Il progetto dell’architetto Peter Rich per il Mapungubwe Interpretation Centre forma un’articolata introduzione architettonica e culturale al Mapungubwe National Park, situato nella zona nord-orientale della Repubblica Sudafricana in margine al confine con lo Zimbabwe e il Botswana, alla confluenza del fiume Shashi col Limpopo. Il luogo è ricco di riferimenti simbolici e culturali, fra natura, storia ed archeologia: una zona di transito per i commerci che accoglie una civiltà mercantile d’alto prestigio nei secoli trascorsi, un crogiuolo ed un intreccio di ricchezza e scambi, nel paesaggio della savana ondulata e dalle distese ampie e sconfinate. L’architettura del Mapungubwe Interpretation Centre diviene una risposta di memoria e di contemporaneità. Si utilizzano in modo coerente tecniche d’orientamento tradizionale come la costruzione in mattoni, prodotti in loco con impiego di manodopera del luogo, l’uso di pietre estratte da cave locali e l’impiego di elementi sussidiari in legno per la protezione dall’irraggiamento solare. Si inquadra nello stesso tempo una relazione con le tecniche contemporanee, nel disegno di progetto, nello studio dei diagrammi delle forze distribuite che attualizza il sistema strutturale alleggerito delle volte alla catalana costituito da strati di mattoni sottili legati su un letto in calcestruzzo a presa rapida, nei materiali che comprendono calcestruzzo, montanti metallici, vetrate decorate con una ragnatela di geometrie organiche. Ne consegue un’architettura di forte linguaggio e presenza, inserita tuttavia nel paesaggio terroso che la circonda come se si trattasse di un elemento naturale, in virtù della forma a volta dal caratteristico profilo, per la copertura dei singoli padiglioni che compongono il complesso. Costruito su un modesto dislivello naturale che diviene nodo compositivo, con diversi punti di vista, il centro è ricco di percorsi di collegamento selciati, accompagnati da muri a secco e scalinate che si appoggiano al declivio. Il rivestimento in pietra caratterizza le coperture e una gran parte delle pareti, richiama i colori della pianura e rafforza l’idea di una costruzione, che si rende visibile per il proprio contenuto concettuale e materico. La luce ha un ruolo compositivo nell’architettura: luce filtrata dalle vetrate alle pareti laterali dei corpi a padiglioni voltati; luce drammatica che discende dall’oculo alla sommità della cupola nel corpo centrale del complesso, un elemento di notevole impatto per lo spazio interno; luce attenuata dai pergolati con montanti metallici e copertura in listelli di legno grezzo, che ampliano e collegano i singoli volumi e ne proteggono i percorsi. Un’architettura di geometrie composite in cui gli spazi a volta, le pietre di rivestimento allestite in corsi regolari e fitti, l’opus incertum che segna le coperture e talune pavimentazioni, la nitidezza degli ambienti interni a pareti lisce in cui risaltano sequenze di mattoni a vista, intersecano riferimenti vernacolari e della tradizione costruttiva africana ad elementi di architettura contemporanea.Francesco Pagliari








