il Centro Educativo intitolato all’architetto paesaggista Roberto Burle Marx, la Galleria Cosmococa per le installazioni sensoriali, esperienze tattili e sonore dell’omonimo gruppo d’avanguardia, per le quali lo spettatore diviene attore. I progetti interpretano atteggiamenti differenti nei confronti di opere d’arte, instaurano relazioni divergenti verso il paesaggio e concepiscono modalità distinte nel radicamento delle costruzioni, esplicitando la raffinatezza di strategie molteplici.
La stretta collaborazione con Miguel Río Branco rende possibile introdurre nell’architettura le polarità di un intervento che unisce matericità e sensibilità sensoriale. Assecondando un suggerimento dell’artista, la galleria si evidenzia come un oggetto posato nel paesaggio, quasi un reperto minerale. Nello stesso tempo, si articola nel dettaglio l’integrazione fra il colloquio visuale-artistico e la concretezza dell’architettura. La costruzione si sviluppa su più livelli, rendendo le differenze altimetriche del terreno circostante un elemento di progetto: un percorso lastricato sale da ovest e conduce al livello intermedio, snodo in parte aperto, una piazza riparata su cui affaccia la caffetteria, fra le materie costituenti l’architettura della galleria: l’acciaio Cor-Ten e il cemento. Da questo snodo, si dipartono le scale per accedere ai luoghi espositivi. Il piano inferiore, in parte scavato nel terreno, è uno spazio quadrato, definito dal raddoppiamento delle pareti in calcestruzzo: il perimetro d’ambito, su cui si staglia una rampa delle scale e le pareti per accogliere le grandi opere, che non raggiungono il soffitto e consentono di filtrare la luce naturale su tre lati. Il piano superiore è il nucleo espositivo a carattere introspettivo, di assoluta concentrazione visuale in conseguenza dei rapporti fra luci artificiali e oscurità d’ambiente. Acciaio per la struttura, acciaio Cor-Ten per il rivestimento esterno: il blocco superiore è un “oggetto” privo di aperture, un volume a cuneo prismatico di pura astrazione geometrica, parzialmente a sbalzo nel paesaggio; la consistenza del rivestimento, la colorazione a patina rugginosa accentuano l’astrazione architettonica, nella trama della tessitura a lastre che riflettono le variazioni di luminosità ambientale e determinano la forza comunicativa dell’edificio.
La Galleria Cosmococa è un edificio con copertura piana, una terrazza-ponte raggiungibile da una scala esterna sul perimetro: cinque distinti ambienti a pianta quadrata, distribuiti da uno spazio coperto centrale, costituiscono gli spazi espositivi, elementi separati privi di gerarchia funzionale, stanze posizionate in un labirinto. La galleria concretizza nella sua conformazione a blocchi quadrati, in parte addossati al rilievo del terreno, un’immagine di durezza fisica e visuale nel paesaggio: il rivestimento in pietra locale contraddistinta da toni variegati di grigio ne amplifica l’effetto, ribaltato all’interno nelle spartane pareti in cemento, lo sfondo per leggere la fantasmagoria delle opere d’arte.
Il Centro Educativo Burle Marx ospita biblioteca, auditorium, caffetteria e ambienti di ristoro: l’architettura privilegia un andamento orizzontale, una correlazione distesa nel paesaggio, sottolineata dalla copertura a giardino; le ali a diversa lunghezza dell’edificio, con pareti ad ampia trasparenza e permeabilità, protette da brise-soleil fissi, definiscono una corte aperta. Le lievi differenze altimetriche nel terreno sul lato sud ovest consentono di predisporre un piccolo anfiteatro.

Francesco Pagliari