Nel 2001, su invito del developer Stanhope, Renzo Piano presentò un masterplan per il Central St Giles, sito dominato dal Centre Point, l’imponente landmark di Richard Seifert che sovrasta il quartiere dal 1966. Precedentemente anche Norman Foster era stato invitato a presentare un concept, ma a vincere fu il progetto di Piano che meglio rispondeva alla richiesta del developer. Dietro al Centre Point rivolto verso il Covent Garden si nascondeva un grigio e anonimo Ministero della Difesa, un edificio incongruo in questa zona centrale di Londra, oggi creativa. Questo sito di 0.7 ha, chiuso e ad alta densità, che interseca il Covent Garden, Bloomsbury e Soho, necessitava di un progetto che lo valorizzasse e rendesse accessibile. I committenti, la società Legal & General e la Mitsubishi Estate Company, proprietari del sito e il developer Stanhope, richiedevano uno sviluppo ad uso misto. Il complesso ha scatenato vivaci commenti. Secondo alcuni è fuori scala rispetto al contesto, altri reputano la facciata di dieci piani troppo simile nella forma e nei colori ai mattoncini del Lego. I dubbiosi sono preoccupati che altri investitori utilizzino la stessa formula, e abbiano la concessione di pianificare nel centro di Londra una riproduzione in serie di questo schema. Il Central St Giles, con le sue facciate dai colori squillanti, non era destinato a piacere a tutti, ma in mezzo a questi attacchi di paura anglo-sassone per la sua architettura, ha conquistato il pieno supporto da parte della Commissione per l’Architettura e il Paesaggio. Il direttore esecutivo della CABE, Paul Finch, lo ha descritto come “uno degli edifici commerciali più grandiosi di Londra”, un edificio che “pone gli standard secondo i quali l’architettura per uffici dovrebbe essere giudicata”. Un incongruo mix ha popolato il passato e il presente del quartiere, dalla boutique Mr Freedom ispirata alla Pop Art, a un pub frequentato dai Goth, a una chiesa, a un giardino. Il vicino cantiere per la costruzione della stazione della Crossrail e i negozi di strumenti musicali in Denmark Street sono indice di un flusso e un’atmosfera culturali. Furono consultati le locali organizzazioni di quartiere e l’English Heritage, e l’équipe si è trovata a dover affrontare con fatica complesse situazioni logistiche, con edifici pubblici nelle strade adiacenti i confini del sito lasciati fino ad ora in stato di abbandono. Il progetto comprende dieci piani di appartamenti per uffici (56 in vendita e 53 di edilizia agevolata), sviluppati su 40.000 mq attorno a un cortile pubblico accessibile da cinque ingressi pedonali. Questo rende lo spazio nodale in quanto fisicamente collegato alle strade vicine. Con un fronte vetrato di sette metri rispetto alla strada, Piano ha dato visibilità ad un vasto mix multiculturale di ristoranti e negozi di qualità, aprendo alle strade adiacenti la corte interna ombreggiata da una grande quercia, con scultura e arredi urbani scelti da Piano stesso. Come si può notare osservando la città dal London Eye, negli edifici londinesi manca il colore. Non si possono commentare i colori scelti da Renzo Piano senza fare riferimento alla composizione delle sue facciate rivestite di ceramica cangiante, “audaci”, “vibranti”, “sfacciate” e “molto londinesi” (14 verso la strada e 8 all’interno), che non si uniformano tra loro, poiché sono disposte su assi differenti per porsi in parallelo al tessuto urbano del quartiere medievale. I montanti scanalati delle finestre (Piano li utilizza anche per lo Shard of Glass vicino al London Bridge) rendono la struttura leggera, frazionano la massa e lasciano filtrare la luce negli uffici dalle vetrate a basso contenuto di ferro per aprirsi completamente alla vista. La mano dell’architetto è onnipresente nei pratici ed eleganti dettagli su misura, negli intonaci a muro finiti a mano, nelle luci sospese, negli spot, nei pannelli finemente smaltati, nei pilastri sottili e nella numerazione arancione dei piani negli ascensori. Le porte degli uffici sono l’unico dettaglio ad apparire leggermente severo. Questa struttura è lontana dalla prassi tipica degli edifici per uffici di Londra, che possono essere pratici ma non abbastanza accurati nel design (anche le soluzioni di Piano per i soffitti sono semplici). La terrazza di 1.850 mq all’ottavo piano affacciata ad ovest su un panorama bellissimo e il giardino d’inverno rivolto a sud, sono un valore aggiunto. Locatari ideali degli uffici situati ai piani alti potrebbero essere agenzie pubblicitarie o comunque creative, che traggono vantaggio da un contesto offerto da un’architettura non omologata, dal panorama e dalla location. Il progetto di Piano vuole rimodellare un’area confusa, infondendovi una forte identità architettonica che sia autentica e funga da trait-d’union. L’edificio rivela tutta la sua sostenibilità nel doppio rivestimento della facciata, nel tetto in sedum, nel riutilizzo di acqua piovana al 60%, nel boiler a biomasse che genera l’80% del calore, e nel suo 90% di materiale riciclabile. Le cattedrali gotiche furono considerate simbolo dell’arricchimento urbano quando vennero edificate secoli fa, e il Central St Giles con la sua fisionomia aperta e la sua presenza stimolante non impoverisce, anzi contribuisce alla vita culturale della città, aperta e pluralistica. Lucy Bullivant








