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| ElasticoSPA |

Elasticospa

| Gassino Torinese | Italia |
| Made in Italy |


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Elasticospa punta ad una architettura espressiva e di impatto materico. Lo ha esplicitamente dichiarato negli scritti che accompagnavano una sua monografia, edita nel 2008: “Architettura al sangue”. Un titolo decisamente crudo che punta al coinvolgimento dei sensi e a una energia, non priva di connotazioni primordiali e forse un po’ autocompiaciuta, che viene suggerita dall’atto antivegetariano, oggi politically incorrect, di mangiare una bistecca e per di più appena cotta.
“L’architettura che mi interessa - scrive Stefano Pujatti - deriva dalle fantasie di quelli che la producono o di quelli che la commissionano, perché le fantasie sono vicine alle idee ma sono un po’ meno pretenziose”. E il cibo può presentare molte analogie con l’arte del costruire. Perché occorre mettere insieme materie prime, amalgamare sapori, soddisfare il piacere del cuoco ma anche le esigenze e i gusti particolari del cliente, perché è legato a rituali e tradizioni ma richiede un atteggiamento critico e innovativo: il piacere di non ripetere mai lo stesso piatto. E infine: perché un buon cuoco conta più sull’intuizione e sulla felicità creativa che sulle formule o sul ragionamento astratto.
Stefano Pujatti studia alla facoltà di Venezia e si laurea con Gino Valle, un progettista che ha una decisa sensibilità per i materiali. Questi, che in quegli anni sta lavorando a Parigi, gli offre l’opportunità di seguire un progetto consistente in un intervento di ricucitura, restauro e riconfigurazione di un isolato ubicato nel centro della città.
L’esperienza francese è preceduta da un soggiorno a Los Angeles, dove incontra Tom Mayne, fondatore di Morphosis, e Wolf Prix, leader di Coop Himmelb(l)au, che gli insegnano a lavorare con lo spazio, anche a costo di frammentare la costruzione.
Nel 1995 Pujatti apre con Simone Carena e Alberto Del Maschio lo studio Elastico, che si fa notare per lavori sperimentali. Dal 2005 si separa dai colleghi e fonda Elasticospa, Stefano Pujatti Architetti.
Già le prime opere che realizza gli valgono l’attenzione della critica. Ne ricordiamo tre: la Yuppie Ranch House (con Alberto Del Maschio, Elastico3), un’abitazione realizzata nella campagna di Budoia (PN) per un allevatore di cavalli articolata lungo un percorso interno che culmina nel tetto giardino; il cimitero a Borgaretto (ancora con Alberto Del Maschio), vicino Torino, dove i loculi sono inseriti in un piano sotterraneo, per lasciare così libero il livello del terreno e trasformarlo in una piazza alberata, densa di significati simbolici; l’Atelier Fleuriste, una casa e laboratorio a Chieri (TO) per un floricultore, risolta con un rivestimento in mattoni forati spezzati e lasciati in vista.
Il complesso Antibiotico (quasi tutti i progetti di Elasticospa si contraddistinguono per nomi spiazzanti e fantasiosi), realizzato tra il 2006 e il 2008, è una riconversione di un complesso residenziale a Settimo Torinese. A caratterizzarlo è il dialogo con la preesistenza: modesta ma non priva di alcuni valori architettonici, tanto che tra gli abitanti del quartiere girava voce che fosse stata addirittura disegnata da Gio’ Ponti.
Pujatti la recupera, almeno per quanto riguarda i prospetti, facendola diventare il basamento di una sopraelevazione rivestita in metallo e articolata in modo da lasciar individuare già dall’esterno le singole unità edilizie. L’idea è coerente con il programma funzionale: modificare, attraverso l’aggiunta di un piano, una serie di abitazioni oramai datate in un più appetibile complesso residenziale in linea con gli standard odierni.
Da qui la metamorfosi tipologica: gli appartamenti sono trasformati in abitazioni a schiera o sono ridisegnati. Diventano più grandi. Vengono dotati di spazi esterni: giardini e/o terrazze. Godono di una maggiore privacy. Acquisiscono ampie superfici vetrate per godere di un migliore rapporto con la luce e con il paesaggio circostante. Hanno più spazi di servizio e, in particolare, per le automobili.
