Esiste qualcosa di speciale dietro a una semplice struttura realizzata con attenzione e cura, capace di arrivare al cuore di chi ama l’architettura o il design. Se poi questa costruzione risponde alle necessità di persone private delle fondamentali esigenze umane, dobbiamo, tutti, applaudire e accogliere con entusiasmo una simile iniziativa. È infatti un sentimento di ammirazione che prende le persone nell’osservare il lavoro di Tyin Tegnestue, un gruppo umanitario no-profit composto da studenti di architettura di Trondheim, in Norvegia. I giovani architetti dello studio Tyin sono mossi dall’intento di creare progetti intelligenti volti a offrire semplici rifugi o servizi di base nelle aree del mondo colpite da conflitti, da disastri naturali e dalla povertà. Nel 2008-2009 il gruppo ha lavorato per aiutare gli sfollati e gli orfani che vivono in Thailandia lungo il confine con il Myanmar (ex Birmania). Dato che molti dei membri di Tyin erano stati studenti dell’architetto Sami Rintala quando frequentavano la NTNU (Norwegian University of Science and Technology di Trondheim), hanno sollecitato il loro ex insegnante a coinvolgere un gruppo di studenti nel loro progetto per gli orfani appartenenti alla minoranza Karen. Rintala è molto conosciuto per la realizzazione di piccoli edifici, attenti all’ambiente, sia in Norvegia sia altrove, e ha svolto per proprio conto circa quaranta workshop dedicati a questo tipo di costruzioni. Lui e i suoi studenti sono stati immediatamente attratti dalla sfida di progettare e costruire una piccola biblioteca per il Safe Haven Orphanage. I Karen sono una minoranza etnica espulsa dal governo birmano ma non hanno nel paese un vero e proprio statuto di rifugiati. Il Safe Haven Orphanage offre protezione e sostentamento a una quarantina di bambini di ogni età nella provincia del Ban Tha Song Yang. Gli studenti di Tyin sono stati coinvolti nella realizzazione di una serie di edifici per gli orfani rifugiati, fra cui un nuovo locale per i bagni e sei cabine di bambù intrecciato, soprannominate “butterfly houses”. Progettata e costruita da Rintala e dal suo team in soli dieci giorni, la biblioteca offre ai bambini spazi per leggere, fare i compiti, per l’accesso a computer e a internet, per lavori manuali e altre attività, e può anche fungere da luogo di riposo. I metodi e i materiali utilizzati per la costruzione della biblioteca sono allo stesso tempo elementari e adeguati. Un muro costituito da blocchi in calcestruzzo riciclati perimetra un lato dell’edificio, offrendo protezione termica e una solida base per il posizionamento di una grande libreria a parete. Un legno autoctono particolarmente resistente è stato utilizzato per la struttura portante, un legno locale più tenero per gli arredi interni (le forti restrizioni imposte dal paese per il taglio di legname hanno costretto il team a comprarlo da rivenditori locali). Il piano a pedana lasciato aperto può essere facilmente mantenuto in buone condizioni e consente un uso durevole e flessibile. Il prospetto ad ovest è ombreggiato da una schermatura inclinata in bambù tagliato e montato in maniera tradizionale. L’inclinazione verso l’alto della schermatura è stata determinata, secondo quanto afferma Rintala, dagli studi sulla direzione e l’intensità della luce solare nel corso della giornata, in modo da assicurare la massima protezione dal calore del tardo pomeriggio, e mantenere l’interno fresco nelle ore serali di riposo. Il livello dei piani è stato sufficientemente alzato rispetto al terreno per evitare problemi di umidità e allagamenti, soprattutto in questa regione dove la stagione delle piogge porta forti acquazzoni. Un fosso riempito con ghiaia assicura il drenaggio davanti all’edificio. Il ricorso a materiali locali e la cooperazione sono stati elementi essenziali al progetto per motivi ambientali e sociali. Le fondamenta sono state fatte con pietre locali trasportate dagli studenti; anche alcuni bambini hanno contribuito, trasportando pietre più piccole. Alla fine, diciassette metri cubi di pietra naturale, che hanno costituito le massicce fondamenta rinfrescanti delle strutture, sono stati radunati grazie al lavoro manuale. La copertura metallica ha costituito un’eccezione alla tradizione locale ma è stato adottato per la sua grande praticità e portato a termine grazie all’aiuto di manodopera locale. Il bambù è stato tagliato dalle foreste limitrofe. In un ambiente così compatto (3 m x 12 m in pianta e 5.5 m di altezza), la piccola biblioteca aiuta i suoi giovani utenti nello svolgimento di svariate attività e allo stesso tempo è la dimostrazione di come sia possibile fare buon design anche in circostanze difficili. Il piano terra ha un’entrata aperta con uno spazio per la lettura su un lato e un’area per i computer dall’altra. Una stanza al primo piano è dedicata al sonno o al riposo all’ombra offerta dalla copertura, mentre la luce filtra discreta attraverso le schermature di bambù. Il legno, il bambù, il cemento e il metallo sono estremamente efficienti e resistenti, e sono stati ambientati in modo piacevole e utilizzati con giudizio. La precisa forma trapezoidale e la piccola scala della costruzione sono deliziose, come lo è il mix ponderato tra materiali locali e modernità concettuale di forme pure. Con la nuova biblioteca e il vicino, e non meno incisivo, locale per i bagni, il complesso dell’orfanotrofio si avvicina sempre più all’ideale rifugio che intende essere. Queste architetture certamente non risolveranno tutti i problemi dei rifugiati, ma li aiuteranno nel proseguimento delle loro vite, incolpevolmente distrutte da disastri. Sami Rintala crede in questo progetto e pensa sia stato un “felice evento sociale” per gli studenti come per tutta la comunità. Continua fortemente a credere al potenziale istruttivo e all’impatto reale di simili progetti e gruppi di lavoro con obiettivi umanitari, e afferma: “è il modo più significativo di usare l’architettura come trampolino per la risoluzione di problemi reali e al tempo stesso come insegnamento per gli studenti”. Tuttavia, il successo di questo progetto non è dovuto unicamente al suo prestarsi ad una giusta causa; la sua riuscita è legata alla combinazione di eleganza estetica ricavata da minime risorse, dal coinvolgimento della popolazione locale e da appropriate strategie di design, il tutto rivolto all’imperativo di far fronte alle necessità degli esseri umani. Detto ciò, questa è una conquista della quale tutti possiamo essere entusiasti.Phyllis Richardson











