Jean Nouvel, al meglio delle sue capacità, riesce a fare apparire la realtà più eccitante, intensa ed affascinante di come la avevamo immaginata. Quando budget, sito e programma si trovano sulla stessa linea, il maestro francese e il suo team realizzano “oggetti abitabili” (l’Hotel Saint-James vicino a Bordeaux; la Fondation Cartier a Parigi; il futuro Museo Nazionale del Qatar) che ci consentono di riconsiderare il nostro posto nel mondo. L’adeguamento costante da parte di Jean Nouvel alla vita contemporanea trae origine dalle machines à habiter di Le Corbusier, funzionali quanto estetiche. Queste, non sono sintomo - come spesso temuto dai critici anglofoni del modernismo - di una limitazione della libertà da parte dell’industria, ma piuttosto sono la speranza di indipendenza, visuale e spaziale.
100 11th Avenue è già un landmark, un segno fulgido dove la rigida griglia urbana di Manhattan incontra l’Undicesima Avenue, l’affollata West Side Highway e la fila di moli che si protendono sull’Hudson. Il sito si trova a Chelsea, sede delle gallerie d’arte più trendy, dove, alla fine dell’isolato lontano dal fiume, la West 19th Street incrocia l’High Line, l’ex ferrovia sopraelevata riconvertita abilmente in parco post-industriale. Dall’altro lato della strada sorge il quartier generale della IAC (InterActiveCorp) progettato da Frank Gehry, il cui involucro in vetro svetta come le vele di un vascello ghiacciato. Rivolto a sudovest e riscaldato dal sole, l’edificio di 100 11th Avenue gode di una vista incontrastata sull’Hudson, la costa del New Jersey e il New York Harbor.
Nouvel ha sfruttato questi punti di forza a beneficio dei residenti di questo edificio bifronte alto 23 piani. La più iconica delle due facciate si sviluppa come una maschera trasparente verso ovest e verso sud senza piegarsi ad angolo tra l’undicesima e la diciannovesima strada ma curvando con un gesto continuo degno di Oscar Niemeyer.
La facciata posteriore, verso nord e est, che si affaccia verso l’High Line, si eleva da una base di bassi magazzini e presenta due fianchi semplici rivestiti da lisci mattoni neri, una realtà rigidamente ortogonale punteggiata da una miriade di aperture rettangolari, un omaggio, nello stile di Nouvel, alla quotidianità di Manhattan e all’intreccio un po’ surrealistico delle tante finestre regolari.
Se Le Corbusier nei suoi scritti parla di machines à habiter, di macchine per abitare, i progetti più belli di Nouvel si possono definire macchine per guardare: sono infatti degli strumenti attraverso i quali osservare la città o la natura. La facciata in vetro ed acciaio di 100 11th Avenue che ostacola l’identificazione dei singoli appartamenti dall’esterno offre invece ai residenti panorami poliedrici, trasformando le finestre in giganteschi schermi aperti sulla realtà esterna. Le diversissime aperture rettangolari sul retro dell’edificio, organizzate in sequenze e in dimensioni multiple, si presentano come fotogrammi o clip dello skyline centrale di New York: uno zip sul verde dell’High Line; sulla cuspide dell’Empire State Building; sul cortile interno dell’adiacente prigione femminile sulla Ventesima Ovest.
Queste inquadrature ricordano sia la solitaria poesia dei dipinti di Edward Hopper sia le fotografie anticonformiste di Dennis Hopper. All’esterno si trova un mondo difficile. Al contrario, guardando la città attraverso le vetrate della facciata curva sembra di trovarsi in un resort high-tech, in una fulgida dimora dominante l’Hudson. A livello dei piani bassi, all’intersezione tra l’undicesima e la diciannovesima, una quinta più bassa segue i confini del sito isolando la base dell’edificio. In tal modo, tra le due geometrie, ortogonale e curva, si crea un interspazio, un giardino d’inverno a cielo aperto; una griglia di elementi verticali e orizzontali accoglie le balconate degli appartamenti più bassi e alberi sostenuti scenograficamente in alto da vasche cubiche. Tale dissoluzione o compenetrazione dei piani è tipica di Nouvel.
Diversamente dagli altri recenti edifici a Manhattan, 100 11th Avenue è molto più di una mera facciata o di una massa plastica. Realizzata in collaborazione con Beyer Blinder Belle, famoso studio di New York noto per importanti progetti di recupero, questa costruzione è un lavoro di pura architettura con foyer e appartamenti disegnati in ogni particolare dal team di designer. Un’astuzia, o un divertimento (l’architettura di Nouvel è, dopo tutto, simile a un gioco di prestigio), è stato spostare le colonne strutturali lungo il perimetro, liberando in tal modo la superficie utile. Un’altra, disporre le unità più piccole dietro la parte convessa della facciata e gli appartamenti più grandi verso est e verso nord per prolungarli all’interno della struttura in mattoni. Questo accorgimento permette ad ogni appartamento di essere esposto al sole e alla vista del fiume.
Sotto il livello del marciapiede è stato progettato un ristorante, adiacente al giardino interstiziale che si affaccia verso sud. A un livello più basso, il basamento ospita diverse attività tra cui una palestra e una piscina, la quale dall’interno si estende verso l’esterno in un patio sotto il livello strada. Entrando dalla West 19th Street, la lobby si affaccia su questo patio prima di immettersi in una hall nera, lucida, da cui si accede agli ascensori che portano ad altre lobby più piccole con pavimenti, muri e soffitto totalmente neri. Entrando negli appartamenti, ci si trova al contrario immersi in un bagliore dovuto non solo alla luce del sole, ma anche al colore bianco quasi uniforme: omogenei pavimenti a palladiana con fughe di un grigio appena accennato; muri bianchi, porte a scomparsa, prese d’aria e luci incassate; e bianchi i soffitti che si abbassano avvicinandosi alla grande facciata vetrata a tasselli.
Per geometria e classe gli appartamenti sono un saggio dello stile francese. I pavimenti si piegano verso l’alto creando uno zoccolo a palladiana continuo che accentua ulteriormente la fluidità dell’interno. In ogni appartamento le cucine su misura (di Valcucine) sono costituite da un monoblocco d’acciaio inossidabile con isola centrale rivestita in palladiana; un proiettore inserito nel soffitto riflette la luce contro uno specchio inclinato, strategicamente posto sopra l’isola centrale che crea un’atmosfera da set cinematografico. Le stanze principali comunicano attraverso porte a tutta altezza leggermente sagomate per seguire l’andamento della struttura di collegamento alla facciata esterna. Anche in queste zone la superficie del pavimento è stata trattata con una patina che ne aumenta la lucentezza.
Il business del real estate si basa sui numeri, ma è importante anche la lungimiranza. 100 11th Avenue ospita 72 appartamenti: unità da uno, due o tre camere, cinque attici, ed un appartamento spettacolare che si sviluppa per tutto l’ultimo piano. La facciata iconica è un assemblaggio di quasi 1,700 lastre di vetro, alcune tra le più grandi mai utilizzate per un edificio residenziale negli Stati Uniti, incastonate in cornici di acciaio composte da 165 grandi pannelli per permettere ai vetri differenti inclinazioni e rotazioni. In tal modo, l’effetto creato da Nouvel ha come prodotto un puzzle enigmatico, una membrana che riflette e rifrange luce e visuali come un enorme lampadario o un caleidoscopio. Nella sua mutabilità, questo nuovo landmark di New York è nato, come la stessa città, per essere in perpetuo mutamento.
Raymund Ryan











