Un edificio per la musica, che dimostra le consonanze tra architettura e musica. La Concert House è un paradigma del pensiero progettuale di Jean Nouvel, in cui si rendono evidenti le interrelazioni fra le diverse componenti dell’edificio, i rapporti fra i vari gradi di realtà dell’architettura: ciò che appare all’esterno, ciò che si incontra nel viaggio di scoperta all’interno del volume architettonico, ciò che si immagina, ciò che si dimostra realtà. Stati d’interpretazione che si sommano e definiscono un luogo d’architettura, mutevole come la luce, risonante come uno strumento musicale, molteplice come i punti di vista dell’osservazione e dell’esperienza. In un settore periferico di Copenhagen in via di sviluppo, che mostra un paesaggio urbano standardizzato, formato da insediamenti residenziali, commerciali e per uffici, e con la presenza di reti ferroviarie, il progetto inserisce un’attrezzatura urbana d’alta qualità, con sale per concerti pubblici e prove e gli uffici di produzione della Radio Danese. La soluzione architettonica, in questo luogo in divenire, argomenta Jean Nouvel, si indirizza ad affermare “a priori una presenza, un’identità”: il progetto servirà a “materializzare il territorio”, l’intervento architettonico si porrà ad una scala superiore, fornendo un’attrezzatura urbana che costituisce la qualità, attraverso la sua eccezionalità. L’architettura della Concert House agisce secondo parametri complessi, che indagano la consistenza materiale e visiva della costruzione, innervando relazioni fra realtà e figurazione: elementi costanti del ragionamento progettuale, per definire linee che lo stesso Jean Nouvel attribuisce a nuclei di valutazioni e di scelte che inglobano i termini del “mistero” e della “seduzione” in architettura. Termini senza tempo, espressioni di una modernità che attraversa le epoche al di là degli stilemi e delle conformazioni, dell’ordinamento per schemi del pensiero progettuale. L’edificio si inserisce in questo paesaggio urbano in trasformazione come un punto fermo e calibrato: un parallelepipedo colorato, la cui densità materica si sfuma attraverso un diaframma a doppia pelle. Uno schermo di materia e trasparenza, il rivestimento esterno simile ad un prezioso tessuto che trasmette in filigrana sagome e luci, la parete interna in vetro con l’evidenza delle controventature quasi incastonate come decorazioni: la tecnologia diviene espressione figurativa, essenza dell’architettura che deve lasciar trasparire un interno vitale, differenziato e complesso, un mondo da raggiungere e di cui sorprendersi ancora, immedesimandosi in un percorso di conoscenza che si viene a suggerire. Luce che varia durante il giorno e luce artificiale renderanno percepibile in misura diversa questo universo interno, nascosto e reale, anticipato dalla permeabilità visiva del perimetro geometrico della Concert House. E, dall’interno, dal foyer disposto come una piazza coperta, si avrà una visione sfumata della città: la permeabilità opera in modo biunivoco e fa parte della ricerca di un pieno senso urbano da riprodurre in un edificio che non corrisponde soltanto ad una collazione funzionale di sale per musica, ma aspira ad esser considerato una porzione vera di città, con i suoi colori, i materiali, le luci differenti che si colgono all’interno, un ambiente complesso che simboleggia la città. Le pareti in calcestruzzo a vista suggeriscono volumi edilizi “abitati”, l’evidenza dei corpi scale simula la presenza di sculture urbane, le serpentine luminose al soffitto tracciano geometrie spezzate e concitate, pannelli colorati si assestano sulle pareti interne, la segnaletica appare articolata per un luogo in cui gli itinerari possibili si assommano. La finitura delle pareti interne ed esterne in calcestruzzo a vista ribadisce l’espressività tecnologica: la superficie è segnata da rilievi e linee, componendo un tracciato di graffiti d’ordine casuale. La specializzazione funzionale dell’edificio, luogo per la musica, propone una compresenza di sale con proprie caratteristiche: la grande sala per concerti da 1800 posti, la sala per musica da camera e piccoli complessi orchestrali dotata di 550 posti, la piccola sala per “musica ritmica” con 350 posti, la sala per musica corale con 350 posti. Differenti condizioni acustiche e differenti configurazioni architettoniche. La grande sala da concerto è come un’imponente conchiglia che si situa una decina di metri al di sopra del piano terreno, e la cui sagoma di copertura risalta attraverso la trasparenza dello schermo perimetrale dell’edificio. Il legno domina su pavimenti e pareti, componendo elementi curvilinei come onde; i settori del pubblico si assestano su più livelli, orientandosi sul palcoscenico per l’orchestra posizionato al centro della sala, quasi fossero pendici a terrazze di un “vigneto” musicale, secondo l’espressione metaforica dello stesso Jean Nouvel. Il foyer principale attornia la grande sala da concerto, dal piano su cui incombe, quasi fosse sospeso, l’intradosso della sala fino a raggiungere i livelli più elevati per accedere a tutti i settori per il pubblico. Le altre sale sono situate al livello inferiore dell’edificio. La sala per piccoli complessi orchestrali è rettangolare, pareti e pavimento dai toni chiari, la pedana per i musicisti a semicerchio con minimo rilievo rispetto al resto della sala: alle pareti, ritratti di 39 personaggi del mondo musicale, solisti e compositori, appaiono riprodotti in bianco e nero, “stampati” con tecniche vettoriali sui pannelli in legno. La sala per “musica ritmica” è flessibile nell’utilizzo, non vi sono suddivisioni prefissate, pubblico e musicisti sono allo stesso livello, sul pavimento in legno di rovere: l’ambiente è spartano, le pareti nere alternano pannelli di differenti dimensioni, opachi e lucidi, le aperture finestrate offrono fonti improvvise di luce. La sala per cori, d’uso flessibile, è dominata dalle gradazioni delle tonalità del rosso dei pannelli alle pareti. Il settore degli uffici per la produzione e documentazione dell’attività della Radio Danese è composto di spazi di grandi dimensione situati nel lato nord della Concert House e occupano una superficie di 2700 mq, su un totale di 25000 mq di superficie utile dell’intero complesso. Francesco Pagliari








