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Home Arretrati 2010 The Plan 41 Syracuse Center of Excellence

| Toshiko Mori |

Syracuse Center of Excellence

| Syracuse | USA |
| Letter from America |


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Syracuse è una delle tante città degli Stati Uniti alla ricerca di prospettive di rinascita dopo il crollo delle sue industrie tradizionali. Visitando la città situata nello stato di New York, si percepiscono - come a Pittsburgh, Buffalo o Detroit - la decadenza economica, le ambizioni architettoniche infrante e, come conseguenza, la scarsità di residenti. Questo l’aspetto negativo della situazione. L’aspetto positivo è la constatazione che molte di queste metropoli possiedono università progressiste - motori di cultura e tecnologia - e un tessuto post-industriale fatto di fabbriche abbandonate, loft disponibili e spazi aperti, che per artisti, ricercatori e imprenditori ad alta mobilità costituiscono un’alternativa a basso costo rispetto a New York, Boston o San Francisco.
L’espansione di Syracuse all’inizio del XIX secolo fu una conseguenza della sua posizione sul canale Erie, un’arteria di fondamentale importanza che collega il fiume Hudson, e quindi New York, ai Grandi Laghi, al Canada e al Midwest. Il centro urbano mantiene la sequenza di imponenti edifici in pietra disposti intorno a una grande piazza, fulcro della vita sociale, un tempo attraversata da un tratto del canale. Interrato nel 1925 per creare l’Erie Boulevard, il tracciato di quella via di comunicazione, ora soppressa, prosegue la sua corsa verso est intersecando la griglia ortogonale della città, a cui fu aggiunto un sistema di strade sopraelevate.
Il Syracuse Center of Excellence domina oggi questo piatto paesaggio postindustriale e si erge quale segno della timida rinascita della città. Progettato da Toshiko Mori, architetto newyorkese, il centro è un satellite strategico dell’Università di Syracuse, il cui campus si sviluppa in una zona relativamente isolata su una vicina collina. All’intersezione tra l’Interstate 81 e lo svincolo sopraelevato della Interstate 690, l’edificio presenta uno sviluppo orizzontale per poi ripiegarsi prima di svilupparsi in altezza e offrire ai passanti una facciata aggettante, slanciata e strombata. La costruzione assume così le caratteristiche di una scultura urbana, la cui ampia rampa d’accesso funge da basamento o trampolino per l’edificio vero e proprio. Dalla base alla copertura le superfici sembrano snodarsi come una fascia continua. Analogamente al padiglione realizzato da Mori a Jinhua in Cina, questa architettura si innesta in uno spazio erboso intersecato da percorsi diagonali.
La struttura ospita un’esile torre per il monitoraggio dei dati ambientali. Il terreno si piega verso l’alto formando la copertura piantumata a sedum di un laboratorio per lo più cieco. Nella direzione opposta, verso la sopraelevata, il taglio angolato alto quattro piani dell’area di ricerca si profila sopra il portico d’entrata, scenograficamente definito dalla corsia pedonale e dall’intradosso soprastante. Una rampa di scale scende dall’alto quasi fosse un ornamento tecnologico. L’attività di Mori è caratterizzata dalla sua sensibilità verso la luce e le texture, qualità evidenti già nelle sue prime opere, come la boutique di Issey Miyake a SoHo, New York, dove in un edificio del XIX secolo ha inserito pannelli in vetro semitrasparenti e un box verde brillante; qualità che ha sviluppato in seguito in progetti residenziali e allestimenti site specific, fino alle ricerche attuali, quali la casa di vacanze rivestita con pannelli in schiuma di alluminio riciclata (scelta per le sue capacità di modulare la luce). Come attualmente a Syracuse, la sua architettura segue un filone empirico modernista in cui forma e spazio puntano sull’equilibrio degli elementi per raggiungere l’effetto ottimale. Syracuse significa per Mori una crescita professionale, urbana e istituzionale, dove tuttavia l’architetto mantiene in essere l’attitudine per l’empirico e la finalità del progetto.
Il solido basamento accoglie gli spazi dei laboratori industriali, i piani superiori sono un ibrido di aree dedicate allo studio e ai laboratori, dove i ricercatori lavorano in ambienti aperti e pieni di luce. La struttura dell’edificio è tenuta deliberatamente esile per favorire l’illuminazione e la ventilazione naturale. Il prospetto sud è completamente vetrato con schermature integrate per contrastare il riverbero e l’accumulo di calore. Rivestite da pannelli in fibrocemento grigio sono la parete ovest inclinata, e la facciata nord solcata da finestre orizzontali. L’entrata al Centro è dal portico sotto l’iconica prua dell’edificio; una volta entrati o si sale con l’ascensore al piano superiore (in discesa autoalimenta l’elettricità necessaria) oppure si scende al pianterreno nel laboratorio principale. Qui la parete sud si apre per lasciare spazio all’area dedicata al collaudo periodico di componenti strutturali. Per entrare, si può anche risalire lungo la rampa che funge da copertura al laboratorio e proseguire lungo il taglio orizzontale che si protende all’interno del secondo piano dell’edificio. Questa pendenza, pavimentata solo in parte, è piantumata a sedum per favorire la ritenzione dell’acqua piovana e l’isolamento del laboratorio.
Nei quattro piani superiori pareti divisorie in vetro ed eleganti mobili bassi creano una continuità visiva tra foyer, uffici e laboratori. L’impressione che si riceve non è di un laboratorio tradizionale; gli interni con arredi bianchi e pareti verde mela evocano piuttosto lounge alla moda. Ovunque pavimenti galleggianti e pannelli radianti a soffitto per il riscaldamento e il raffrescamento. Il nucleo centrale è attraversato da una torre di scarico per la lenta espulsione dell’aria dai laboratori, ben visibile attraverso le vetrate. Nascoste alla vista, sonde geotermiche contribuiscono al riscaldamento o al raffrescamento stagionale.
L’elegante funzionalismo di Mori si adatta perfettamente al Center of Excellence. Su scala urbana, l’edificio acquista identità piegandosi in pianta per assecondare il contesto. I progettisti hanno voluto limitare la gamma di colori e di materiali, così che l’edificio possa assumere l’aspetto di un monolite luminoso e disadorno, un contenitore capace di ospitare sistemi tecnici come pannelli fotovoltaici e, potenzialmente, turbine eoliche. L’attrezzatura e l’uso che ne fanno i ricercatori rendono però il Center of Excellence non un semplice cartellone pubblicitario tridimensionale, ma un manifesto altisonante della tecnologia e della necessità di indagine ambientale.

Raymund Ryan

 
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