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| Steven Holl Architects |

Il grattacielo orizzontale

| Shenzhen | Cina |
| Architettura |


043-1 Il Vanke Center, conosciuto anche come il grattacielo orizzontale, si situa a Shenzhen, città d’imponente crescita sulla costa cinese subtropicale a poca distanza da Hong Kong. Il complesso crea una presenza importante e qualificante, in un paesaggio urbano fitto di grattacieli e di recenti costruzioni che esprimono il dinamismo urbano secondo la quantità realizzata. Il progetto di Steven Holl per il Vanke Center, vincitore in un concorso ad inviti rivolto a studi di progettazione a rilevanza internazionale, opta per unire motivi architettonici di grande efficacia con il radicamento alle necessità del costruire sostenibile. Affermazioni teoriche sono evidenti nella stessa dizione di “grattacielo orizzontale” e nello sviluppo dinamico ed articolato dell’edificio, che si confronta per differenza con la sequenza di grattacieli veri e propri situata ai margini della città, una barriera visiva e concreta verso il rilievo montuoso. Il Vanke Center, al contrario, sembra assecondare la linea orizzontale del rilievo montuoso, ponendosi in parallelo per formare un gradiente visivo, che partecipa all’intreccio fra paesaggio e città e non ne nasconde gli aspetti salienti. L’architettura dichiara “destinazioni miste” al proprio interno, una rivendicazione non solo funzionale, ma che propone un’idea complessa dell’architettura e del vivere urbano, in contrasto con tendenze iperspecialistiche per edifici di tali dimensioni. L’area su cui insiste è notevole, 60.000 mq, e rende operativa l’idea di ricomposizione urbana insita nel progetto: il complesso si sviluppa in orizzontale per blocchi che si intersecano e collegano, ed è interamente sospeso sul suolo dell’area di pertinenza, un ambito dedicato alle funzioni architettoniche ed alle zone a verde leggermente ondulate, incrocio tra sostenibilità ambientale e valore paesaggistico. Grandi parallelepipedi dalle pareti traslucide accolgono i corpi scale e i blocchi ascensori; poderose colonne verticali ed oblique evidenziano la struttura di sostegno in acciaio, a forte rilevanza visiva e materica. Questi elementi, insieme alle leggere, trasparenti ed eleganti scale di sicurezza in acciaio, si frappongono fra il suolo e il corpo dell’edificio, la cui soletta inferiore si vivifica di colori nel rivestimento esterno. La scelta architettonica produce suolo libero, riprendendo quasi una reminiscenza corbusiana, il che consente anche predisposizioni di sostenibilità allargata: al di sotto dell’edificio circola aria, temperando le condizioni termiche con le brezze provenienti dal mare e dal rilievo montuoso. Attorno all’edificio si collocano specchi d’acqua con funzione non solo decorativa ma anche di massa che accumula e fornisce differenziali termici. La concezione dell’intero complesso si collega strettamente alla sostenibilità, introducendo elementi di supporto, accanto al progetto energetico che si avvale di impianti di geotermia e per la produzione d’energia a derivazione solare. Altri fattori rilevanti sono costituiti dallo studio dell’incidenza dell’illuminazione e dell’irraggiamento solare con le conseguenti strategie di protezione, e dal sistematico uso di materiali naturali a facile reperibilità, come il bambù per porte, pavimenti e arredo, o di materiali per le finiture provenienti in gran parte da recupero. Il progetto indica molteplici funzioni per l’edificio, riproducendo per ciascun piano una sequenza concatenata di spazi: hotel, sede universitaria, appartamenti di servizio, luoghi per l’esercizio ginnico personale, uffici; un auditorium è previsto nel piano interrato. Negli interni, la concretezza delle scale e dei percorsi diviene scultorea, un tipico carattere dell’architettura di Steven Holl. La configurazione architettonica diluisce l’effetto della massa orizzontale: vi concorrono la sospensione al di sopra del terreno e la geometria dei volumi che s’intersecano col corpo principale del complesso, innestando una dinamica anche percettiva. Il trattamento delle pareti coinvolge un’articolazione di materiali per i rivestimenti, con un rapporto fra pieni e vuoti a formare una forte fluidità, ed ampie vetrate. Per la protezione delle vetrate esposte ai raggi solari subtropicali, il progetto predispone brise-soleil con alette in alluminio, a struttura fissa e mobile, anche accostate, introducendo ulteriori effetti: la circolazione di aria fra parete e brise-soleil permette un minimo isolamento termico e il fitto tessuto delle alette, piene e traforate, genera una percezione in filigrana dell’edificio. La visione notturna, con i parallelepipedi traslucidi illuminati al suolo, concede indeterminatezza e sospensione, smaterializzando la consistenza volumetrica dell’edificio.

Francesco Pagliari

 
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