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| Matali Crasset |

Dar HI Eco-Lodge

| Nefta | Tunisia |
| Sustainable Design |


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Il turismo nel deserto è sempre fonte di reazioni contraddittorie: alcuni ne sottolineano i vantaggi per l’economia locale e altri invece criticano l’impiego delle scarse risorse per alloggi di lusso. La prima realizzazione architettonica della designer parigina Matali Crasset cerca di conciliare le due posizioni. Alcuni potrebbero definirlo un progetto ardito, arroccato com’è sul bordo del Sahara e orientato ad utilizzare solo materiali e forza lavoro locali per accogliere ospiti che possono arrivare da ogni parte del mondo per assaporare il gusto della vita in un villaggio tunisino, o soltanto per godersi un periodo di relax lontano dalla confusione e dal clamore delle città occidentali. Ma il gruppo di lavoro che lo ha progettato non ha mai dubitato che questo sarebbe stato un hotel di tipo diverso.
Dopo la fortunata collaborazione nella realizzazione dell’Hotel Hi di Nizza nel 2003, Matali Crasset e gli albergatori Patrick Elouarghi e Philippe Chapelet desideravano realizzare insieme un altro progetto, anche se tutti ci tengono a sottolineare che il Dar HI non è una replica del progetto di Nizza, ma un concetto completamente nuovo, articolato intorno all’idea di benessere, un eco-resort in un luogo “sorprendente e magico”. Guardando l’edificio finito è facile vedere come la Crasset abbia cercato di armonizzare la sua creatività con gli elementi vernacolari del deserto. Non si tratta di un singolo blocco monolitico di lusso calato sulle dune di sabbia, ma di un insieme di diciassette “pilotis” raccolti all’interno di un muro di cinta, il cui profilo può ricordare le sporgenze a cupola di una moschea. I pilotis sarebbero in effetti più rettilinei che a cupola, ma gli angoli sono smussati per ammorbidirne le linee sullo sfondo del panorama. Il progetto realizza l’intento di offrire sia un “luogo di riposo moderno” sia un collegamento molto più profondo con la cultura locale di quanto non facciano i luoghi di villeggiatura che pullulano lungo la costa tunisina, poiché è il risultato di una collaborazione con artigiani locali molto attenti all’impatto ambientale. Matali Crasset definisce il suo progetto ingannevole perché “l’esterno è introverso e l’interno è estroverso” in quanto l’esterno si amalgama con i bassi edifici in mattoni crudi dei vecchi villaggi, mentre gli interni sono più arditi e più luminosi nel modo originale tipico dello stile di Crasset.
L’albergo è dotato di molti impianti ecologici. I pannelli solari forniscono l’elettricità, l’energia geo-termica è usata per il riscaldamento dell’acqua, le piscine hammam e spa sono alimentate da naturali sorgenti calde del deserto e le acque grigie dell’albergo sono riciclate e usate per irrigare il palmeto e i giardini che lo circondano. Sono stati impiegati metodi di costruzione tradizionali senza importare alcun materiale. Per la struttura principale i mattoni sono stati rivestiti con una miscela di sabbia del deserto e cemento, le pareti sono poi state rasate a calce, rendendole così molto efficienti dal punto di vista termico, come nelle costruzioni locali. Sono stati impiegati legno di albicocca e palma locale per il rivestimento dei soffitti e per la costruzione di porte e armadi e, in alcune stanze, è stato utilizzato il marmo locale Foussana. Probabilmente, la più importante e originale soluzione del progetto per l’albergo è stata l’idea di creare un insieme di strutture su palafitte. Questo ha permesso una differenziazione delle realizzazioni all’interno di un complesso di modeste dimensioni (circa 2.300 mq) dando vita ad una tipologia di villaggio unica. Un totale di 38 stanze si basano su 9 temi e 3 tipologie. Al livello superiore sono collocati i “pilotis”, stanze private con il patio collocato al di sopra delle mura perimetrali del villaggio, che godono di viste panoramiche del deserto, del palmeto e del villaggio di Nefta. Al piano inferiore, aree ombreggiate per il riposo.
Le “dune” (al livello della sabbia) offrono spazi comuni all’ombra rinfrescante del muro principale e delle costruzioni superiori. I “trogloditi” esprimono il tema di progetto più esotico: ambienti simili a caverne, ispirati alle abitazioni sotterranee berbere del vicino villaggio di Matmata e sembrano ricavate nella roccia. Gli spazi comuni sono caratterizzati da disegni tradizionali con dettagli coloratissimi come le stesse creazioni di maiolica di Crasset. Ovunque riferimenti al design e alla cultura locali, alla bellezza della natura. Non è necessario un opulento monumento al lusso per far sentire agli ospiti che sono fuggiti in un mondo diverso.
Fortunatamente gli ideatori del Dar HI ne sono consapevoli e hanno portato comodità e gusto contemporaneo in un luogo che favorisce il benessere interiore e al tempo stesso valorizza un mondo sorprendente che si trova appena dietro l’angolo.

Phyllis Richardson

 
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