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Home Arretrati 2010 The Plan 40 Corvino + Multari

| Corvino e Multari |

Corvino + Multari

| | Italia |
| Made in Italy |


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Se volete una previsione, direi che tra i dieci studi professionali italiani che nei prossimi venti anni saranno maggiormente in vista, per numero e qualità delle opere, ci saranno Corvino e Multari. Per almeno tre ragioni. La prima è che il duo rappresenta bene quell’atteggiamento High Touch che rende appetibile a un vasto pubblico l’architettura italiana. Una ricerca raffinata ed elegante, cautamente sperimentale ma con un occhio attento alla tradizione e al contesto, pragmatica nelle scelte tecnologiche, e che quindi tiene conto di un’industria edilizia prudente se non conservatrice, ma pronta a spendersi su quei temi dell’innovazione condivisi dall’opinione pubblica più attenta, quali per esempio oggi la sostenibilità e il risparmio energetico.
La seconda ragione è che Corvino e Multari stanno scommettendo sulla propria crescita. Lo dimostra la scelta di aprire uno studio a Milano per affiancare quello di Napoli, e in tal modo avere terminali sia al sud, dove nasce lo studio, che al nord, dove ferve maggiormente l’attività edilizia, almeno quella delle opere di qualità. Vi è poi il notevole investimento di energie nei concorsi, dai quali sono derivati alcuni lavori importanti e, infine, una accurata operazione di marketing che ha portato lo studio a produrre anche un DVD, dal titolo Vesuvius, realizzato di concerto con l’artista Lello Esposito.
La terza ragione è che il duo opera con una sintonia che difficilmente ho riscontrato in altri gruppi di progettazione, a beneficio del lavoro progettuale, dell’organizzazione dello studio e delle attività di promozione dell’immagine.
Corvino e Multari si sono formati alla fine degli anni Ottanta a Napoli. Corvino si laurea nel 1990, Multari nel 1991. Nel 1995 vincono il concorso per la sistemazione della Piazza dei Bruzi di Cosenza, un lavoro ritmato dalla purezza di pochi segni con una vasca prismatica in marmo nero assoluto, coronata da una scultura di Mimmo Palladino. Sempre tramite concorso, vincono l’incarico per un programma integrato di interventi a Cosenza. Il progetto si fa notare per le forme asciutte, essenziali, eleganti. Esattamente il contrario delle decine di lavori eccessivamente disegnati e infarciti di citazioni di gusto ancora postmoderno che negli stessi anni si vedono altrove. In questa luce di ricerca della sobrietà sono da leggere due sistemazioni successive a Milano. Piazza Gabrio Rosa dove, sfruttando le alberature esistenti, lo Studio ricostruisce di fronte alla chiesa di Santa Rita uno spazio urbano e piazza Ohm dove, con un minimo di mosse, si risolve un intricato incrocio di cinque strade.
Decoro, pulizia del segno, scelta accurata dei materiali sono i caratteri che contraddistinguono anche la recentemente completata sistemazione di Piazza Molino. È un programma privato di intervento strategico per la riqualificazione di una zona centrale della espansione nord di Cosenza che ha portato alla realizzazione di due edifici tra loro perpendicolari con un piano terreno destinato alle attività commerciali, un primo piano ad uffici e studi professionali e i piani successivi adibiti a residenza, per una cubatura generale fuori terra di circa 42.000 mc. L’obiettivo è realizzare un luogo centrale fruibile e riconoscibile, al servizio di un’area vasta, punteggiata dalla presenza di edifici pubblici ed istituzionali, ma sostanzialmente anonima e fortemente indifferenziata. Una alternativa al disordine e un segno di modernità che si distacca dalla banalità dell’edilizia delle città meridionali fatta di amorfe costruzioni tutte intonacate. Come testimonia la scelta di un basamento in pietra alto due livelli, dei parapetti dei balconi e delle logge in vetro temperato e della copertura in zinco titanio di colore nero.
Dicevamo che tre sono le ragioni per spiegare il successo di Corvino e Multari. Ve ne è in effetti una quarta: è la voglia di non strafare. Un atteggiamento vincente dove entrano in ballo contesti o edifici storici. Come è stato il caso del restauro del grattacielo di Gio Ponti a Milano, sicuramente il lavoro che più ha contribuito alla notorietà dello Studio.
La storia è abbastanza nota: il 18 aprile 2002 un aereo da turismo si schianta contro il Pirellone, il grattacielo simbolo di Milano, da tempo adibito a sede della Regione Lombardia. Squarcia la facciata per una altezza di tre piani. Dopo le Twin Towers di New York, si teme che sia un ulteriore attacco del terrorismo integralista islamico. Per fortuna si scopre che non è così: si è trattato di un semplice incidente. Rimane il problema del ripristino dell’edificio. Un rappezzo è escluso. Cambiare gli infissi con altri moderni? Neanche a pensarci, perché l’opera di Ponti non merita di essere snaturata. E poi, a chi dare l’incarico? Ai collaboratori dell’architetto rimasti? A qualche importante studio di architettura? Alla fine si sceglie di affidare il progetto a Corvino e Multari che nell’edificio stanno già lavorando dal 1999 per sistemare l’auditorium e il nuovo ingresso su Piazzale Duca D’Aosta e di affiancare loro Renato Sarno che, sempre al Pirellone, è alle prese con la sistemazione del belvedere al trentunesimo piano. Il team si dedica al restauro con grande scrupolo. Evita avventate sostituzioni o lifting che avrebbero potuto rendere l’edificio una caricatura di se stesso. Recupera i disegni originari, ritrova le matrici degli estrusi, ripropone la tecnica di anodizzazione e di spazzolatura scelta da Ponti. Fa un passo indietro rispetto all’opera. Nello stesso tempo, però, non si evita di intervenire dove necessario per ammodernare e rifunzionalizzare: nella distribuzione interna, nel ricalibrare l’ingresso oltre che, ovviamente, nell’auditorium oggetto di precedente incarico. Il risultato è un successo, tanto più evidente quanto più avvenuto nell’ombra.
A sottolineare questo quadro di affidabilità professionale, sono più tardi le abitazioni poste al di sopra di piastre sismicamente isolate e realizzate dallo Studio a L’Aquila a seguito del progetto C.A.S.E. approntato dalla Protezione Civile dopo il terremoto. Pur non caratterizzandosi per particolari aspetti di novità formale rappresentano una risposta seria all’emergenza. Mostrando, diversamente da altri interventi ex novo meno ragionati, che anche attraverso la costruzione e non solo per via di recupero è possibile programmare un habitat qualitativamente accettabile.
Teorici di un atteggiamento realista ma sempre attento alla contemporaneità, Corvino e Multari non esitano, però, quando si presentano occasioni meno vincolanti, a sperimentare conformazioni spaziali più complesse. Mostrando in questo un approccio inclusivista oggi comune a molti studi. Nel progetto di riqualificazione urbana dell’area ex Salamini a Parma, risultato vincitore di un concorso internazionale, vengono, per esempio, utilizzate geometrie bloboidali per caratterizzare quella che dovrà diventare una città del divertimento. Nella Cittadella del Cibo nel Parco Ducale a Parma viene disegnata una struttura soft tech, caratterizzata da esili tettoie a sbalzo in ferro e da ampli rivestimenti vetrati. Nella ristrutturazione del mercato coperto a Reggio Emilia la tutela dell’edilizia storica si affianca alle moderne tecnologie della comunicazione, a partire dalla trasformazione delle pareti in schermi per proiezioni multimediali.

Luigi Prestinenza Puglisi

 
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