Le nuove funzioni sostanziano la nuova forma, più accattivante e giocata sul contrasto tra materiali caldi e freddi, tra volumetrie consuete e altre più innovative, tra la semplicità del disegno e le volute eccezioni: come per esempio la terrazza d’angolo di uno dei tre blocchi che ha il chiaro intento di rendere dissimetrico un insieme altrimenti seriale e monotono.
Pujatti punta alle emozioni, ma non a scapito del buon senso e del budget. E in questo atteggiamento si dimostra erede per alcuni versi dell’approccio professionale di Valle, per altri della tradizione organica e, per altri ancora, di quella espressionista.
Lo dimostra bene l’intervento Brick-olage a Gassino Torinese, realizzato tra il 2007 e il 2009. Dove utilizza con abilità la copertura a falde che è invece da sempre la croce dell’architettura contemporanea, soprattutto quando imposta dai regolamenti edilizi comunali. Nel torinese, inoltre, fare un tetto in un edificio moderno vuol dire, spesso, rifarsi ai modelli della scuola di Gabetti e Isola, con risultati kitsch e neotradizionalisti. Pujatti invece utilizza il pretesto per disegnare un frammento, sia pure artificiale, di paesaggio. Un segno unitario ma sfaccettato sotto il quale si dispongono i singoli appartamenti. Questi sono organizzati in blocchi che si ripetono serialmente e si presentano alla vista ciascuno in modo diverso perché insistono su quote diverse e perché ciascuno è leggermente ruotato rispetto all’altro. Il risultato è una volumetria varia ma non caotica, composta da elementi ricorrenti. A suggerire il rapporto con la natura provvedono, oltre alla curva che abbraccia il contesto circostante, i balconi i cui parapetti sono realizzati in maglia di ferro. Questa ha la funzione di contrastare, attraverso il materiale freddo e trasparente, i mattoni dei rivestimenti e il legno delle travi dell’intradosso della copertura, che aggetta rispetto ai fili della facciata. A vivacizzare il prospetto, eliminando l’effetto “palazzina di cooperativa rivestita in cortina”, contribuisce inoltre l’uso di mattoni di tre colori diversi, organizzati in fasce astratte che fanno pensare alle opere di Ralf Erskine, nonché un certo virtuosismo nei dettagli, per esempio quando i mattoni si incontrano a 90 gradi.
Il progetto di recupero a San Quirino (con Alberto Del Maschio), in corso di realizzazione, è emblematico del modo di procedere di Pujatti con le preesistenze storiche. Il casolare di campagna viene recuperato non “com’era e dov’era” ma “come è e dove è” mantenendone, sia pure solo figurativamente, le caratteristiche di rudere, cioè evitandogli quel carattere di “finito” che lo avrebbe trasformato in un oggetto-presepe. Sul rudere recuperato sono innestati alcuni interventi ex novo in cemento faccia a vista, probabilmente il migliore materiale per contrastare e insieme dialogare con le pietre dell’antica muratura. Più deciso l’intervento negli spazi interni dove Pujatti non esita a lavorare sulle doppie altezze e quindi su un’immagine della casa diversa da quella tradizionale; anche se qualche concessione alla cultura abitativa locale viene fatta, per esempio attraverso un ampio camino-focolare.
Il Top Gun a Polcenigo, realizzato con Alberto Del Maschio tra il 2004 e il 2008, è una casa nella campagna pordenonese ricavata all’interno di un edificio preesistente. È caratterizzata da una scala che lega i diversi livelli dell’abitazione dando luce, attraverso lo spazio della tromba, anche ai piani inferiori. Non priva di valenze barocche, la scala è caratterizzata da una sottile ed elegante ringhiera che ricorda le leggere strutture di Franco Albini, un altro dei personaggi sicuramente presenti nell’inclusivo universo figurativo di Pujatti.

Luigi Prestinenza Puglisi

 
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